Ontology (ONT) sta scalando il ranking delle criptovalute di Coinmarketcap

Ontology (ONT) è una criptovaluta molto recente che ha condotto un airdrop di successo nei primi mesi del 2018. NEO Council ha distribuito circa 20 milioni di ONT e ha anche regalato 1000 ONT a ciascun utente che si era iscritto alla newsletter di Ontology.

Per una criptovaluta che è stata introdotta soltanto qualche mese fa, l’acquisizione di una capitalizzazione di mercato decente così come il prezzo del token è un compito titanico. Ontology sembra fare questo lavoro abbastanza facilmente in quanto detiene attualmente la 21ma posizione nel ranking di Coinmarketcap nel quale sono elencate quasi 1600 criptovalute differenti. 

Inoltre, il team di sviluppo di Ontology sta facendo importanti aggiornamenti nel suo sistema blockchain per rendere questa coin ancora più conveniente per i traders di tutto il mondo. 

Che cos’è Ontology (ONT)

Ontology è una rete pubblica che ha come scopo quello di rimuovere le barriere tra la blockchain e le aziende. Allo stato attuale, integrare una blockchain nell’infrastruttura di un’azienda è difficile e richiede il personale specializzato. 

Attraverso gli strumenti creati da Ontology, le aziende possono implementare dei meccanismi di fiducia e adattarli alle loro esigenze aziendali. In sostanza, il protocollo blockchain di Ontology apre le porte all’adozione globale della tecnologia blockchain nelle aziende. Elimina la curva di apprendimento e offre la personalizzazione di massa.

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Il sistema blockchain ONT consiste in una serie di libri maestri distribuiti insieme ai contratti intelligenti. La piattaforma è in grado di personalizzare diverse blockchain pubbliche per varie applicazioni. La tecnologia di questa valuta digitale è basata principalmente sulla collaborazione tra le reti di catene con i rispettivi gruppi di protocolli. Per vari tipi di scenari distribuiti, Ontology offre moduli comuni sull’infrastruttura sottostante.

Questo efficiente sistema di blockchain è uno dei tanti motivi per cui questa valuta ha guadagnato tale popolarità in un così breve periodo di tempo.

Grazie alle sue possibili applicazioni, Ontology ha avuto un grande successo nell’attrarre l’interesse di venture capital e di altri investitori.

Le partnership di Ontology con le aziende venture capital

Il 4 aprile 2018, il team dietro Ontology ha annunciato la sua collaborazione con quattro imprese venture capital principali: Sequoia China, Matrix Partners China, Danhua Capital (DHVC) e ZhenFund. 

Lo scopo principale di questa cooperazione è di avviare un piano Co-Builder e cioé di costruire, servire e governare insieme l’intero ecosistema blockchain. Attraverso queste partnership, Ontology sarebbe in grado di sviluppare, sensibilizzare e incubare un ecosistema di fiducia distribuito per supportare le applicazioni aziendali reali e per creare una nuova generazione di infrastrutture pubbliche di blockchain. 

Ciascuna di queste quattro società di venture capital è probabile che aggiunga qualcosa di nuovo ed efficace all’ecosistema blockchain esistente di Ontology.

L’11 aprile, Ontology ha annunciato altre partnership importanti. Tembusu Partners, Accomplice, Hashed e Onchain parteciperanno nell’ecosistema del settore.

“Le partnership mirano a esplorare lo sviluppo delle applicazioni, la sensibilizzazione e l’incubazione e, insieme, costruiscono una nuova generazione di infrastrutture pubbliche di blockchain e un ecosistema di fiducia distribuito per supportare applicazioni e scenari aziendali reali” ha dichiarato Ontology.

Al momento della stesura di questo articolo il prezzo di ONT è di 4.47 $ e la sua capitalizzazione del mercato è di circa 1,081 miliardi di dollari. Fin dalla sua tokenizzazione, ONT ha mostrato una tendenza al rialzo costante senza drastiche riduzioni. Sembrava rimanere inalterato anche durante i recenti sconvolgimenti del mercato dovuti alla fluttuazione dei prezzi di Bitcoin. 

Se queste nuove partnership sono considerate la punta dell’iceberg, si può certamente concludere che Ontology potrebbe causare delle gravi perturbazioni nel ranking delle criptovalute entro la fine di quest’anno.

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Monero: l’hard fork che ha portato ai quattro nuovi progetti

Il 6 aprile 2018 Monero (XMR) ha completato con successo l’upgrade alla versione 7 del protocollo che aveva come scopo la protezione dai miners ASIC. L’upgrade della blockchain non è stato accolto da tutta la comunità intorno alla moneta anonima e gli hard fork hanno portato alla creazione di quattro nuovi progetti Monero.

L’upgrade della blockchain principale è stato annunciato su Twitter da Riccardo Spagni, il developer e il creatore di Monero 

 

e subito dopo dall’account Twitter principale della criptovaluta Monero

 

L’upgrade ha introdotto due cambi maggiori. È stata fatta una modifica del meccanismo di consenso Proof of Work per frenare una potenziale minaccia degli ASIC e per preservare la resistenza ad essi. È stata anche aumentata a 7 (mixin 6) la dimensione minima dell’anello (ring).

Non tutta la comunità era d’accordo con l’upgrade e alcuni hanno deciso di non farlo e di continuare con la catena della blockchain compatibile con i miners ASIC. Come risultato di questa disputa, al blocco 1546000 è stato creato l’hard fork che ha portato alla creazione di Monero-Classic (XMC). 

Allo stesso blocco sono state create anche altre due blockchain di Monero con altre caratteristiche e promesse differenti: Monero Classic, Monero Original (XMO) e Monero 0 (XMZ).

L’upgrade di Monero era stato pianificato già a marzo, quando Bitmain, la compagnia cinese che è il produttore principale dell’hardware ASIC, ha annunciato un nuovo prodotto specificamente sviluppato per estrarre Monero – l’Antminer X3.

La paura dei principali developers di Monero era quella della suppressione dei miners di piccole dimensioni che usano i computer domestici e altri dispositivi e della conseguente centralizzazione del mining basato esclusivamente sugli ASIC.

Mentre Monero (XMR) ha fatto l’upgrade alla versione 7, gli altri progetti sono rimasti sulla versione 6 del protocollo. Nonostante questo, tutte le versioni sono compatibili con una singola rete, usando la stessa moneta Monero solo che con i nomi e i loghi diversi.

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Monero Classic

I creatori di Monero Classic si descrivono come degli entusiasti di Monero di Singapore e includono dei developers e “alcuni” miners come ha spiegato il rappresentante della nuova coin, Bento Tan, in un’intervista a Bitcoin Magazine.

“Il messaggio principale di Monero Classic è che crediamo che gli sviluppatori che cambiano la Proof of Work creano più centralizzazione e danneggiano il decentramento. Gli sviluppatori di Monero stanno dicendo che possono e cambieranno le regole del consenso ogni volta che vogliono e la comunità sembra essere condizionata a seguire i desideri degli sviluppatori. “

Monero-Classic (XMC)

Ci sono dei sospetti che questo fork è supportato da Bitmain in quanto è attivamente promosso da AntPool il cui proprietatario è lo stesso Bitmain. Il produttore dell’hardware ASIC avrebbe l’interesse nel continuare con la versione 6 della blockchain e per questo è considerato coinvolto in questo fork.

 

Monero 0 (XMZ)

Monero 0 è composto dai “massimalisti del Proof of Work” che dichiarano sul loro sito: 

“Abbiamo deciso che la strategia del fork continuo del Monero Project non è più una strategia stabile o sana. Riteniamo che la Proof of Work di Satoshi sia l’unico meccanismo per il consenso decentrato. I cosiddetti ‘aggiornamenti di rete’ che sono centralizzati dal Progetto Monero sono un cavallo di Troia progettato per compromettere l’efficacia della Proof of Work nella rete Monero. Monero 0 non è un fork; è il Monero originale. “

Monero Original (XMO)

Il developer principale di Monero Original ha dichiarato in un comunicato stampa inviato ai vari giornali online:

“Monero ha sempre avuto a che fare con la libertà di scelta, la diversità e la forte comunità che ne è alla base. Stiamo fornendo ai fan di Monero [con] la possibilità di supportare la moneta iconica e rimanere sulla catena originale. Il team originale di Monero rappresenta la diversità, che è un indicatore logico di evoluzione. Siamo entusiasti di vedere la nostra moneta preferita matura e siamo ancora più entusiasti di aiutare a mantenere questa diversità”.

L’exchange di criptovalute HitBTC ha dichiarato che supportera l’hard fork Monero Original (XMO).

“Ogni account che tiene XMR sul saldo al momento dell’hard fork riceverà automaticamente la quantità equivalente di XMO nel caso in cui il fork abbia luogo”.

 

Il tempo farà vedere se qualcuno degli hard fork riuscirà a porre una maggiore minaccia alla nuova versione della blockchain di Monero, guidata da Riccardo Spagni. È ancora presto per valutare l’impatto di questa spaccatura, ma il fatto che Monero ha creato così tanti fork non è sicuramente un segnale di una comunità forte e compatta.

Chiunque utilizzi Monero per motivi di privacy è consigliato di scegliere solo una catena e ignorare completamente le altre. Nonostante ciò, gli utenti che non usano altre catene potrebbero soffrire di una ridotta privacy. Questo perché mescolano le loro monete con quelle degli utenti che hanno rivelato quali monete possiedono, possono ridurre anche l’anonimato di altri utenti. Questo rischio aggiunto è probabilmente compensato dalla versione 7 del protocollo Monero grazie all’aumento delle dimensioni delle ring signatures.

Il 30 aprile è previsto un altro hard fork MoneroV. HitBTC ha annunciato che supporterà il fork.

 

 

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Le partnership finte – un modo per pompare le criptovalute e i token ICO

Quando a novembre del 2017 Reuters ha scritto che IOTA è in partnership con Microsoft, Samsung, Cisco, Volkswagen e Fujitsu e la CNBC ha confermato la notizia, il prezzo di IOTA ha subito una crescita del 90% in soltanto due giorni, partendo da 2.78$ e raggiungendo il massimo di 5.55$. Questo rialzo era sufficiente per soppiazzare XRP di Ripple e posizionarsi al quarto posto nel ranking di Coin Market Cap.

Pochi giorni dopo, è arrivata la smentita di alcune di queste partnership, con la CNBC che ha eliminato Cisco dal suo articolo e Dominik Schiener, il co-fondatore di IOTA, che ha ammesso di non essere partner di Microsoft:

“Non abbiamo mai menzionato che nessuna delle aziende che partecipano al mercato sono i nostri “partner “.  Li chiamiamo partecipanti “.

Il rappresentate di Microsoft ha confermato la notizia:

“IOTA è un cliente di Microsoft Azure e prevede di utilizzare Azure per testare e distribuire il suo Data Marketplace.”

Gli anunci delle partnership finte o esagerate si sono fatte strada nel mondo delle criptovalute e ICO dove l’utilizzo di un dato programma o di una data tecnologia può essere facilmente elevato allo status del partner officiale. La mancanza di regolamentazioni e la corsa ai finanziamenti dei progetti ha fatto del mercato delle criptovalute uno strumento perfetto guidato dai rumours e dalle notizie.

Il 10 gennaio, Tron ha annunciato una partnership con Baofeng descritto come “Netflix cinese“. La partnership era vera con tanto di un annuncio ufficiale del CEO di Bfc.Baofeng.com, Tianlong Cui. Una notizia così non poteva passare inosservata e lo stesso Justin Sun, il creatore di Tron, l’ha descritta come “spaziale”, ma mentre sul sito web tron.network notiamo altre partnership, non vi è segno della più grossa e importante di tutte e cioé quella con Baofeng.

Il caso di CarVertical e BMW è stato un altro tentativo di spacciare per una collaborazione ciò che non era altro che l’utilizzo dei dati forniti da BMW, che tra l’altro, sono disponibili all’utilizzo da qualsiasi terza parte. In un tweet ufficiale CarVertical ha scritto:

“La grande notizia di cui parlava la comunità è finalmente qui. carVertical annuncia con orgoglio la partnership con BMW Group. Entrambe le aziende collaborano per creare i primi report sempre connessi per le auto.”

 

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La BMW ha poi smentito la notizia su Twitter dicendo che “non è entrata in cooperazione/partnership con carVertical”.

 

Ironicamente, CerVertical, invece di chiedere scusa per avere esagerato il significato della connessione con BMW, ha ringraziato il produttore di macchine tedesco per la conferma della partnership linkando al post dove ha scritto che la start up è stata vittima di un ricatto:

“Prima che questo FUD venisse alla luce, siamo stati ricattati e abbiamo chiesto di pagare 5 milioni di token cV a qualcuno … Quando ci siamo rifiutati, lui ei suoi partner hanno iniziato un attacco coordinato … diffondendo false informazioni”.

 

Lo stesso giorno, BMW ha risposto a un altro tweet di un utente che chiedeva conferme riguardo alla partnership con VeChain annunciata all’evento di rebranding. La compagnia tedesca ha risposto:

“BMW non ha stipulato una cooperazione / partnership con la Fondazione VeChain. La compagnia sta utilizzando la nostra interfaccia BMW CarData disponibile a qualsiasi terza parte.”

Evidentemente, la compagnia stessa ha fatto la confusione in quanto, pochi minuti più tardi, si è corretta scrivendo che VeChain sta partecipando nel programma BMW Startup Garage e che BMW Group è un venture client.

 

Il mondo delle criptovalute e sopratutto quello delle ICO è pieno di casi delle partnership finte o esagerate e, spesso, le compagnie coinvolte lo vengono a sapere per ultime. Le start up vogliono scalare i ranking raccogliendo più capitale possibile; sfruttare i nomi delle grandi marche è la strada più facile per farlo. Purtroppo, ciò che si rivela come un pump veloce ed efficace nutrito dai rumours e dalle dichiarazioni false, viene subito fuori, facendo scendere il prezzo del token o della criptovaluta in questione e portando via gli investimenti degli utenti innocenti.

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Comprendere Ripple e XRP – che cos’è e come funziona

Ripple e più in specifico il suo token XRP è una criptovaluta odiata da molti investitori di criptovalute. Perché? Perché è stata creata per servire le banche e  le istituzioni finanziare. È stata costruita su una blockchain privata che per essere precisi, non può essere chiamata una blockchain, ed è basata sulle commissioni oltre ad essere in parte centralizzata. Nonostante questo, Ripple si è guadagnato lo status della terza più grande criptovalua per la capitalizzazione del mercato ed è anche una delle più scambiate per il volume di trading. Qui sotto verranno descritti tutti gli aspetti di Ripple e faremo chiarezza riguardo a tutti gli aspetti controversi di questa criptovaluta.

