I white hat hacker (quelli “buoni” o meglio etici), stanno lavorando per trovare 530 milioni di dollari in NEM rubati il mese scorso dall’exchange di criptovalute Coincheck. Quello di Coincheck è stato il più grosso attacco hacker nella storia delle criptovalute e ha posto tante questioni riguardo ai controlli delle borse di scambio criptovalute. buy accutane pills Il Giappone ha incaricato l’Agenzia dei Servizi Finanziari (FSA) per fare i controlli dei vari exchange nel paese, mentre buy modafinil chemist warehouse alcuni altri stati del mondo si muovono per capire meglio le criptovalute e lavorare sulla sicurezza dei fondi degli utenti.

I white hat hacker, e in particolare uno di loro che usa sul Twitter il nome JK17,  hanno individuato l’account sul quale sono stati prelevati i 526 million di token NEM rubati. Le informazioni sono state condivise con la fondazione NEM e l’account è stato contrassegnato ed è sottoposto a monitoraggio sia da parte dei hacker sia da parte delle autorità della sicurezza giapponese. I fondi sono stati ora trasferiti a oltre 400 account tra cui alcuni di proprietà di detentori innocenti, in quello che sembra essere un tentativo di confondere gli investigatori.

Il cyberattacco al Coincheck ha mobilizzato un gruppo di hacker etici a lavorare insieme per trovare i fondi rubati. Shota Hamabe, un programmatore di 34 anni, ha deciso di organizzare un incontro con i suoi colleghi nell’Hackers Bar, un ristorante e un centro IT nel quartiere Roppongi di Tokyo con lo scopo di cooperare le azioni.

NEM ha una caratteristica unica, progettata per rendere trasparenti le sue transazioni. Un mittente di NEM può allegare dei marcatori, chiamati mosaici, all’account del destinatario. Questa funzione, che bitcoin non ha, viene ora utilizzata per rintracciare i soldi rubati da Coincheck.

I white hat hacker inviano piccole quantità di NEM per contrassegnare i conti su cui sono stati spostati i fondi rubati. Questo permette di  tracciare se i NEM vengono trasferiti dagli account contrassegnati a un terzo account.

Il problema è che rintracciare NEM usando marcatori può soltanto indicare in quali account si trova attualmente il NEM dagli account marcati. Non può indicare chi è il proprietario dei conti terzi. Nonostante l’account principale del hacker responsabile dell’attacco fosse identificato, non è stato possibile arrivare al suo proprietario.

È stato recentemente riferito che un trader NEM era stato interrogato dalla polizia di Tokyo per quanto riguarda l’incidente, tuttavia, non sono state fornite ulteriori informazioni sul coinvolgimento dell’individuo.

Gli agenti stanno anche analizzando i registri di accesso nel sistema di Coincheck nel tentativo di identificare i colpevoli, ma questo potrebbe essere un processo lungo. Nel frattempo, sembra che quasi 9 miliardi di yen (83,6 milioni di dollari) di NEM siano stati scambiati per bitcoin e altre criptovalute usando il dark web e altri servizi anonimi.

D’altro canto, Coincheck ha dichiarato di voler risarcire tutti gli utenti, vittime del furto. Subito dopo l’attacco hacker i prelievi di tutte le criptovalute sono stati congelati e gli utenti della piattaforma si mostrano sempre più preoccupati con alcuni di loro che hanno fatto la denuncia contro l’exchange in questione.

“L’incidente ha creato un’immagine negativa delle valute virtuali, ma credo che sia una grande differenza nel modo in cui trasmettiamo i dati e gestiamo il business” ha dichiarato Hamabe.

Indipendentemente dal fatto se i fondi verranno ritrovati o meno, resta da premiare l’atteggiamento dei white hat hacker e ricordare che anche la comunità di criptovalute può essere positiva.

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