Le partnership finte – un modo per pompare le criptovalute e i token ICO

Quando a novembre del 2017 Reuters ha scritto che IOTA è in partnership con Microsoft, Samsung, Cisco, Volkswagen e Fujitsu e la CNBC ha confermato la notizia, il prezzo di IOTA ha subito una crescita del 90% in soltanto due giorni, partendo da 2.78$ e raggiungendo il massimo di 5.55$. Questo rialzo era sufficiente per soppiazzare XRP di Ripple e posizionarsi al quarto posto nel ranking di Coin Market Cap.

Pochi giorni dopo, è arrivata la smentita di alcune di queste partnership, con la CNBC che ha eliminato Cisco dal suo articolo e Dominik Schiener, il co-fondatore di IOTA, che ha ammesso di non essere partner di Microsoft:

“Non abbiamo mai menzionato che nessuna delle aziende che partecipano al mercato sono i nostri “partner “.  Li chiamiamo partecipanti “.

Il rappresentate di Microsoft ha confermato la notizia:

“IOTA è un cliente di Microsoft Azure e prevede di utilizzare Azure per testare e distribuire il suo Data Marketplace.”

Gli anunci delle partnership finte o esagerate si sono fatte strada nel mondo delle criptovalute e ICO dove l’utilizzo di un dato programma o di una data tecnologia può essere facilmente elevato allo status del partner officiale. La mancanza di regolamentazioni e la corsa ai finanziamenti dei progetti ha fatto del mercato delle criptovalute uno strumento perfetto guidato dai rumours e dalle notizie.

Il 10 gennaio, Tron ha annunciato una partnership con Baofeng descritto come “Netflix cinese“. La partnership era vera con tanto di un annuncio ufficiale del CEO di Bfc.Baofeng.com, Tianlong Cui. Una notizia così non poteva passare inosservata e lo stesso Justin Sun, il creatore di Tron, l’ha descritta come “spaziale”, ma mentre sul sito web tron.network notiamo altre partnership, non vi è segno della più grossa e importante di tutte e cioé quella con Baofeng.

Il caso di CarVertical e BMW è stato un altro tentativo di spacciare per una collaborazione ciò che non era altro che l’utilizzo dei dati forniti da BMW, che tra l’altro, sono disponibili all’utilizzo da qualsiasi terza parte. In un tweet ufficiale CarVertical ha scritto:

“La grande notizia di cui parlava la comunità è finalmente qui. carVertical annuncia con orgoglio la partnership con BMW Group. Entrambe le aziende collaborano per creare i primi report sempre connessi per le auto.”

 

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La BMW ha poi smentito la notizia su Twitter dicendo che “non è entrata in cooperazione/partnership con carVertical”.

 

Ironicamente, CerVertical, invece di chiedere scusa per avere esagerato il significato della connessione con BMW, ha ringraziato il produttore di macchine tedesco per la conferma della partnership linkando al post dove ha scritto che la start up è stata vittima di un ricatto:

“Prima che questo FUD venisse alla luce, siamo stati ricattati e abbiamo chiesto di pagare 5 milioni di token cV a qualcuno … Quando ci siamo rifiutati, lui ei suoi partner hanno iniziato un attacco coordinato … diffondendo false informazioni”.

 

Lo stesso giorno, BMW ha risposto a un altro tweet di un utente che chiedeva conferme riguardo alla partnership con VeChain annunciata all’evento di rebranding. La compagnia tedesca ha risposto:

“BMW non ha stipulato una cooperazione / partnership con la Fondazione VeChain. La compagnia sta utilizzando la nostra interfaccia BMW CarData disponibile a qualsiasi terza parte.”

Evidentemente, la compagnia stessa ha fatto la confusione in quanto, pochi minuti più tardi, si è corretta scrivendo che VeChain sta partecipando nel programma BMW Startup Garage e che BMW Group è un venture client.

 

Il mondo delle criptovalute e sopratutto quello delle ICO è pieno di casi delle partnership finte o esagerate e, spesso, le compagnie coinvolte lo vengono a sapere per ultime. Le start up vogliono scalare i ranking raccogliendo più capitale possibile; sfruttare i nomi delle grandi marche è la strada più facile per farlo. Purtroppo, ciò che si rivela come un pump veloce ed efficace nutrito dai rumours e dalle dichiarazioni false, viene subito fuori, facendo scendere il prezzo del token o della criptovaluta in questione e portando via gli investimenti degli utenti innocenti.

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