Ripple ha una sua blockchain?

Ripple è in netto contrasto con la tecnologia blockchain che nasce come decentralizzata, permissionless e pubblica e tanti dicono che Ripple, non essendo nulla di queste tre, alla fine è semplicemente un database come li conosciamo già da decenni. Ripple non è una blockchain perché le transazioni non vengono incluse nei blocchi interconnessi tra di loro. Ripple non è altro che un libro maestro con una lista di tutti gli account e i suoi bilanci.

Possiamo quindi capire perché gli evangelisti della blockchain sono così critici riguardo a Ripple, ma Ripple ha un posto specifico nel mercato finanziario e c’è bisogno del servizio da lui offerto. In questo spazio preciso, Ripple ha una grande utilità e un grande potenziale.

Come avviene lo scambio dell’informazione tra le banche in diversi paesi

Esiste una grande divergenza nell’interoperabilità tra vari sistemi sia finanziari che governativi o amministrativi. Basta pensare alla patente con i punti che esiste in alcuni paesi europei e in alcuni no. Se non si possiede la patente con i punti, facendo un’infrazione in un paese che applica il sistema a punti non significa che i punti verranno dedotti. Questo sistema non verrà semplicemente adottato e anche se l’infrazione fosse da parte di qualcuno che la patente a punti ce l’ha, non è detto che la comunicazione tra il paese d’origine e il paese dove l’infrazione è stata commessa sarebbe mai avvenuta. Il problema d’interoperabilità tra vari sistemi è quindi importante sopratutto perché più il settore è regolamentato, più è lento e questo non è differente nel sistema bancario.

Le banche utilizzano attualmente lo SWIFT per trasferire i soldi tra diversi paesi e quando si fa una transazione internazionale è proprio lo SWIFT che entra in azione. Il problema con lo SWIFT è che è obsoleto, lento e non va a pari passo con gli sviluppi tecnologici. Una transazione internazionale richiede di solito due giorni lavorativi ed è molto costosa.

Ripple è stato creato per risolvere questi problemi. Grazie alla tecnologia xCurrent utilizzata da Ripple Labs, i soldi vengono trasferiti istantaneamente e con le commissioni trascurabili. Questo è importante nel mondo d’oggi dove il mondo d’affari è globalizzato e dove la gente si sposta sempre di più sia per i motivi di turismo che di lavoro.

Ripple, in un certo modo, è per le banche l’unica alternativa alla blockchain pubblica, permissionless e decentralizzata e al loro sistema SWIFT ormai superato. Ripple è stato creato per essere conforme al sistema bancario, per lavorare con i regolatori e rispondere alle polizze sull’anti-riciclagio del denaro sporco e sopratutto è stato creato per essere interoperabile. Ripple funziona quindi un po’ come una blockchain, ma cerca anche di fare un’altra cosa che è inevitabile nel mondo della finanza – cerca e vuole essere conforme con le leggi nei vari paesi.

Il video presenta il funzionamento di xCurrent, che è una soluzione al regolamento dei pagamenti interno per le banche e che migliora i pagamenti internazionali.

Quando si effettua una transazione utilizzando Ripple, una piccola percentuale della criptovalute viene presa e distrutta. Questa distruzione significa che entra nel gioco il meccanismo della scarsità e quindi anche della domanda crescente.

 

La scalabilità di Ripple

Bitcoin, allo stato attuale, riesce a supportare 7 transazioni al secondo, Ethereum supporta 15 transazioni mentre Ripple ne supporta 1.500 al secondo. Per tradurre la scalabilità delle criptovalute in un qualcosa comunemente conosciuto, possiamo compararla con quella della Visa che riesce a ricevere 2.000 transazioni al secondo. Per essere efficiente, un sistema dei pagamenti mondiale deve essere veloce e Ripple garantisce proprio questo. Il tempo di conferma di una transazione in Bitcoin può durare anche alcune ore e Ripple le conferma entro 5 secondi. Questo perché Ripple si basa su un meccanismo di consenso che non coinvolge il mining. Ripple (XRP) è pre-minato. Esistono 100 miliardi di unità di XRP, dei quali 20 miliardi sono in possesso dei tre fondatori di Ripple Labs. Questa è una delle maggiori differenze tra Bitcoin e Ripple. Bitcoin si basa interamente sul mining fino al raggiungimento di 21 milioni di Bitcoin.

 

Ripple è centralizzato o decentralizzato?

Il 70% della rete dei nodi è nelle mani di diverse istituzioni finanziarie e questo può essere sia positivo che negativo. La funzione che hanno queste istituzioni sarebbe quella di regolare il flusso della criptovalute e anche quello di mantenere il prezzo stabile.

A maggio del 2017 Ripple ha lanciato una strategia di decentralizzazione, probabilmente per ovviare alle critiche del pubblico. La rete di Ripple Labs è stata estesa a 55 nodi validatori e il source code è stato rilasciato su GitHub in modo che chiunque possa diventare un nodo. Al giorno d’oggi non esiste una singola entità che opera la maggior parte dei nodi di Ripple Labs.

I nodi validatori sono quelli che godono di maggiore fiducia di tutti gli altri e il loro ruolo è quello di validare le transazioni e per fare queste funzioni vengono premiati per avere il diritto di voto nel cambio dei protocollo.

Il fatto che Ripple Labs ha il diritto di congelare un account se per esempio c’è un’investigazione da parte di un’istituzione governativa, vuol dire che Ripple ha il controllo sul account Ripple e quindi è centralizzato. C’è un’eccezione però. Soltanto le valute tipo fiat possono essere congelate e non gli XRP in quanto sono una criptovaluta.

Ripple è quindi un mix di centralizzazione e decentralizzazione con Ripple Labs in possesso di 61 miliardi di XRP token dei 100 miliardi totali.

 

A cosa serve XRP?

XRP è un token pre-minato che utilizza il protocollo Ripple. Il suo scopo principale è quello di pagare per le commissioni delle transazioni. Abbiamo già menzionato che gli XRP che sono utilizzati per le commissioni, vengono distrutti immediatamente dopo così che la quantità dei token disponibili va sempre a scalare.

Sono stati creati in totale 100 miliardi di XRP. 20 miliardi di XRP sono nelle mani dei proprietari di Ripple Labs e 80 miliardi sono per utilizzo nel mercato. Su coinmarketcap possiamo vedere che ci sono attualmente circa 39 miliardi di XRP e la domanda che si pone è: “Dove sono i rimanenti 41 miliardi?” Questi 41 miliardi sono nelle mani di Ripple Labs è probabilmente verranno utilizzati nel futuro per controllarne il prezzo.

XRP è vista da molti come una pump-and-dump altcoin, utile soltanto per la speculazione. Il problema con XRP è che alla fine, Ripple non deve per forza utilizzarlo per il suo sistema di pagamenti e potrebbe anche optare per un qualsiasi altro token. È possibile, ma non è detto che sarà mai fatto.

Per chi comincia a dubitare nel futuro di XRP, forse l’ultima partnership con MoneyGram e Western Union gli farà cambiare l’idea. MoneyGram e Wester Union hanno annunciato che utilizzeranno i token XRP. Se Ripple è cresciuta tanto in fretta è per le sue partenrship con oltre cento istituzioni finanziarie e banche.

Quando si parla di Ripple, non bisogna fare l’errore di compararlo con Bitcoin o altre criptovalute perché non ha assolutamente senso. Ripple Labs, come compagnia, è molto utile nel mercato e sopratutto nei pagamenti internazionali e questo le garantirà un futuro brillante. Riguardo a XRP ci sono molte più domande alle quali non troviamo risposte. Cosa succederà con XRP una volta che raggiungerà il prezzo talmente alto che pagare con esso le commissioni per transazione non sarà più sostenibile? Qual’è il prezzo massimo che può raggiungere un XRP?

Se conosci le risposte a queste domande, scrivile nei commenti.

Come comprare Ripple (XRP)?

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VeChain (VEN) – che cos’è e come funziona

VeChain ha fatto il rebranding a VeChain Thor il 26 febbraio e qui descriviamo meglio che cos’è VeChain, come funziona e su cosa sta lavorando.

 

Che cos’è VeChain Thor

VeChain è una piattaforma abilitata per la blockchain, progettata per migliorare i processi di gestione della catena di approvvigionamento. Grazie all tecnologia della blockchain, VeChain offre ai rivenditori e ai consumatori la possibilità di determinare la qualità e l’autenticità dei prodotti acquistati.

A cominciare dai prodotti d’origine di un prodotto, alla cronologia dei servizi di manutenzione o alle sostituzioni di parti di ricambio. Ogni singola informazione sul cambiamento della catena produttiva di un prodotto può essere registrata e verificata per creare un ecosistema di gestione del prodotto sicuro per tutti i partecipanti.

VeChain Thor però, non si limita a questo, ma va oltre e costruisce tutto l’ecosistema che va dai servizi, all’Internet of Things, alla communicazione.

Come funziona VeChain Thor

Registrando tutto sulla blockchain, il produttore, il fornitore, il rivenditore e perfino il consumatore finale è in grado di verificare la provenienza, la composizione e seguire la traccia di ogni singolo prodotto.
VeChain utilizza la tecnologia VeChain Identity (VID) per contrassegnare e tracciare un prodotto.
I VID vengono prodotti utilizzando una funzione hash SHA256, che genera un valore hash casuale che corrisponde a un VID. Tale VID può quindi essere scritto su un’etichetta NFC (Near Field Communication), su un codice Quick Response (QR) o su un’etichetta RFID (Radio Frequency Identification) da utilizzare per ciascun prodotto. Questo metodo consente di avere tutte le informazioni dettagliate su un dato prodotto.

Se per esempio la tecnologia simile viene adoperata sulla mozzarella, vuol dire che sapremo da dove arriva il latte, dove, quando e da chi è stata prodotta, chi l’ha trasportata e da chi è stata venduta.

Grazie alla tecnologia blockchain, non c’è modo di modificare i dati immessi e quindi non è possibile cambiare l’origine di un prodotto per esempio. Verrà individuato ogni tentativo di frodare il consumatore, in quanto l’autenticità della mozzarella può essere determinata in ogni fase del processo della catena di approvvigionamento.
VeChain ha creato tuttu un ecosistema. Questo l’ecosistema è composto da una rete di nodi costituiti dalle aziende e dalle organizzazioni che partecipano attivamente nell’ecosistema e mantengono la sua sicurezza.
VeChain utilizza un proprio token VEN che è necessario perché viene utilizzato come GAS per l’esecuzione di contratti intelligenti. Oltre a ciò, i VEN saranno utilizzati anche come incentivo in quanto verranno assegnati ai nodi della rete che aiutano a facilitare l’ecosistema attraverso il loro funzionamento.

 

VeChain ha già una lunga lista di partnership e, al suo evento di rebranding, ne ha aggiunte altre due: la BMW e il Mathematical Institute of Oxford University. Altri partner di VeChain sono: Babyghost, BitOcean, China Unicorn, Directed Imported Goods, DNV GL, Healthcare Co Ltd, Hyperledger, Jiangsu Printed Electronics Co Ltd, Kuehne & Nagel, MadeForGoods, Microsoft, pwc, Renault, Xiamen Innov Information Technology Co Ltd.

VeChain è un’azienda con tanto potenziale. Ancora sei mesi fa avevano 48 dipendenti e adesso hanno già quattro uffici (Singapore, Shanghai, Parigi e Tokyo) con 80 dipendenti.
VeChain Thor si prefigge come scopo la focalizzazione:
– sull’utilità e l’applicazione della piattaforma VeChain
– sulla regolamentazione e conformità per evitare problemi futuri

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Il hard fork di monero è un attacco alla privacy o un’evoluzione positiva

Monero è una criptovaluta anonima per eccellenza e questa caratteristica le viene data dalla crittografia che rende tutte le transazioni sicure, private e non-tracciabil.

CryptoNote è un protocollo internet di livello applicativo che alimenta varie valute decentralizzate, inclusa monero. Bytecoin era la prima vera implementazione di CryptoNote, ma la comunità ha deciso di migliorare la criptovaluta ed è stato fatto il hard fork il cui resultato è stato monero.

 

Il problema dell’attacco alla decentralizzazione di monero

Similmente al bitcoin, il mining di monero avviene attraverso il Proof of Work, ma per evitare la natura centralizzante del PoW, i developers di CryptoNote hanno creato l’algoritmo Cryptonight Proof of Work per “colmare il divario tra i minatori CPU (maggioranza) e GPU / FPGA / ASIC (minoritari)“.

Cryptonight PoW intende di favorire il mining egualitario, che offre i seguenti vantaggi:

  1. se il mining è decentralizzato (poiché CPU e GPU sono ancora utilizzabili per il mining), sarà molto difficile esercitare pressioni sui minatori per non confermare una determinata transazione, o altrimenti agire come un censore per la blockchain monero.
  2. riduce la pressione verso la centralizzazione del mining nei grandi data center (come si può vedere in bitcoin)
  3. è abbastanza difficile per i governi regolamentare le società che vendono hardware per uso generale (al contrario delle società che vendono hardware specializzato tipo ASIC)

Per approfondire questo argomento è meglio comparare il mining di monero con quello di bitcoin.

I miners di bitcoin hanno cominciato a minare la criptovaluta cominciando con CPU poi GPU, poi FPGA e finalmento con ASIC e ogni volta, al passaggio successivo, si ha ottenuto un miglioramento di efficienza enorme, tant’è vero che adesso, solo chi posside l’hardware ASIC riesce a minare ancora in modo redditizio.

Questo hardware specializzato viene prodotto da poche compagnie specifiche e questo fatto crea un possibile punto di rottura. Il mining di bitcoin è molto a rischio perché compromettibile a causa della sua dipendenza da pochi produttori di hardware e dal numero sempre minore di miners stessi che si possono permettere l’attrezzatura tanto sofisticata e costosa.

Il fallimento del sistema potrebbe arrivare nel momento in cui il governo forza il produttore di ASIC di aggiungere un “interruttore” in grado di compromettere il mining o di controllarlo a distanza. L’altro scenario sarebbe in cui il governo richiedesse una licenza per comprare e utilizzare ASIC. Attraverso la licenza, il governo sarebbe in grado di controllare ulteriormente le azioni dei miners, costringendoli per esempio a non minare certe transazioni.

Risulta ovvio che il confinamento dell’attività di mining a un dato tipo di hardware è un attacco alla decentralizzazione del sistema. Soltanto la distribuzione equa del hashrate permette al mining di evitare la cenralizzazione e l’algoritmo Cryptonight è stato creato proprio per questo scopo.

Il mining che utilizza il Cryptonight può essere svolto in vari modi:

  • botnet – il mining a quasi zero costo
  • utilizzo di CPU, GPU – il mining fatto da gente con il hardware semplice come un pc qualsiasi
  • web miners che utilizzano i metodi più o meno legittimi

Il team dei developers intorno a monero ha detto che la resistenza all’ASIC è cruciale per preservare l’anonimato della criptovaluta e la decentralizzazione del sistema e per questo ha deciso che due volte all’anno ci sarà un fork. Il prossimo fork di monero avverrà a marzo.

 

Cos’è MoneroV e Wownero fork di Monero?

La notizia di un hard fork di monero imminente, denominato MoneroV (XMV) e pianificato per il 14 marzo ha fatto alzare il prezzo di XMR fino a riacquistare brevemente il livello dei 300$. MoneroV promette di fare l’airdrop di 10 XMV per ogno XMR posseduto, di mettere un cap al numero di coin minate, di porre fine ai problemi di scalabilità, di eliminare lo spam, e di risolvere tanti difetti della blockchain monero originale, ma senza specificare quali.

La stessa comunità di monero ha risposto molta critica al nuovo hard fork. MoneroV promette di combattere la “centralizzazione da ASIC” anche se il mining principale di monero non avviene tramite questo canale. XMV viene visto da alcuni utenti come uno scam in cerca di soldi. MoneroV è stato accusato di avere pianificato il fork in prossimità del fork pianificato dal team dei devolepers di monero per confondere gli utenti. Il fork MoneroV averrà dal blocco 1529810.

Riccardo Spagni, uno dei principali sviluppatori di monero, ha scritto su Twitter: “Reclamare le coin dal fork potrebbe seriamente compromettere la tua privacy quindi questo potrebbe essere un attacco alla rete di monero”.

Questo perché la sicurezza della rete di monero e dei suoi utenti è garantita dalla chiave privata. Fornire la chiave privata di monero potrebbe svelare l’identità del possessore perché se lo stesso indirizzo si trova sulla blockchain monero e MoneroV, nel momento in cui l’utente fa una transazione su una di queste blockchain, verrà prodotta la stessa immagine della chiave, ma anelli (ring) diversi, con solo l’output speso in comune. La sicurezza di monero dipende dal fatto che le immagini chiave sono utilizzate solo una volta.

In un’intervista, Justin Ehrenhofer è stato chiesto se sapeva chi fosse dietro al fork MoneroV e il developer di monero ha risposto: “… le persone dietro MoneroV sono probabilmente dei truffatori o degli aggressori. In ogni caso, questo è un attacco alla rete Monero. “

 

Poco dopo che la notizia sulla nascita di XMV si è sparsa su internet, è stata creata la controrisposta sotto forma del presunto hard fork di monero – il cosidetto Wownero.

Wownero è stato lanciato su Twitter da Riccardo Spagni e sarebbe la risposta sarcastica a MoneroV. Il sito web è stato costruito appositamente per ridicolizzare il hard fork.

 

Spagni ha annunciato che è possibile comprare Wownero su Local.Wownero e ha aggiunto un link che conduce a un sito web. Tutti i link di questo sito conducono a un video su YouTube: Rick Astley – Never Gonna Give You Up

 

Bisogna ammettere che la comunità di monero è molto solida e pronta a difendere monero e l’integrità della blockchain e che a Riccardo Spagni non manca né creatività né umorismo.

 

Puoi comprare monero su Binance, Livecoin, HitBTC, Exmo o Cryptopia.

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La tecnologia blockchain: cos’è, come funziona e le sue applicazioni

La blockchain è una tecnologia inventata per alimentare bitcoin e adottata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Alla base della blockchain sta il blocco che è il registro digitale, distribuito e incorruttibile delle transazioni economiche avvenute tra gli utenti. In un blocco può entrare un determinato numero di transazioni. Una volta che il blocco è completato e confermato, viene aggiunto alla catena (chain) creando la blockchain. Questa sarebbe una semplificata definizione tecnica, ma cerchiamo di capire meglio cosa significa.

Alice va in vacanza in Cina, ma poi non ha più soldi e allora chiama il papà e gli chiede di inviarle 1.000€. Papà va in banca e da l’odine di inviare i fondi a sua figlia. Alice riceve i soldi dopo 3 giorni, mentre la banca si prende le commissioni per il lavoro svolto.

La blockchain risolve questo problema eliminando l’intermediario (la banca), la gran parte delle commissioni se non tutte e permettendo la transazione istantanea.

 

L’invio delle transazioni in un sistema centralizzato e decentralizzato

 

La blockchain può essere utilizzata da chiunque basta che si ha l’accesso a internet. A differenza dei database, che sono di proprietà delle figure centrali come delle banche o delle istituzioni, la blockchain non appartiene a nessuno perché è una rete mondiale dei computer degli utenti che mantengono il sistema e quindi è impossibile corromperlo. È impossibile fare delle transazioni false perché tutti i computer hanno la stessa copia della blockchain e quindi se qualcuno cerca di creare una transazione falsa, quella non viene confermata e viene subito respinta.

Ogni blocco della blockchain contiene:

  • dei dati,
  • il hash del blocco
  • il hash del blocco precedente

I dati nel blocco dipendono dal tipo della blockchain. La blockchain del bitcoin contiene i dettagli sulle transazioni e cioè che ad esempio papà ha inviato un tot di bitcoin ad Alice.

Il hash è come se fosse un’impronta digitale del blocco sotto forma alfanumerica. Il hash identifica quindi il blocco e tutti i suoi contenuti oltre ad essere unico. Una volta che il blocco è creato, viene calcolato il suo hash. Cambiare i dati nel blocco vuol dire cambiare il hash e questo non è possibile nel sistema distribuito su migliaia di computer perché anche se un hacker lo cambia sul suo computer, non lo può cambiare in tutti gli altri perché semplicemente non ha l’accesso a quei computer e in più, allo stesso tempo.

Il hash del blocco precedente è ciò che permette la formazione di una catena ed è anche per questo che la blockchain è così sicura. Cambiare il hash in un blocco vuol dire cambiarlo automaticamente nel blocco successivo e quindi anche in tutti gli altri.

Oggigiorno, i computer sono talmente potenti che riescono a calcolare migliaia di hash al secondo. Un computer così potrebbe manomettere un hash e ricalcolare tutti gli altri hash dei blocchi successivi e validare la blockchain, ma per rendere il sistema ancora più a prova di hacker, viene utilizzato il Proof-of-Work.

In parole semplici, il PoW è un meccanismo che rallenta la creazione dei nuovi blocchi. Nel bitcoin ci vogliono circa 10 minuti per calcolare il Proof-of-Work necessario e aggiungere il nuovo blocco alla catena. Se qualcuno manomette un blocco, potrebbe manomettere un altro soltanto tra 10 minuti e così via con milioni di altri blocchi e quindi è una cosa pressoché impossibile oltre che sarebbe rivelata subito da qualche utente.

 

Il funzionamento della blockchain di bitcoin

 

Per essere ancora più sicura, la blockchain è distribuita sulla rete dei computer e ognuno può unirsi a questa rete ricevendo la copia esatta di tutta la blockchain. Quando una persona si unisce, si dice che crea un nodo. Se, per esempio, Alice si aggiunge alla rete, vuol dire che crea il proprio nodo e riceve la copia della blockchain. Se viene creata una nuova transazione, questa transazione appare in tutta la rete dei computer e anche in quello di Alice. La transazione ha bisogno di essere confermata prima di essere aggiunta al blocco. I nodi che lavorano per trovare il hash crittografato grazie al potere computazionale del proprio computer vengono chiamati i miner.

Se il miner trova il hash, crea il blocco, viene retribuito con un premio per il lavoro svolto e aggiunge il blocco alla blockchain. Il miner pubblica il successo a tutta la rete dei nodi e dei miners e ognuno di loro aggiunge il blocco alla propria copia della blockchain. Tutti i nodi devono quindi creare consenso riguardo a ogni blocco. La sicurezza della blockchain viene dai suoi hash, dalla distribuzione e dal meccanismo del Proof-of-Work.

 

I tipi della blockchain

  • Pubblica: il registro delle transazioni è visibile a tutti su internet e chiunque può verificare e aggiungere i blocchi delle transazioni alla blockchain (bitcoin, ethereum, monero)
  • Privata: solo persone specifiche in un’organizzazione possono verificare e aggiungere i blocchi, ma tutti su internet le possono vedere
  • Consorzio: soltanto un gruppo di organizzazioni (ad esempio le banche) possono verificare e aggiungere le transazioni e il registro è ristretto soltanto ai gruppi selezionati

 

Le principali caratteristiche della blockchain:

  • trasparenza – le transazioni sono visibili a tutti
  • decentralizzazione – le transazioni avvengono senza alcun intermediario e cioè non esiste un’autorità centrale che controlla la blockchain
  • distribuzione – è una rete dei nodi distribuiti in tutto il mondo
  • sicurezza – ogni nodo possiede la coppia esatta della blockchain e quindi nessuna transazione può essere falsificata e anche se un nodo viene distrutto la blockchain continuerà a operare con la stessa efficacia
  • incorruttibilità – non si può corrompere in nessun modo
  • irreversibilità – una volta che la transazione viene validata non può essere invertita
  • convenienza – eliminando gli intermediari, le transazioni avvengono peer-2-peer e le commissioni sono pari allo zero o vicine allo zero
  • anonimato – la transazione tra due persone avviene da un indirizzo all’altro; l’indirizzo non è collegato con un nome e un cognome e chi possiede la chiava privata di quell’indirizzo si può ritenere il suo proprietario

Che cos’è il fork della blockchain

Il fork è un cambio alla blockchain che, considerando l’importanza del cambio, può essere definito come un soft fork o un hard fork.

Il soft fork avviene quando viene fatto un update come ad esempio l’abilitazione multi-sig che è stata fatta sulla blockchain di bitcoin.

Dopo il soft fork, la nuova blockchain è compatibile con quella precedente. Tutti i nodi della rete (con l’upgrade o senza) continuano a riconoscere nuovi blocchi.

Il hard fork avviene quando una copia del codice base della blockchain viene copiata ed eseguita come un progetto completamente nuovo.

Questo può essere fatto se dei developers vogliono fare dei cambiamenti radicali all blockchain mentre gli altri non sono d’accordo. Dopo il hard fork la nuova blockchain non è più compatibile con quella originale. Per esempio, il bitcoin cash è il fork del bitcoin che è nato quando il codice del bitcoin è stato copiato e quando sono state apportate delle modifiche alla misura dei blocchi. Il bitcoin esegue i blocchi da 1MB mentre il bitcoin cash esegue i blocchi da 2MB.

L’ethereum ha fatto il hard fork dopo che un hacker ha rubato 3.600.000 ether dal progetto della DAO.

Il hard fork è stato fatto per evitare che l’hacker potesse scappare con quegli ether. Così la catena originale della blockchain si chiama l’ethereum classic mentre quella nuova si chiama l’ethereum. Bisogna specificare che, anche se i developers di una data blockchain si mettono d’accordo riguardo ad un hard fork, anche i miners devono dare il loro consenso.

Che cosa succede alle criptovalute dopo il hard fork della blockchain

Dopo che avviene un hard fork di una data blockchain, cominciano ad esistere due criptovalute differenti e non più una. Ad esempio, il primo agosto del 2017 è stato fatto il hard fork del bitcoin ed è stato creato il bitcoin cash con la misura del blocco da 2MB. Chi aveva bitcoin nel suo portafoglio prima del hard fork, si è trovato la quantità esatta di bitcoin cash.

I team degli sviluppatori di una blockchain cercano di non permettere che avvenga un hard fork perché crea troppa incertezza e la rottura della comunità intorno a una data blockchain. La tecnologia è ancora molto giovane e un hard fork è un attacco all’integrità del sistema che spesso si traduce all’attacco ideologico.

D’altro canto, per gli speculatori, il hard fork è un occasione per ottenere delle monete gratis. Chi aveva bitcoin prima del hard fork, ha poi ottenuto il numero equivalente di bitcoin cash e lo stesso vale per litecoin dopo il fork dal bitcoin.

A che cosa può essere applicata la blockchain

Il bitcoin è l’esempio più rampante dell’applicazione della blockchain nella finanza. Oltre al bitcoin esistono altre criptovalute designate a questo scopo: litecoin, monero, dash sono state create per fare delle transazioni veloci, con le commissioni pari a zero, senza intermediari tipo le banche e anonime.

L’applicazione nella finanza non si limita ai pagamenti però. Le assicurazioni, i prestiti, le piattaforme di trading e di scambio sono altri esempi dell’applicazione della blockchain.

Questa tecnologia trova un enorme spazio anche al di fuori della finanza.

Ci sono tantissimi investitori che vedono il futuro nella blockchain. Ormai ci sono centinaia di startup basate sulla blockchain e questo numero cresce molto velocemente. Un esempio può essere l’Agrifood che applica questa tecnologia per tracciare un prodotto alimentare cominciando dalla provenienza delle sue materie prime, attraverso la produzione e il trasporto del prodotto finito.

Anche il mercato immobiliare e tutto ciò che è collegato con la proprietà degli immobili come anche il sistema di votazione e di governance, i dati personali o quelli sanitari, tracciamento di vario genere, pubblica amministrazione, smart contracts e tantissime altre possono sfruttare la tecnologia blockchain.

Applicazione della blockchain

  • smart contracts
  • sistema bancario
  • pagamenti
  • sanità
  • sicurezza
  • voto
  • internet of things
  • musica online
  • immobiliare
  • gaming
  • copyright
  • gioco d’azzardo
  • crowdfunding
  • condivisione
  • agricoltura
  • altro

Non vi è dubbio che la tecnologia della blockchain può essere utile, ma ciò che sembra come un semplice miglioramento del sistema ha un significato più profondo. Pochi vedono che siamo sull’orlo di una vera e propria rivoluzione come lo è stata l’invenzione di internet.

Investire in Tron (TRX) per un futuro decentralizzato

Il progetto Tron con il suo token Tronix (TRX) è stato recentemente denominato una truffa. Dopo un periodo di euforia per questo progetto e per la sua criptovaluta che ha portato TRX da 0.00000005 BTC ad un massimo di 0.00002047 BTC in giro di un solo mese, Tron è stato chiamato uno scam per una serie di motivi più o meno validi. La fiducia nel progetto e nel team è stata persa e tanta gente ha venduto i suoi token, ma altri investitori continuano a crederci e hanno dei seri argomenti per questo.

In precedenza abbiamo già scritto sui motivi per i quali Tron viene considerato una truffa, ma adesso vi scriviamo perché crediamo che questo progetto è un investimento valido che addiritura si potrebbe rivelare molto redditizio per chi compra TRX adesso.

 

 

Che cos’è Tron

 

Tron è un progetto creato sulla visione di una rete libera dall’influenza dei colossi come Google, Apple, Facebook, Amazon che accumulano i dati personali e non solo da tutti gli utenti d’Internet e li utilizzano a loro insaputa e spesso allo svantaggio degli utenti stessi.

Justin Sun, il CEO di Tron, desidera di risolvere il problema della centralizzazione, della censura e del controllo creando un’ambiente decentralizzato nel quale gli utenti saranno liberi di creare i contenuti, controllarli ed essere i possessori di questi contenuti.

Il protocollo decentralizzato di Tron basato sulla blockchain sarà quindi un sistema gratuito e mondiale di contenuti d’intrattenimento.

 

tron token

 

Le partnership di Tron

 

  • Peiwo App

Peiwo App è un’applicazione il cui CEO è lo stesso CEO di Tron, Justin Sun. L’app consente ai suoi 10 milioni di utenti di pubblicare i contenuti vocali di qualità. L’integrazione di TRX nell’applicazione consente agli utenti di utilizzare TRX per premiare gli altri per i contenuti audio, per accedere ai contenuti a pagamento come chiamate, acquisti o per scambiarlo con altre altcoin.

 

  • Gifto/Uplive

Gifto è stato creata da Uplive (un’app di live streaming molto popolare) e raccoglie circa 20 milioni di utenti. Permette lo scambio dei regali virtuali che sono tanto popolari in Cina. Ogni mese vengono venduti circa 25 milioni di regali e Tron ha aperto una partnership con Gifto per monetizzare i suoi contenuti.

 

  • oBike

oBike è una compagnia con 10 milioni di utenti che guadagnano andando sulle bici di oBike. Più si pedala, più chilometri si  percorre e più si guadagna. oBike si basa sul protocollo Tron e il suo token è oCoin.

 

  • Game.com

Tron ha aperto una partnership con Game.com che sta creando una piattaforma di gioco globalizzata per le criptovalute. Con il grande successo di CryptoKitties su ethereum, Tron spera che un gioco simile, ma sviluppato meglio, chiamato Pet Planet/Love.Pet possa riscuotere un successo ancora maggiore. Il token di Game.com è GTC.

Tron dogs game

  • GSC

Global social Chain ha almeno 120 milioni di utenti che grazie alla cooperazione con Tron avranno l’accesso al Tron Network. GSC include Mico (una piattaforma social utilizzata da centinaia milioni di utenti in Asia), Yay ( un’app per i giovani americani utilizzata per commentare anonimamente), Waka (un’app popolare in Asia il cui corrispettivo sarebbe Music.ly), Kitty Live (live streaming app utilizzata da 20 milioni di utenti in Asia).

 

Con le partnership che raccolgono più di 160 milioni di utenti, Tron sta creando una rete con un potenziale enorme. Tutti questi partner potranno utilizzare un proprio token come ad esempio oCoin, GTC, ma che verrà subito convertito in TRX per essere speso all’interno del Tron Network.

Con tutte queste partnership importanti e con la prima versione beta di Tron che verrà lanciata il 31 marzo, il prezzo di Tronix vedrà sicuramente un brusco aumento. Nonostante gli ostacoli iniziali, Justin Sun e il suo team hanno saputo portare dei risultati validi e quantificabili. Sono uno dei pochi team che in così poco tempo hanno creato delle cooperazioni che potranno portare dei frutti in futuro non tanto lontano.

TRX intanto si può comprare su 27 exchange di criptovalute differenti (Livecoin, Binance, hitBTC, Cryptopia…) ma viene aggiunto sempre sui nuovi exchange.

 

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Neon Meta Exchange (NEX) – piattaforma decentralizzata di trading dei token NEO

 

Neon Meta Exchange (NEX) è un progetto di un exchange decentralizzato che sarà costruito sulla blockchain NEO. NEX offrirà il trading crittograffato e la creazione dei servizi di pagamento grazie ai quali sarà facile acquistare i token basati sulla blockchain di NEO NEP-5 direttamente con le valute tipo FIAT. La ICO comincerà verso il 25 marzo 2018 e i NEX token potranno essere acquistati in cambio di NEO e GAS.

 

 

Che cos’è Neon Meta Exchange e come funziona?

 

Il progetto NEX è stato creato da quattro membri del Consiglio CoZ. City of Zion (CoZ) è una comunità globale di entusiasti dell’open source, con l’obiettivo condiviso di aiutare NEO a raggiungere il suo pieno potenziale.

Neon Meta Exchange sarà il primo exchange decentralizzato che si baserà sulla piattaforma per gli smart contracts – NEO. Sarà anche primo ad utilizzare NEO e GAS come principale valuta della piattaforma. Insieme al token NEX, queste tre formeranno le principali coppie di scambio dei token NEP-5.

NEX sarà costituito da un’applicazione di scambio di riferimento, che renderà più semplice per gli sviluppatori la costruzione degli exchange e dei servizi di pagamento da integrare con il protocollo NEX.

Questo progetto avrà un alto livello di innovazione basata sulla tecnologia di scambio superconduttivo. La performance del trading su NEX sarà molto migliore perché il motore d’abbinamento off-chain integrato con la blockchain NEO lo renderà più veloce del trading su un qualsiasi altro DEX.

Oltre alla velocità, NEX sarà capace di un’enorme scalabilità che gli permetterà di ricevere grandi volumi. Il servizio di pagamento di NEX permetterà agli smart contract di terze parti di ricevere le risorse globali come NEO e GAS come parte del loro calcolo. Neon Meta Exchange sarà unico sotto un altro aspetto ancora. NEX sarà capace di gestire gli ordini complessi come gli ordini di mercato e di limite.

Neon Meta Exchange sarà inizialmente costruito sulla blockchain di NEO, ma in futuro supporterà anche i token di ethereum ERC-20.

 

 

Quale problema risolve NEX?

 

Oggigiorno la maggior parte degli scambi di criptovalute avviene sugli exchange centralizzati dove i fondi vengono depositati sotto la custodia di una terza parte. Questo passaggio espone gli utenti al rischio di cadere vittime di attacchi hacker o dei dipendenti degli exchange stessi che, come la storia ci insegna, spesso sono malintenzionati.

Gli exchange decentralizzati vogliono restituire agli utenti il controllo sui proprio fondi eliminando la terza parte dall’intervento nella transazione che avviene fra due persone. Gli ordini vengono eseguiti dagli smart contract sulla blockchain. Questo non vuol dire che il problema è risolto perché eliminando gli exchange centralizzati di mezzo, gli smart contract da soli sono spesso troppo lenti per eseguire  la complessa logica di abbinamento degli ordini se comparati con gli exchange centralizzati ad alto volume. Questo perché l’operazione computazionale che sta dietro all’abbinamento degli ordini è la più costosa in tutto il processo dello scambio. È per questo che, per essere veloce, questa operazione ha bisogno di essere spostata in un servizio off-chain sicuro.

Neon Meta Exchange applica proprio un motore d’abbinamento off-chain che funziona allo stesso modo di un qualsiasi exchange centralizzato, ma che possiede il controllo soltanto degli ordini attivi ed esegue gli ordini off-chain senza un pieno l’accesso al bilancio dell’account utente. Questo sistema fa sì che c’è una minore opportunità per fare l’arbitraggio oltre a consentire gli ordini complessi. Per rendere le cose più trasparenti e per infondere fiducia nei traders, NEX fornisce un registro pubblico di tutti gli ordini. La performance è quindi comparabile agli exchange centralizzati con volumi enormi.

Ma per avere successo, NEX deve prima risolvere il problema dell’interazione con NEO e GAS ed è per questo che introduce il cosiddetto livello del servizio di pagamento (payment service layer) che converte NEO e GAS nei token smart contract che così possono facilmente interagire con gli smart contract sulla blockchain NEO. Per esempio: NEO viene convertito nel token XNEO. Lo stesso funzionamento lo troviamo nell’ecosistema 0x dove ETH viene convertito in WETH.

Neon Meta Exchange utilizzerà un wallet in un’estensione di Chrome per tenere le valute al di fuori dell’exchange, consentendo allo stesso tempo il trading immediato. Il co-fondatore Fabio Canesin ha descritto l’estensione del wallet come un’applicazione “MetaMask + NEON Wallet” che consentirà agli utenti di accedere all’exchange mantenendo al contempo la custodia dei token. Questo wallet sarà un grande  vantaggio perché i proprietari non dovranno spostare i loro token NEP-5  dall’exchange al wallet e viceversa per fare il trading.

 

 

Informazioni sulla ICO di NEX

 

La ICO di NEX partirà nel Q1 del 2018, ma la data specifica non è stata ancora rivelata. Neon Exchange emmetterà 50 milioni di token NEX che fruiranno ai detentori una quota dei profitti provenienti dal servizio di pagamento e dalle funzionalità di scambio dei NEX. In questo modo, i detentori di NEX che mettono sul piatto i propri token beneficieranno direttamente dal successo dei servizi di scambio.

La roadmap di NEX nel 2018 comincerà con il rilascio del wallet NEX e subito dopo, ancora nel primo trimestre del 2018 è prevista una piattaforma nativa per ICO per i token NEP-5 e successivamente NEX implementerà la propria piattaforma bancaria decentralizzata, consentendo agli utenti di utilizzare le FIAT per acquistare direttamente i token NEP-5. Nel 2019 Neon Exchange integrerà anche i token ERC-20.

L’anno 2018 sarà il periodo nel quale verranno lanciati tanti exchange decentralizzati e NEX dovrà lottare con tanta concorrenza, sia con quella nuova, sia con quella già stabilita bene come Bitshares, Bisq o Stellar. La peculiarità di Neon Meta Exchange di accettare soltanto i token NEP-5 potrebbe però rivelarsi un vantaggio. In questo modo, quando i token ERC-20 saranno integrati, NEX potrebbe già avere una comunità solida.

 

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Visita il sito officiale di NEX

Tron è una truffa o un investimento valido?

Tron ha finalmente respinto le critiche con la prima partnership importante con una società prominente quotata in borsa, il Baofeng Group. Prima del annuncio, il prezzo di Tronix TRX era calato a 0.09926$, ma la notizia della partnership ha fatto alzare il prezzo solo per poco. Il massimo del giorno era 0.13685$. Di solito, quando viene dichiarata una collaborazione con delle compagnie quotate in borsa, il prezzo delle ICO sale di percentuali contante in centinaia. Questa volta non è successo e ne cercheremo il motivo.

 

tron trx

 

Il 10 gennaio 2018 Justin Sun, il CEO di Tron ha annunciato che il gruppo Baofeng sarà il partner di Tron. Boafeng è una compagnia cinese quotata dal 2015 nella borsa di Shenzhen e con un valore di mercato di 8 miliardi CNY. Boafeng.com è un gigante spesso comparato a Netflix in quanto sul suo portale audio e video vanta una base di 200 milioni di utenti (Netflix ne ha 100mln).

 

La partnership tra Tron e Boafeng prevede la collaborazione:
  • alla distribuzione di nodi completi nella rete blockchain
  • all’integrazione della blockchain con l’industria dell’intrattenimento online
  • alla creazione di comunità open source di blockchain

Questa collaborazione aprirà una nuova era d’intrattenimento online basato sulla blockchain.

La partnership però, non ha avuto l’effetto sperato o, almeno, non immediato. È stata annunciata nel momento di una maggiore tempesta d’accuse nei confronti di Tron.

Alcuni giorni prima, Tron è stato accusato del plagio del whitepaper, del non avere un prodotto e quindi di condurre un’ICO su una promessa piuttosto che su un prodotto e della presunta vendita di 6 miliardi Tronix TRX da parte del fondatore, Justin Sun.

 

 

Tron ha un prodotto da vendere?

Su Twitter si è sparsa la notizia che Tron non ha un prodotto, che la sua ICO è stata condotta sulle promesse e nient’altro. Il prezzo di Tronix è subito crollato anche se la notizia era, in realtà, infondata. Tron ha un progetto e ha rilasciato il codice open source su GitHub in modo tale che ognuno lo possa vedere.

 

progetto di tron trx

 

 

Il whitepaper di Tron è stato frutto di plagio?

Un utente di Twitter ha dichiarato che la copia inglese del whitepaper di Tron è in parte copiata dai progetti di altre compagnie come IPFS e Filecoin senza nessuna fonte riconducibile a queste compagnie.

 

 

 

 

Tron non è di certo l’unica azienda ad avere copiato il progetto altrui e, sopratutto, non unica nel mondo delle ICO cha, alla fine, non sono regolamentate da nessuno. Ciò non giustifica il fatto che il plagio è da condannare.

Justin Sun ha subito risposto alle accuse dicendo che la versione originale del whitepaper è stata scritta in cinese e che conteneva tutte le referenze mentre le versioni tradotte in altre lingue sono state tradotte da vari volontari che le hanno ommesse.

Justin Sun ha venduto tutti i suoi TRX?

Nell’ultimo mese, un ethereum wallet ha venduto oltre 6 miliardi TRX. Qualcuno ha cercato di attribuire questo wallet a Sun creando con questo dei rumour che il proprietario di Tron cercherebbe di sbarazzarsi di tutto ancora prima che venga fuori la notizia che Tron sarebbe solamente una truffa.

Sun ha prontamente risposto a queste accuse dicendo che  l’account che è stato utilizzato per vendere TRX sull’exchange Gemini non è né suo né della fondazione Tron, ma che appartiene a un investitore privato che utilizza l’account per incrementare la liquidità di TRX piuttosto che per venderelo.

 

Queste e altre accuse minori erano la causa principale della perdita della fiducia in Tron che si è tradotta nella vendita e il crollo dei prezzi di Tronix. Sappiamo tutti che una volta che si perde la fiducia, ci vuole del tempo per riacquistarla. Non difendiamo né la compagnia né il suo fondatore, ma piuttosto cerchiamo di presentare i fatti così come stanno.

Non c’è dubbio che dietro al Tron non ci sono basi solide sulle quali costruire. È una startup e come tale ha bisogno di crescere. Le startup sono idee sviluppate da dei visonari e Justin Sun è la chiave del progetto. Con il suo background e le sue connessioni potrebbe far diventare Tron una compagnia enorme.

 

Non dimentichiamoci che il mercato principale di TRX è la Cina ed è lí che Tron si svilupperà e troverà il supporto. La Cina è un paese chiuso alle interferenze esterne e le compagnie che vi operano devono avere prima l’approvazione del governo e la Peiwo app, che è l’applicazione base di Tron, l’ha avuta. Con il permesso del governo cinese, la prima partnership importante e la potenziale partnership con il gigante del commercio online, Alibaba, Tron potrebbe dare delle soddisfazioni ai suoi investitori. 

Altre partnership di Tron includono Game.com – una piattaforma di gaming.

come anche Obike, Gifto e Peiwo app, il corrispettivo di Snapchat cinese, che è di proprietà di Justin Sun.

 

 

Justin Sun non si ferma qui avendo annunciando che altre collaborazioni importanti sono in arrivo. In questi giorni verrà annunciata una collaborazione con un’azienda spaziale innovativa ed è meglio che tutti si assicurino di avere qualche TRX nel proprio portafoglio.

Puoi acquistare Tronix sull’exchange utilizzato da milioni di persone – Binance o su hitBTC che ha centinaia di token e non richiede la verifica dell’account se non utilizzi valute tipo fiat.

 

 

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Exchange decentralizzati sono la fine di Binance, Coinbase e altri exchange centralizzati

Gli exchange centralizzati come Binance, Coinbase o the Rock Trading mettono a rischio i soldi degli investitori. Gli exchange decentralizzati (DEX) sono perciò il futuro dello scambio delle criptovalute mentre l’implementazione della tecnologia degli Atomic Swaps metterà i fondi degli utenti al sicuro e ne ridarà il pieno controllo al proprietario.

 

L’insicurezza degli exchange centralizzati

A cominciare dai primi anni dell’esistenza di bitcoin, gli exchange hanno subito numerosi attacchi hacker, dei furti spesso eseguiti dai proprietari o dai dipendenti degli exchange stessi, perdite dovute agli errori umani e così, centinaia di migliaia di bitcoin, se non addirittura qualche milione sono stati rubati dai portafogli degli utenti. La maggior parte di tutti i bitcoin rubati non sono mai stati restituiti e i clienti non sono mai stati rimborsati.

Le borse di scambio di criptovalute sono il principale target di hacker che, con il prezzo di bitcoin che a dicembre 2017 ha sfiorato 20.000$, vogliono fare soldi facili. Questi hacker non fanno altro che trovare una vulnerabilità nel sistema degli exchange o nei cloud wallet delle compagnie sulle quali si appoggiano per avere tutti gli indirizzi con i bitcoin a portata di un click.

Dal grande numero di questi hack si deduce che è troppo facile trovare le debolezze nel sistema e che i fondi degli investitori sono troppo esposti al rischio.

Ma i rischi non finiscono qui perché quando una persona si registra su uno degli exchange centralizzati (Binance, Coinbase, Bittrex, the Rock Trading, Bitpanda, cex.io, Bithumb, hitBTC, Kucoin, Cryptopia e altri), non sta a vedere chi è il fondatore, quali protocolli di sicurezza usa, come e dove vengono conservati i depositi o qual’è il piano nel caso d’interruzione del servizio. Gli exchange spesso tengono all’oscuro i clienti riguardo a queste questioni e il cliente si fida perché è stato insegnato di avere fiducia nelle istituzioni finanziarie.

Oltre alle criptovalute, gli hacker puntano anche ai dati che vengono accumulati nei database delle compagnie di scambio. Per poter acquistare bitcoin, ethereum o un’altra valuta digitale, l’utente deve fornire dei dati personali, delle password e dei documenti. Sono dati sensibili che, una volta rubati, potrebbero essere utilizzati per compromettere gli account creati su altri siti web. È già successo nel passato ed è destinato a ripetersi.

 

altcoin.io dex atomic swaps

Exchange decentralizzati DEX

Lo scopo principale degli exchange decentralizzati è quello di decentralizzare il rischio facendo passare la valuta digitale dal venditore al compratore senza che ci sia bisogno di un intermediario (exchange). Tutto ciò direttamente dai wallet e basato sul modello trustless. Meno parti coinvolte nella transazione, più è sicura.

I DEX fanno proprio questo: mettono il venditore e il compratore nella condizione di fare la transazione diretta P2P. Alla fine lo scopo originale del protocollo bitcoin era proprio questo – il trasferimento diretto dei fondi tra due persone. I DEX vogliono quindi ripristinare la situazione originale del bitcoin.

Anche se tanti sentono parlare di exchange decentralizzati solo da poco tempo, essi sono stati presenti a partire dal 2015. BitShares DEX, Coinffeine e OpenLedger vantano il primato mentre EtherDelta, 0x, Kyber Network e AirSwap sono apparsi più tardi. A questo elenco si aggiunge anche LocalBitcoins comunemente usato da milioni di persone da tutto il mondo.

Sicurezza, trasparenza, anonimato, continuità del servizio senza disconnessione dal server o inattività per mantenimento sito, controllo sui propri investimenti sono i vantaggi più importanti che riguardano gli exchange decentralizzati.

Mentre la sicurezza di questi exchange è migliore, anche questi non sono perfetti.

La maggior parte dei DEX memorizza le chiavi private degli utenti sui contratti smart di ethereum (utilizzando lo standard ERC20) e facendo affidamento sugli ordini fuori catena (off-chain) per soddisfare le operazioni richieste. Questo però restringe il numero di token commerciabili e rallenta tutto.

L’attacco hacker al DAO, un software in esecuzione sulla rete ethereum, ha provato che, mentre i contratti smart sono più sicuri degli exchange centralizzati, anche loro sono esposti al rischio di essere rubati.

Ma la soluzione a queste problematiche c’è e si chiama Altcoin.io. Altcoin.io è per adesso l’unico exchange decentralizzato che ha tutte le caratteristiche per essere il più sicuro exchange di criptovalute al mondo. Grazie all’implementazione della tecnologia degli Atomic Swaps, altcoin.io rende possibile ciò, che gli altri non sono mai riusciti a fare.

 

comparazione tra exchange centralizzati, DEX e altcoin.io
Comparazione tra exchange centralizzati, DEX e altcoin.io

Cosa sono gli Atomic Swaps (scambi atomici)?

Gli scambi atomici cross-chain, sono scambi di una criptovaluta con un’altra criptovaluta senza la necessità di fidarsi di una terza parte (exchange).

La tecnologia degli Atomic Swaps è stata pensata già nel 2013, ma solo negli ultimi mesi sono stati fatti dei test e il 19 settembre 2017 il primo on-chain atomic swap è stato fatto tra Decred e Litecoin.

Uno scambio atomico è atomico nel senso che se lo scambio non ha successo, nessuna delle parti perde. Lo swap ha luogo o non avviene proprio – non ci sono mezze misure. Esistono due tipi di Atomic Swaps: on-chain e off-chain. Gli swap su catena (on-chain) sono ottimi, ma gli swap fuori catena (off-chain) portano questo concetto a un altro livello in quanto sono quasi istantanei, privati e richiedono quasi zero commissioni.

Atomic Swaps utilizzano contratti hash time-locked o HTLC. Questi assicurano che nessuna delle parti possa prendere i fondi offerti senza prima offrire i propri.

Un esempio pratico della transazione sarebbe questo:

Alice invia BTC a Bob, Bob invia il suo ETH e ciascuno dichiara di ricevere le sue nuove monete confermando un codice crittografico emesso dall’HTLC. Se invece nessuno dei due o solo uno conferma il codice entro un determinato periodo di tempo, entrambe le monete ritornano ai loro proprietari originali e lo scambio viene annullato.

 

 

Atomic Swaps on-chain

Lo scambio atomico on-chain è quello che avviene sulla stessa blockchain. Il primo on-chain Atomic Swap è stato fatto tra Decred e Litecoin. Decred ha poi annunciato il suo successo e successivamente ha rilasciato il codice open-source per permettere a tutti gli altri di costruire sul loro successo.

Il 7 ottobre 2017 altcoin.io ha completato il primo Atomic Swap che coinvolgeva ethereum e bitcoin e mentre i primi swaps erano stati effettuati sulla stessa blockchain, questo scambio  tra ERC20 token (ethereum) e bitcoin è stato più complicato.

 

 

Altcoin.io ha rilasciato il primo Atomic Swap wallet che permette di scambiare in modo automatico bitcoin ed ethereum sulla testnet.

Lo scambio atomico on-chain richiede circa 2-3 minuti per essere completato. Questo ritardo non può essere accettano in quanto per avere successo, un exchange decentralizzato deve per forza avere le transazioni istantanee e le commissioni vicine allo zero. I trader di criptovalute sanno bene quanto è volatile questo mercato e quanto prezioso può essere ogni minuto.

Atomic Swaps off-chain

Il 16 novembre 2017 è stato fatto attraverso il Lightning Network il primo Atomi Swap off-chain.

Il Lightning Network è un protocollo che permette alle persone di scambiare le criptovalute off-chain con la frequenza che vogliono. Se due persone fanno più volte delle transazioni tra di loro, il LN prevede che la registrazione di queste transazioni sulla blockchain può essere bypassata e che possono essere portate off-chain.

Si crea un canale di pagamento tra queste persone e l’apertura viene registrata sulla blockchain. In questo modo si può effettuare innumerevoli transazioni per un periodo indefinito e nulla verrà più registrato sulla blockchain. La prossima volta che si toccherà la blockchain sarà solamente quando il canale di pagamento verrà chiuso. Sarà allora che lo status finale delle transazioni verrà scritto sulla blockchain.

In questo modo si può creare un network di canali di pagamento e, siccome la blockchain verrà toccata solo di rado, queste transazioni avverranno in un lampo.

Oltre alla velocità, il Lightning Network da il vantaggio delle commissioni basse in quanto vengono contate solo le commissioni per la chiusura del canale e non per transazione.

Una volta che altcoin.io riuscirà a fare Atomic Swaps off-chain sulla blockchain di ethereum, sarà possibile scambiare automaticamente qualsiasi token con un qualsiasi altro e non importa sulla quale blockchain essi saranno. Tutto ciò in modo istantaneo, sicuro e con le commissioni minime.

Altcoin.io è un exchange decentralizzato unico perché, grazie all’utilizzo del motore di corrispondenza degli ordini di scambio atomico, sarà possibile operare in due modi. O impostando il proprio prezzo token o utilizzando un valore di mercato equo calcolato utilizzando il prezzo di altri mercati. Questo consentirà di listare monete di nicchia che non possono essere scambiate su altre borse. In questo modo si otterrà una più ampia selezione di monete da scambiare ma a prezzi inferiori rispetto alle altre borse. Il trader finalmente avrà tutti i token possibili su un unico exchange e non dovrà più aprire account multipli su exchange diversi come lo fa adesso.

 

L’anno 2018 vedrà uno sviluppo veloce di exchange decentralizzati completamente autonomi che opereranno sul modello trustless eliminando la possibilità che una situazione come quella del crollo di Mt. Gox possa più succedere. Le regolamentazioni sempre più stringenti degli exchange centralizzati faranno sì, che la gente si sposterà sui DEX aumentando la loro liquidità.

 

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Tron con la sua criptovaluta Tronix (TRX) è il futuro di Internet

Mentre bitcoin, ripple ed ethereum stanno in cima alla classifica delle criptovalute più popolari e con la capitalizzazione del mercato maggiore, TRON con il suo Tronix (TRX) che è una criptovaluta emergente ha guadagnato circa il 500% a dicembre dell’anno scorso e quasi 10.000% in pochi mesi. Tron ha adesso 11 miliardi di euro di capitalizzazione del mercato e ha superato di poco quello di litecoin.

 

Tron e la criptovaluta tronix TRX

 

Che cos’è Tron?
TRON è un protocollo decentralizzato basato sulla tecnologia blockchain che mira a costruire un sistema d’intrattenimento gratuito globale con storage distribuito. Il protocollo consente a ciascun utente di pubblicare, archiviare e possedere i dati liberamente e nella forma autonoma e decentralizzata. Il protocollo Tron decide anche la distribuzione, l’iscrizione e la spinta dei contenuti e consente ai creatori di contenuti di rilasciare, diffondere e gestire risorse digitali, formando così un decentralizzato ecosistema di contenuti d’intrattenimento.

Tutto ciò sarà facilitato da Tronix, la valuta della rete Tron. Tron ha lo scopo di funzionare come un’economia globale alternativa nella quale saranno gli utenti ad avere il controllo del contenuto, dei servizi e della criptovaluta.

 

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Qual’è lo scopo di Tron?
Chi ha progettato Tron, è un vero genio e un uomo con un piano e, come gli investitori nelle criptovalute ben sanno, il progetto e il piano che stanno dietro ad una criptovaluta è la misura del suo futuro successo. Il creatore di Tron è il 26-enne Justin Sun che è stato incluso da Forbes nella lista dei 30 più brillanti giovani imprenditori. Sun vuole ovviare al principale problema d’Internet che è la concentrazione del traffico nei principali centri come Facebook, Google, Amazon, Netflix.

Il problema con queste compagnie sta nel fatto che l’utente crea i contenuti come ad esempio le foto, i video, gli audio e altri tipi di dati e li regala alle compagnie che li monetizzano. Le compagnie raccolgono tutti questi dati e li vendono sui propri siti oppure li vendono ad altri. Questo fatto per tanti non costituisce nessun problema, ma spesso non si rendono conto che una volta che il loro materiale è su una di queste piattaforme, non sono più padroni di questi contenuti.

Tron è la soluzione perché è la base di un protocollo completamente nuovo ed innovativo.

Il protocollo prevede che:

  • I dati sono archiviati nei frammenti attorno alla rete fornita dai minatori che, in questo modo, decentralizzano Internet.
  • È un’economia autosufficiente nella quale tutti forniscono un po’ di spazio alla rete in cambio di Tronix (TRX) e in cambio questi Tronix verranno utilizzati dall’utente stesso per consumare l’intrattenimento.
  • In questo modo i fornitori d’intrattenimento cioè di contenuti potranno realisticamente generare entrate affidabili basate sulla popolarità dei loro contenuti.

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Tron e Tronix (TRX)

Il token della piattaforma Tron, Tronix, traccia i comportamenti d’intrattenimento degli utenti e condivide i dati di credito con le app all’interno della rete Tron.

TRX ha ulteriori valori di archiviazione e identificazione delle informazioni, con il tracciamento sull’acquisizione dell’utente e sulla spesa TRX archiviati nella blockchain. Le informazioni di base saranno accessibili da tutte le app Tron, fungendo da unica credenziale per gli utenti di giocare nel sistema di intrattenimento globale.

Mentre Tron supporterà tutti i tipi di valute virtuali, come valuta ufficiale della piattaforma, TRX sarà utilizzato per la conversione e la circolazione delle criptovalute dell’intero mondo in Tron.

Sun ha detto: “Siamo molto fiduciosi che Tron raggiungerà l’obiettivo di un milione di portafogli registrati entro un anno. Il primo milione di utenti registrati verrà premiato con numerosi token TRX registrandosi sulla piattaforma Tron. ” La rete tron ha già oltre 10 milioni di utenti con i wallet.

 

Le infrastrutture fornite dalla rete Tron:

  • Piattaforma di contenuti di alta qualità
  • Rete sociale che permetterà di connettersi con tutti gli utenti di Tron
  • Criptovaluta che servirà la rete Tron – Tronix (TRX)
  • Rete di pagamento
  • Sistema autonomo e autosufficiente

Perché Tron ha il futuro?
Anche se la notizia non è stata ancora confermata, Tron è vicino alla partnership con Alibaba, il gigante tech cinese. Se la partnership avverrà, questo sarà possibile grazie alle connessioni tra il team di Tron e Alibaba.
Justin Sun, il CEO di Tron, ha frequentato la Hupan University il cui presidente è Jack Ma. Jack Ma è anche il fondatore di Alibaba e ha personalmente selezionato Sun per attendere la sua università. Sun era in passato il Chief Representative di Ripple ed è anche il fondatore di Peiwo, una community di contenuti audio con più di 10 milioni di utenti.
Un’altra connessione ad Alibaba è Zhao Hong che era il capo di data mining ad Alibaba.
Ci sono anche dei personaggi importanti che sono i maggiori influencer del mercato cinese come Weixing Chen, il fondatore di Kuaidi – il corrispettivo di Uber cinese o Wang Lifen, che ha fatto Jack Ma famoso.
Nel team di Tron stanno altre persone influenti il cui effetto sul progetto sarà indiscutibile.
Anche se la partnership con Alibaba non dovesse accadere per un qualche motivo, il team di Tron è abbastanza forte ed esperto da poter sviluppare il progetto in maniera brillante.

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Attacchi hacker agli exchange di bitcoin e criptovalute, truffe e perdite

Più il prezzo del bitcoin cresce, più hacker mirano alle piattaforme di bitcoin exchange, alle piattaforme di mining di criptovalute e ai portafogli digitali, i cosiddetti wallet.

Il prezzo del bitcoin ha subito nel 2017 una variazione del 1.300% partendo da quasi 1000$ e sfiorando 20.000$. È proprio questo aumento del valore la causa principale di attacchi cibernetici. I soldi assurdi che vengono pompati nel mercato delle criptovalute rendono questa industria la più esposta alle azioni malintenzionate di hacker. Gli exchange, le ICO, il mondo degli imprenditori libertari e dei programmatori idealisti si scontrano così con la fredda realtà di un mercato non regolamentato, in cui una virgola nel codice malmessa può eguagliare al disastro e permettere agli hacker di saccheggiare apparentemente a volontà.

 

A cosa mirano gli hacker?

Gli hacker mirano a rubare i soldi dalle piattaforme di trading, dai portafogli digitali dove vengono custoditi i bitcoin, dalle piattaforme di mining di criptovalute, ma non solo. I computer della gente sono spesso presi di mira dai malware che usano i computer per minare le criptovalute a loro insaputa. Gli hacker puntano anche agli smartphone creando delle applicazioni dei portafogli digitali finti oppure cercano di forzarli direttamente. I malintenzionati utilizzano anche il metodo di phishing e di social engineering per ottenere i dati necessari per accedere alle password segrete.

bitcoin hacker

Metodi utilizzati da hacker per rubare bitcoin o altre criptovalute

 

  • installazione mining malware – secondo un rapporto di Symantec, un’azienda di sicurezza, l’attività dei mining malware è in netto aumento. Un hacker può nascondere il codice dannoso su un sito web e gli utenti del sito diventano minatori di criptovalute senza rendersene conto. Il processo di mining richiede tanta potenza che proviene dai computer e minare bitcoin con un semplice pc non è più redditizio, ma ci sono tante criptovalute come monero, ethereum, electroneum che si possono minare con questo metodo. Il 18 dicembre 2017 gli hackers hanno utilizzato circa 190.000 siti WordPress all’ora per installarvi il miner di monero. Questo è stato l’attacco più imponente contro il quale Wordfence, un’azienda di sicurezza di WordPress, ha mai dovuto combattere. “Questa è la campagna più aggressiva che abbiamo visto fino ad oggi, con un picco di oltre 14 milioni di attacchi all’ora”, ha detto Mark Maunder, il CEO e il fondatore di Wordfence. Da questa attività criminale, gli hacker hanno fatto circa 100.000$, ma la cifra potrebbe essere molto più alta.

 

  • creazione dei finti portafogli digitali – per poter acquistare bitcoin, l’utente ha bisogno di creare un account su un portafoglio digitale o wallet. Questo portafoglio serve a ricevere, inviare e depositare i bitcoin. Creando dei wallet falsi, gli hacker mirano alla gente che non si rende conto della differenza tra legittime società e le applicazioni false. Un’azienda di sicurezza Lookout ha scoperto che su Google Play Store c’erano tre finte applicazioni di bitcoin wallet con migliaia di persone che le avevano scaricate. Google ha provveduto a eliminarle dal negozio.

 

  • rubare dalle piattaforme di mining legittime – le piattaforme come NiceHash permettono alla gente di generare le criptovalute utilizzando la potenza dei loro computer. Tramite una simile piattaforma, una persona interessata al mining di una criptovaluta deve solamente inserire l’indirizzo del proprio wallet nella finestra di un pool per cominciare a minare una data criptovaluta. Il 6 dicembre del 2017 NiceHash è stato derubato da hacker e circa 4.736,42 bitcoin (68 mln $) sono scomparsi nel nulla. Milioni di portafogli digitali che usavano NiceHash, sono stati svuotati e i fondi sono stati trasferiti su un unico indirizzo. Il 29 luglio 2017 il hot wallet di una delle più grandi compagnie di cloud mining, Genesis Mining, è stato attaccato e i fondi sono stati rubati. In questo caso però, l’attacco è stato subito scoperto e una parte di bitcoin recuperata.

NiceHash attacco hacker

  • attaccare i portafogli digitali – a novembre 2017, il mondo delle criptovalute è rimasto scioccato dalla notizia che riguardava l’ethereum. 280.000.000$ sono rimasti bloccati nei portafogli multi-signature di Parity. Il blocco è avvenuto dopo che un utente ha cancellato accidentalmente una parte del codice. Ci sono dei presupposti per pensare che non è stato un incidente, ma un attacco mirato sui portafogli digitali di Parity. Quattro anni prima, in 2013 sono avvenuti due attacchi importanti ai servizi di wallet e un totale di 5.395 bitcoin è stato portato via dai portafogli degli utenti di Inputs.io e BIPS.

 

  • attaccare i computer degli utenti – nel lontano giugno 2011, un utente del forum BitcoinTalk dall’alias Allinvain è stato la prima singola persona che ha subito una grande perdita di bitcoin come risultato di un hack. Qualcuno ha rubato dal suo portafoglio digitale 25.000 bitcoin che all’epoca valevano circa 500.000$, ma che al tempo di scrittura  di questo articolo valgono circa 400.000.000$. La criptovaluta è stata rubata dopo che gli hackers sono riusciti ad entrare nel computer Windows di Allinvain.

 

  • attaccare gli exchange di criptovalute – il primo caso di attacco cibernetico a un exchange è stato quello di Mt Gox dopodiché ne sono seguiti tanti altri.

 

  • attaccare compagnie di server hosting – a marzo 2012 sono stati rubati circa 46.000 bitcoin da Linode. Le compagnie tipo Linode, forniscono servizi che permettono ai clienti di configurare ed eseguire macchine virtuali su server remoti. Alcuni usavano i server di Linode per operare i faucet o per generare nuovi bitcoin tramite una miner pool, altri per operare gli exchange come nel caso di Bitcoinica.

Elenco attacchi hacker agli exchange di criptovalute

 

  • Mt Gox, situato in Giappone, era la prima compagnia di scambio bitcoin con le valute tipo fiat ad aver subito un attacco hacker. Mt Gox possedeva il quasi-monopolio del mercato. Dal 2010 al 2014 disponeva del più del 70% di operazioni bitcoin mondiali. Il 19 giugno 2011 qualcuno che utilizzava un computer con l’indirizzo IP di Hong Kong ha compromesso un account di controllo della piattaforma Mt Gox e ha trasferito una grande somma di bitcoin sul proprio wallet per poi vendere immediatamente tutto il contenuto del portafoglio e facendo calare il prezzo della criptovaluta a un centesimo di dollaro. In questo hack sono stati coinvolti 8.750.000$ e il prezzo del bitcoin è tornato ai valori normali solamente dopo 18 mesi. In ottobre dello stesso anno è avvenuto un secondo attacco nel quale 2.609 bitcoin sono stati inviati su degli indirizzi non validi. Siccome nessuna chiave privata vi è mai stata assegnata, questi bitcoin sono andati persi. È stata esposta una vulnerabilità nel protocollo bitcoin. A febbraio 2014 sono apparsi dei problemi d’insolvenza di Mt Gox. Gli investitori aspettavano da mesi che le loro transazioni fossero processate, ma il 24 febbraio il sito web della compagnia è scomparso. Poco dopo, Mt Gox ha annunciato la bancarotta e il furto di circa 850.000 bitcoin. La WizSec, un’azienda di sicurezza giapponese, ha successivamente presentato l’evidenza che “la maggior parte o tutti i bitcoin mancanti sono stati rubati nel tempo direttamente dal hot wallet di Mt. Gox e a partire dalla fine del 2011”. Solo 199.999,99 bitcoin sono stati ritrovati in un portafoglio di Mt Gox da tempo inutilizzato.

attacco hacker a mt gox exchange

  • Bitcoin7 era il terzo più grande BTC/USD exchange. Il 5 ottobre 2011, la società ha segnalato un furto di 11.000 BTC che presumibilmente è stato fatto da un gruppo di hacker russi anche se tanti pensano che la violazione è stata un lavoro interno dei dipendenti successivamente scappati con i soldi.

 

  • Bitcoinica, una compagnia di trading online fondata nel 2011 da Zhou Hong che all’epoca aveva solo 17 anni, permetteva agli utenti di speculare sul mercato del contratto per differenza rispetto al tasso di cambio da bitcoin a USD. L’1 marzo 2012, Bitcoinica ha annunciato di aver perso 43.554 bitcoin dopo un attacco hacker subito da Linode, la compagnia di cloud server hosting alla quale si appoggiava. La seconda violazione di sicurezza durante la quale sono stati rubati 18.500 bitcoin è avvenuta l’11 maggio. Un hacker è riuscito a irrompere nel hot wallet (il portafoglio digitale online, connesso a Internet) di Bitcoinica attraverso un indirizzo email compromesso. La piattaforma ha dovuto cessare l’attività per sempre, ma il fatto che l’hacker ha cancellato anche il registro degli account utente, ha rallentato di molto le procedure di rimborso. Due mesi dopo, il 13 luglio, sono di nuovo scomparsi 40.000 bitcoin, ma stavolta dall’account Mt Gox di Bitcoinica, dove la compagnia teneva la porzione rimanente dei fondi degli utenti. Il furto è stato possibile perché la password utilizzata per accedere all’account su Mt Gox era uguale a quella di LastPass. L’hacker che ha violato la piattaforma di Bitcoinica in precedenza poteva usare la password per fare anche quell’ultimo attacco, ma considerando che il source code del server di Bitcoinica insieme alla password stessa era stato reso pubblico pochi giorni prima del tredici luglio, questo attacco poteva farlo chiunque.

 

  • BTC-E  Liberty Reserve era un exchange e una piattaforma di trading fondata a luglio del 2011 ed era molto popolare in Russia in quanto offriva lo scambio di varie criptovalute con ruble come anche con euro o dollaro. Il 31 luglio 2012 il BTC-E ha dichiarato di aver subito un attacco hacker che era riuscito a decifrare la sua chiave API segreta lunga 16 caratteri. BTC-E ha rivelato che circa 4.500 BTC sono stati persi e che poi sono stati restituiti ai clienti dai fondi rimanenti della compagnia.

 

  • Bitfloor era uno degli exchange americani che è stato costretto a chiudere dopo l’attacco subito a settembre del 2012. La rapina si è verificata il 4 settembre quando un utente malintenzionato ha effettuato l’accesso a un backup non crittografato delle chiavi del wallet facendo sparire 24.086 BTC. La piattaforma ha continuato le operazioni nella speranza di riguadagnare ciò che ha perso, ma alla fine ha dovuto chiudere in aprile 2013

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  • Bitcash, un exchange fondato a luglio 2011 e basato in Repubblica Ceca, offriva ai suoi clienti non solo la possibilità di scambiare e comprare le criptovalute sulla piattaforma, ma anche un servizio simile a quello di LocalBitcoins.com dove gli utenti possono mettersi in contatto e scambiare bitcoin di persona. L’11 novembre 2013 Bitcash.cz ha dichiarato di avere subito un attacco cibernetico che ha coinvolto i portafogli di 4.000 utenti. Sono stati rubati circa 485 bitcoin del valore di 100.000$. La natura dell’attacco non è del tutto chiara.

 

  • BIPS, uno dei più grossi exchange danesi, è stato hackerato e più di 22.000 account sono stati svuotati per un totale di 1.295 bitcoin. Il 15 novembre 2013 gli hacker hanno lanciato su bips.me l’attacco Distributed Denial of Service (DDoS) che proveniva dalla Russia e dai paesi circostanti e due giorni più tardi si sono impossessati dei wallet degli utenti.

 

  • Bidextreme era un exchange polacco che il 18 novembre 2013 ha subito un furto di bitcoin e litecoin dal hot wallet della piattaforma. Non è mai stato svelato precisamente quanti bitcoin e litecoin sono stati rubati, ma la cifra si aggirava intorno al 20% dei fondi totali.

 

  • Picostocks, il primo mercato azionario bitcoin, ha subito un attacco nel tardo novembre 2013. Anche se non c’è stato segno d’intrusione, sono spariti 6.000 bitcoin dai cold e hot wallet della compagnia. Picostocks sospettava degli ex dipendenti che avevano accesso al sistema e che avrebbero potuto copiare i wallet per poi decriptarli.

 

  • Flexcoin era un bitcoin exchange con la sede in Canada, che il 3 marzo 2014 ha subito un attacco hacker. Come risultato, sono stati rubati 896 bitcoin del valore di 560.000$ e la compagnia ha dovuto chiudere. L’hacker ha sfruttato con successo un difetto nel codice che consentiva trasferimenti tra gli utenti di Flexcoin. Inviando migliaia di richieste simultanee, l’intruso è stato in grado di spostare le monete da un account utente a un altro fino a quando l’account di invio non veniva esaurito, prima che il saldo fosse aggiornato. Questa operazione è stata poi ripetuta su tutti gli account, fino all esaurimento fondi.

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  • Poloniex, un exchange di criptovalute come bitcoin, litecoin, dogecoin e altre molto popolari ha perso il 12.3% dei bitcoin totali a causa di un attacco cibernetico avvenuto il 4 marzo 2014. Poloniex ha annunciato l’accaduto sul forum Bitcoin Talk dicendo che l’hacker è riuscito a rubare le criptovalute scoprendo una vulnerabilità nel codice che processava i prelievi dalla piattaforma. L’hacker ha scoperto che multipli prelievi simultanei vengono elaborati essenzialmente allo stesso tempo e che il software del sistema non controlla abbastanza rapidamente per un saldo negativo, quindi vengono elaborati lo stesso. A luglio, Poloniex ha dichiarato di avere rimborsato agli utenti tutti i 97 bitcoin rubati.

 

  • Bitcurex, una piattaforma di bitcoin trading polacca. Il 14 marzo 2014 ha subito un duro colpo quando qualcuno ha rubato dal suo hot wallet operativo una porzione di bitcoin che vi erano presenti. Un’altra porzione dell’online wallet, il cold wallet e i fondi depositati in valute fiat non sono stati toccati. Non è stato svelato a quanto ammontavano le perdite, ma dai post degli utenti presenti su Reddit si può dedurre che sono scomparsi 18,978.5 bitcoin. Il 13 ottobre 2016 Bitcurex ha subito un altro attacco cibernetico durante il quale sono stati rubati 2.300 bitcoin. La piattaforma ha chiuso poco dopo e il proprietario è scomparso nel nulla.

 

  • CryptoRush era un exchange di tante criptovalute differenti e un posto dove si potevano comprare le ICO a pochi centesimi. A marzo 2014 sono stati rubati 950 bitcoin

 

  • CoinEX era un exchange russo lanciato nel 2013. A marzo del 2014 la compagnia ha rivelato di essere stata vittima di un attacco hacker durante il quale tutti i bitcoin presenti nel wallet sono scomparsi, ma la cifra precisa non è finora conosciuta.

 

  • Bitstamp è un exchange con la sede a Lussemburgo, fondato nel 2011. A gennaio 2015, Bitstamp ha subito il primo attacco cibernetico durante il quale sono stati rubati 18.866 bitcoin. L’hacker è riuscito ad entrare nel hot wallet basato nel Regno Unito. Fortunatamente, la cifra rubata faceva solo una minima parte dei fondi di Bitstamp e la compagnia ha successivamente restituito tutti i bitcoin ai suoi clienti. L’hacker ha utilizzato il metodo d’attacco di social engineering in cui le informazioni personali vengono utilizzate per ingannare le vittime e fornire un mezzo di accesso a materiali sensibili. Mesi prima della rapina, l’hacker contattava i dipendenti di Bitstamp tramite Skype e l’email. Quando finalmente, Luka Kodric, l’amministratore del sistema è caduto nella trappola aprendo un file che credeva fosse inviato da un’organizzazione che lo invitava a diventare un suo membro, il sistema di Bitstamp è stato compromesso. Questo file ha poi dato l’accesso al hacker al file wallet.dat del portafoglio digitale e alla password.

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  • Cavirtex era il più grande exchange canadese che ha dovuto chiudere le porte dopo che, il 15 febbraio 2015, un numero non conosciuto di bitcoin sono stati rubati dalla piattaforma.
  • Getacoin è un exchange fondato nel 2013, in Hong Kong e diventato conosciuto perché era il primo exchange ad elencare l’ether in agosto 2015. Getacoin ha rivelato che il 9 maggio 2016 è caduto vittima di un attacco durante il quale sono scomparsi 185.000 ether e 250 bitcoin. L’attacco è durato tre giorni.
  • Bitfinex è uno dei più grossi exchange degli ultimi anni, fondato nel 2012 e con la sede a Hong Kong. Il 2 agosto 2016 qualcuno ha rubato 119.756 bitcoin del valore di 72.000.000$ dal hot wallet della piattaforma rendendo quell’attacco il secondo più importante, dopo quello di Mt Gox. Si ritiene che gli hacker hanno trovato una vulnerabilità nel mulit-signature wallet di Bitfinex.
  • Youbit (Yapizon) era un exchange sudcoreano che ha dovuto chiudere il 19 dicembre 2017 dopo il secondo attacco avvenuto nello spazio di meno di otto mesi. La prima volta che un hacker ha violato la sicurezza della piattaforma rubando 3.816,20 bitcoin era il 26 aprile 2017. Il secondo attacco è avvenuto il 19 dicembre e l’hacker ha rubato il 19% dei fondi dall’online wallet della compagnia.
  • Bithumb è il quarto più grande exchange di criptovalute al mondo e il primo in Corea del Sud. Opera circa il 20% delle operazioni mondiali di ether ed è il primo al mondo riguardo al volume di scambio di ethereum. Il 29 luglio 2017, un cyberattacco mirato alla piattaforma ha fatto sparire dagli account di 31.800 utenti miliardi di won coreani. Da un solo account utente sono stati rubati dei bitcoin per il valore di 10.000.000 won, mentre un utente riteneva di aver perso 1.2 miliardi won. Bithumb ha dichiarato che gli account compromessi facevano solo il 3% del totale dei clienti. La compagnia ha rivelato che l’attacco è stato possibile perché il computer che si trovava a casa di uno dei dipendenti era stato attaccato. Gli hacker, dopo aver rubato un database con i nomi, gli indirizzi email e i numeri di telefono degli utenti, sono poi riusciti a ricavarne delle password per gli account su Bithumb. Alcune vittime hanno detto di avere ricevuto delle chiamate dai presunti dipendenti di Bithumb con la richiesta di dettarli la password di Google Authenticator. Le vittime hanno eseguito le richieste per poi ritrovarsi con gli account svuotati.

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La cronologia di attacchi hacker, maggiori truffe e perdite

15 agosto 2010 – il hack al protocollo bitcoin – Jeff Garzik, il developer di Bitcoin Core, ha notato che qualcuno ha creato in un solo blocco una transazione da 92 miliardi di bitcoin. L’autore dell’attacco è stato in grado di fare leva su un bug nel codice utilizzato per controllare le transazioni prima di includerle in un blocco. Per ovviare al disastro, è stato fatto il primo hard fork e la nuova catena, blockchain, ha annullato la transazione rimediando alla perdita.

Aprile 2011 – luglio 2011 – Ubitex era la prima azienda ad essere quotata nella non più esistente “borsa” del GLBSE che è stata criticata per le sue operazioni illegali. La compagnia era gestita da un minore, ma questo fatto non era inizialmente noto. Circa 1.138,98 bitcoin degli investitori sono stati spesi o convertiti in dollari senza lasciare traccia. Anche se il fondatore di Ubitex era conosciuto, niente è stato restituito.

Giugno 2011 – Stefan Thomas era uno dei primi ad adottare bitcoin, ma ne ha persi 7.000 quando tutte le copie del suo portafoglio digitale sono svanite. Aveva tre copie e ne ha perse tutte non avendo effettuato un backup del sistema.

13 giugno 2011 – il computer di un miner di bitcoin che sul forum Bitcoin Talk usava il nickname Allinvain è stato forzato e gli sono stati rubati 25.000 bitcoin.

19 giugno 2011 un hacker ha rubato 2.000 bitcoin dall’exchange Mt Gox e altri 643 bitcoin sono stati ritirati dagli utenti che hanno cercato di trarre profitto dalla situazione di confusione creatasi sulla piattaforma.

20 – 21 giugno 2011 – MyBitcoin era uno dei primi bitcoin wallet. A luglio è stato attaccato da hacker che hanno rubato 78.739.58205388 bitcoin che ammontavano al 51% di bitcoin totali. Le password troppo deboli erano la causa della perdita. Ci sono dei presupposti per pensare ad una truffa piuttosto che a un cyberattacco.

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26 luglio 2011 – Bitomat.pl era un exchange polacco che ha perso 17.000 bitcoin come risultato di un errore tecnico. Bitomat.pl aveva il suo wallet sul server di Amazon. Questo wallet è stato cancellato durante il riavvio del server e siccome nessun backup è stato fatto, i bitcoin sono andati persi. Mt. Gox ha successivamente salvato Bitomat.pl e né i clienti né i proprietari originali hanno subito perdite.

11 settembre 2011 – Moonco.in era un exchange di criptovalute alternative a bitcoin, ma all’improvviso il proprietario della piattaforma, Mr. Moon è svanito insieme ai soldi degli investitori. Questo incidente, ha avuto delle ripercussioni anche su altre criptovalute come il SolidCoin come anche sul bitcoin e il namecoin.

5 ottobre 2011 – Bitcoin7 era un exchange americano dal quale sono spariti circa 11.000 bitcoin che presumibilmente sono stati rubati dai proprietari.

28 ottobre 2011 – Mt Gox ha perso esattamente 2609.36304319 bitcoin che, però, sono stati poi rimborsati.

Novembre 2011 – Bitcoin Savings & Trust BST era uno schema ponzi operato da Trandon Shavers che prometteva una rendita del 7% a settimana che si traduceva in 3,641% di ritorno annuo. Lo schema è collassato il 28 agosto 2012 e con esso 146.000 bitcoin.

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Gennaio – Aprile 2012 – Bitscalper era una truffa il cui risultato erano 1.000 bitcoin rubati a quelli che volevano ricavare profitti irrazionali da un “motore di arbitraggio”.

Febbraio 2012 – Andrew Nollan ha truffato le gente per 10.000 bitcoin

1 marzo 2012 – Linode, una compagnia di cloud hosting che ospitava sui suoi server otto account collegati con bitcoin. È stata hackerata e di conseguenza i hot wallet di quelle compagnie sono stati compromessi. Dai wallet di Bitcoinica sono stati rubati 43.554 bitcoin.

11 aprile 2012 – Betcoin, una piattaforma di gambling con le criptovalute, ha subito un duro colpo quando il suo proprietario è scappato con i soldi dei giocatori più quello che c’era nel cold storage per un totale di 3.171 bitcoin.

11 maggio 2012 – Bitcoinica, ha subito un altro hack tramite un indirizzo email compromesso. 18.500 bitcoin sono stati portati via dall’online wallet come anche l’intero database con i dati personali degli utenti.

13 luglio 2012 – Bitcoinica perde altri 40.000 bitcoin da an account su Mt Gox.

31 luglio 2012 – BTC-E  Liberty Reserve era un exchange e una trading platform fondata a luglio 2011. Ha dichiarato di aver subito l’attacco hacker che era riuscito a decifrare la sua chiave API segreta lunga 16 caratteri. BTC-E ha dichiarato che circa 4.500 BTC sono stati persi, ma che poi sono stati restituiti ai clienti dai propri fondi.

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4 settembre 2012 – Bitfloor ha subito l’attacco e 24.086 BTC sono stati prelevati da un wallet non crittografato.

17 settembre 2012 – Mybitcointrade.com era un exchange che operava anonimamente e il cui proprietario è scappato con 2.000 bitcoin.

Settembre- Novembre 2012 – un hacker ha usato il malware Trojan per rubare 3.457 bitcoin dagli account degli utenti di Bitcoin Talk come anche da  Mt Gox

13 ottobre 2012 – 50BTC bitcoin mining pool ha sofferto un hack nel software di contabilità. Sono stati rubati 1.173 bitcoin, ma non si è mai riuscito a capire dov’era il problema, tant’è vero che 50BTC ha dovuto riscrivere tutto il software di contabilità.

21 dicembre 2012 – BitMarket.eu, un exchange polacco, ha perso una grossa porzione dei fondi che erano depositati sull’exchange Bitcoinica, precedentemente hackerato.

Febbraio 2013 – il cold wallet di Bit LC è stato svuotato dei 2.000 bitcoin.

10 marzo 2013 – BTCGuild, una bitcoin mining pool, ha perso 1.254 bitcoin durante un upgrade. La pool ha pagato più bitcoin del dovuto. 47 bitcoin sono stati restituiti.

28 marzo 2013 – Mercado Bitcoin, uno dei più grossi exchange in Brasile, ha dichiarato di essere stato hackerato. Il sito ha chiuso e dopo tre mesi è tornato trionfante riaprendo la piattaforma e restituendo tutti i soldi, ma Leandro Cesar, il proprietario della compagnia ha fatto questi 500 bitcoin in un modo non del tutto legale. Il 3 ottobre 2010 aveva deciso di creare il proprio fondo chiamato Bitcoin Rain che garantiva il ritorno mensile del 9-12%. Fino a marzo 2013 tutti ottenevano i loro soldi ma quando un cliente ha deciso di ritirare 1.000 bitcoin, Leandro ha dichiarato di essere stato vittima di un attacco hacker e ha chiuso Bitcoin Rain e Mercado Bitcoin. Durante il periodo di funzionamento dello schema ponzi, ha raccolto circa 4.000 bitcoin dei quali ha restituito solo 500.

19 aprile 2013 – OzCoin, una delle maggiori bitcoin mining pool, ha riportato di aver subito un’attacco nei loro server durante il quale sono scomparsi 923 bitcoin. Tuttavia, in meno di un giorno, oltre la metà dei soldi è stata sequestrata mentre passava attraverso il portafoglio web StrongCoin, e prontamente restituita a OzCoin. Altri 354,06 bitcoin non sono mai stati ritrovati.

2 ottobre 2013 – Silk Road era il mercato nero dell’internet che si nascondeva dietro il Tor. Su quel mercato si poteva comprare droga, carte di credito, documenti falsi, armi e qualsiasi cosa illecita sia. Le transazioni venivano effettuate in bitcoin. Il proprietario del sito Ross Ulbricht è stato arrestato dall’FBI e il sito di Silk Road è stato messo offline. L’FBI ha anche sequestrato 3,6 milioni di dollari in bitcoin.

bitcoin silk road

23-26 ottobre 2013 – Inputs.io era un servizio wallet che è stato violato e 4.100 bitcoin sono stati portati via da hacker.

11 novembre 2013 – Bitcash.cz, un exchange basato in Repubblica Ceca, ha dichiarato di avere subito un attacco cibernetico che ha coinvolto i portafogli di 4.000 utenti. Sono stati rubati circa 485 bitcoin del valore di 100.000$

15-17 novembre 2013 – BIPS, un exchange danese, è stato hackerato e più di 22.000 account sono stati svuotati per un totale di 1.295 bitcoin.

18 novembre 2013 – Bidextreme.pl exchange subisce l’hackeraggio e spariscono bitcoin e litecoin dai suoi wallet.

Novembre 2013 – Picostocks, il primo mercato azionario bitcoin, ha perso 6.000 bitcoin dai cold e hot wallet della compagnia. Picostocks sospettava degli ex dipendenti che avevano accesso al sistema e che avrebbero potuto copiare i wallet per poi decriptarli.

24 febbraio 2014 – Mt Gox è stato hackerato un’altra volta e sono spariti 850.000.000 bitcoin dei quali solo 199.999,99 sono stati ritrovati

3 marzo 2014 – Flexcoin, un exchange canadese perde 896 bitcoin del valore di 560.000$

4 marzo 2014 – Poloniex è stato attaccato da un hacker che aveva scoperto che inviando multipli prelievi a raffica, il sistema non riusciva ad aggiornare il saldo abbastanza in fretta. Ha ritirato così 97 bitcoin che Poloniex ha poi restituito ai clienti.

11 marzo 2014 – CryptoRush.in exchange è stato violato e 950 bitcoin più litecoin e altre criptovalute sono stati rubati

14 marzo 2014 – Bitcurex.pl ha subito un attacco cibernetico e una porzione dei bitcoin che era custodita nel hot wallet della compagnia è stata rubata. Sono scomparsi circa 18,978.5 bitcoin.

bitcurex attacco hacker

19 marzo 2014 – CoinEx.pw exchange è stato attaccato e tutti i bitcoin sono stati rubati

31 marzo 2014 – un hacker è riuscito a installare un dogecoin miner malware e trarne il profitto di 500.000.000 dogecoin. L’hacker ha preso di mira le scatole NAS (Network Attached Storage) prodotte dalla Synology Inc. con sede a Taiwan e ha utilizzato la sua potenza di calcolo per estrarre i dogecoin attraverso un pool privato.

13 maggio 2014 – DogeVault.com, il servizio di deposito dogecoin è stato compromesso da hacker e sono stati rubati circa 111.000.000 di dogecoin del valore di 51.000$.

9 luglio 2014 – 50.000 account di Facebook sono stati infettati da un botnet operato da un gruppo di cibercriminali che operavano dalla Grecia. Il botnet, chiamato Lecpetex, si propagava tramite la piattaforma Facebook, infettando i computer delle persone dopo che un file zip contaminato veniva aperto. Un file Java che vi era racchiuso scaricava e successivamente installava sul computer compromesso un litecoin miner. Facebook ha poi dichiarato che Lecpetex aveva cominciato a propagarsi a partire da dicembre dell’anno precedente.

15 agosto 2014 – Cannabis Road’s bitcoin wallet è stato forzato e svuotato dai 200 bitcoin che vi erano presenti.

Ottobre 2014 – MintPal era una delle più grosse piattaforme di trading delle altcoin fino a quando un giorno, la compagnia ha dichiarato di essere stata vittima di un hack per più di 3.700 bitcoin e l’exchange è stato chiuso. Oggi sappiamo che quel hacker era lo stesso proprietario della piattaforma, Ryan Kennedy, e che è stato catturato.

10 dicembre 2014 – Blockchain.info è un bitcoin wallet che è stato hackerato durante un software update. L’update ha creato un buco di due ore nella sicurezza del wallet, ma ciò è bastato per far sparire 300 bitcoin. Fortunatamente, il hacker era quello “buono” e ha dichiarato su Reddit che aveva rubato i bitcoin per proteggere i fondi degli gli utenti durante la vulnerabilità del wallet. Dopo che Blockchain.info ha risolto il problema della sicurezza, l’hacker ha restituito i bitcoin. Una settimana più tardi ha scovato un’altra debolezza nel wallet e ha rubato altri 255 bitcoin che poi ha restituito. Non era l’ultima volta che Blockchain cadesse vittima di hackeraggio e negli anni, gli utenti del wallet hanno perso parecchi bitcoin.

blockchain.info hack

Gennaio 2015 – Bitstamp, un exchange con la sede a Lussemburgo, ha annunciato che 18.866 bitcoin sono stati rubati dal hot wallet della compagnia.

15 febbraio 2015 – Cavirtex, un exchange canadese, viene privato di tutti i bitcoin.

Agosto 2015 – Getacoin, un exchange basato a Hong Kong e famoso per essere il primo a elencare l’ether, ha sofferto un attacco cibernetico perdendo 185.000 ether e 250 bitcoin.

18 giugno 2016 – Decentralised Autonomous Organization DAO era un progetto Ethereum. Il suo obiettivo era codificare le regole e l’apparato decisionale di un’organizzazione, eliminando la necessità di documenti e persone nel governo, creando una struttura con controllo decentralizzato. La ICO DAO, che serviva a raccogliere i fondi, è stata lanciata il 30 aprile 2016 ed è presto diventata la più grande iniziativa di crowdfunding con 150.000.000$ raccolti da 11.000 contribuenti. Lo smart contract di DAO aveva però una debolezza che un hacker è riuscito a rilevare. Ha creato una copia di DAO in grado di drenare l’ether dal vero DAO. È riuscito a raccogliere 3.600.000 ether quando finalmente qualcuno si è accorto di ciò che stava succedendo. La risposta di Ethereum Foundation è stata immediata ed è stato fatto il hard fork. Gli ether rubati sono stati recuperati e restituiti ai contribuenti.

DAO hacker attack

Luglio 2016 – Steemit.com, un social media blockchain dove gli utenti vengono premiati con gli steem per il contenuto che creano, è stato hackerato e 260 account sono stati compromessi per un totale di 85.000$

2 agosto 2016 – Bitfinex è caduto vittima del secondo più importante attacco ad un exchange. Sono stati rubati 119.756 bitcoin del valore di 72.000.000$

13 ottobre 2016 – Bitcurex ha subito un altro attacco hacker durante il quale sono stati rubati 2.300 bitcoin

26 aprile 2017 – Youbit (Yapizon), un exchange sudcoreano, ha perso 3.816,20 bitcoin dopo un attacco hacker

Luglio 2017 – CoinDash, una startup israeliana ha rilasciato una ICO per raccogliere i fondi. Dopo soli 13 min dall’apertura di crowdfunding, un hacker ha cambiato l’indirizzo ethereum pubblicato sul sito di CoinDash. Ma non è stato cambiato solo l’indirizzo, ma anche il sito, in modo tale che il sito faceva vedere l’indirizzo falso a intermittenza, così che solo una parte dei soldi veniva deviata. In questo modo nessuno si è accorto del hack finché la cifra rubata non è arrivata a 7.000.000$. La compagnia ha immediatamente cessato il crowdfunding anche se ha raccolto 6.400.000$.

19 luglio 2017 – Parity multisig wallet che serve a custodire gli ether, ha avuto una debolezza che è stata presa di mira da hacker. Il wallet custodiva gli ether delle ICO Edgeless Casino, Swarm City e aeternity blockchain per un totale di 153.017 ether che sono stati così rubati. Quando Parity ha rilasciato un avvertimento, gli hacker “buoni” hanno cominciato a svuotare i wallet appartenenti alle altre ICO prevenendo quelli “cattivi” di prenderne possesso.

attacco hacker parity

21 novembre 2017 – Tether è una criptovaluta ed anche l’emittente dello USDT. In un attacco hacker ha perso quasi 31.000.000$. I fondi che erano presenti nel portafoglio tether.to sono stati trasferiti su un indirizzo bitcoin non autorizzato. La Tether ha anche comunicato che non aveva l’intenzione di rimborsare le perdite.

6 dicembre 2017 – NiceHash è stato derubato da hacker e circa 4.736,42 bitcoin (62 mln $) sono scomparsi nel nulla.

attacco hacker a nice bitcoin hash mining pool

19 dicembre 2017 – Youbit è caduto vittima di un altro attacco cibernetico, perdendo il 19% di tutti i fondi e come risultato ha chiuso la piattaforma per sempre.

 

Gli attacchi hacker, truffe e perdite di bitcoin dovute a vari eventi accidentali hanno spesso un effetto domino sul prezzo non solo di bitcoin, ma anche di altre criptovalute. Ogni volta che succede un grande ciberattacco, la fiducia in bitcoin diminuisce.

Il fenomeno di criptovalute ha ancora una lunga strada da fare, ma per dare la prova di non essere solamente una grossa bolla finanziaria, devono essere attuate delle misure precauzionali e più pressione riguardante la sicurezza dei fondi degli investitori.

 

Abbiamo cercato di includere in questo elenco tutti gli attacchi hacker, truffe e perdite, ma se sai di qualcosa che abbiamo ommesso, per favore, scrivilo nei commenti e aggiorneremo la lista.

Se hai trovato in questo articolo delle informazioni utili, per favore, dona anche pochi centesimi e sostieni chi cerca di diffondere l’utilizzo delle criptovalute.

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Le origini dei bitcoin casinò e la legge nei vari paesi

La storia di bitcoin casinò

Quando nel aprile del 2012 Erik Voorhees creò Satoshi Dice, che fu il primo bitcoin casinò al mondo, non poteva di certo aspettarsi che dopo appena 15 mesi avrebbe guadagnato dalla sua vendita 11,5 milioni di dollari. Il nome dell’acquirente non fu mai stato svelato e la vendita di Satoshi Dice avvenne in bitcoin ammontando a 126,315 BTC. Era e rimane ancora adesso la più grande acquisizione effettuata in una criptovaluta.

Satoshi Dice esiste ancora e offre un gioco di dadi unico in cui si deve scegliere un numero fortunato. Poi il Fantasma di Satoshi tira i dadi e se il numero del giocatore è inferiore al risultato, significa una vittoria certa. A causa della sua funzione semplice ma emozionante, il gioco ha dimostrato di essere avvincente ed additivo.

1dice1e6pdhLzzWQq7yMidf6j8eAg7pkY, è un indirizzo bitcoin versione 0. Inviando monete a questo indirizzo, si partecipa al gioco d’azzardo “lessthan 1” di Satoshi Dice, che offre una probabilità dello 0,0015% di vincere 64000 volte la scommessa originale. Poiché Satoshi Dice è completamente automatico, le transazioni inviate a questo indirizzo ricevono il pagamento quasi immediatamente dopo la trasmissione.

Finora, la popolarità di Satoshi Dice ha fatto sì che questo indirizzo bitcoin fosse tra gli indirizzi più utilizzati al mondo.

Partendo dal successo di Satoshi Dice, il mondo del gambling ha visto un’opportunità nel bitcoin e presto Satoshi Dice non fu più l’unico casinò che accettava bitcoin.

Curaçao, Costa Rica e l’Isola del Man erano i primi ad aiutare i casinò ad ottenere le licenze necessarie per poter operare e nel 2013 Curaçao contribuì alla creazione dei bitcoin casinò come Cloudbet, Bitcoin, BetChain, Golden Star e tanti altri.

Non essendo considerato denaro reale, il bitcoin era comodo per ovviare alle normative intorno al gioco d’azzardo sia negli USA sia in altri paesi del mondo.

Il governo americano rese quasi impossibile il gioco d’azzardo online ai suoi cittadini che hanno sempre cercato di giocare lo stesso utilizzando prima gli e-wallet e poi Western Union o Money Gram. Siccome gli altri due metodi di trasferimento di fondi erano molto costosi, la possibilità che offriva l’utilizzo di bitcoin è stata velocemente accolta da un pubblico molto vasto.

Le transazioni istantanee, zero o molto basse commissioni, niente banche di mezzo, privacy sono le caratteristiche più importanti dell’utilizzo di bitcoin nei casinò online, ma in Italia, gli operatori del gioco d’azzardo con licenza AAMS sono reticenti ad accettare i pagamenti in bitcoin perché le norme antiriciclaggio sono molto stringenti anche se, al contrario da quel che si pensa, da un report pubblicato nel 2015 dall’HM Treasury e dall’Home Office UK risulta che il rischio che il bitcoin venga utilizzato per finanziare il terrorismo e il riciclaggio di denaro è basso.

 

Le normative sui bitcoin casinò in vari paesi del mondo

Così, gli italiani che vogliono scommettere o giocare al casinò con i bitcoin si rivolgono ai bookmakers e casinò stranieri dove possono giocare senza neanche fornire dei documenti per la registrazione e senza che l’AAMS possa intervenire in qualche modo.

Il bitcoin in Italia non è considerato denaro quindi lo si può usare per il gioco.

Gli unici paesi che hanno fatto qualcosa per regolare i bitcoin casinò sono stati la Spagna e l’Inghilterra.

Il gioco sui bitcoin casinò non è vietato di per sé negli USA, ma tanti siti di gambling hanno smesso di accettare i giocatori con l’IP americano perché le leggi cambiano da stato a stato e non sono molto chiare.

Parlando di operatori di gioco d’azzardo bitcoin, il famigerato sito web di bitcoin poker, SealsWithClubs, fu ufficialmente chiuso dai funzionari dello stato del Nevada nel 2015. Bryan Micon, che gestiva questa piattaforma, si dichiarò colpevole per aver gestito una piattaforma di poker online senza licenza.

In Spagna, il gioco d’azzardo online con bitcoin divenne molto popolare poiché fu in grado di usare la criptovaluta per evitare la legge sul gioco d’azzardo che fu in vigore nel paese. Questo è cambiato quando El Ministerio de Hacienda ha dichiarato che tutti i siti di gioco d’azzardo, anche quelli che operano solo in bitcoin, sono obbligati ad ottenere una licenza generale di scommesse e la corrispondente licenza individuale.

Una situazione molto simile si è delineata anche nel Regno Unito. Da pochi anni, tutti i siti di gioco con i bitcoin e altri siti di gioco di criptovalute sono tenuti ad avere una licenza dalla UK Gambling Commission se vogliono continuare a fornire ai clienti del Regno Unito i loro prodotti e servizi altrimenti, potranno essere colpiti da sanzioni o dovranno cessare completamente le operazioni nella regione.

In Italia, l’AAMS non si è ancora espressa sull’argomento e la legge vigente sul gioco d’azzardo è questa:

L’articolo 50 L. 296/2006 descrive i casinò online come “giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro”.

Il bitcoin non è considerato denaro quindi i bitcoin casinò non possono entrare nella categoria dei casinò online ed essere regolati come tali a meno che il governo italiano non si esprima e accetti bitcoin come denaro.

Da questo quadro generale si deduce che la legislazione intorno ai bitcoin casinò è ancora molto immatura e non del tutto chiara. Le leggi vigenti lasciano tanto spazio all’interpretazione e le decisioni delle autorità riguardanti le criptovalute sono spesso ambigue.

Chi vuole offrire il gioco d’azzardo in bitcoin è quindi confuso e spesso deve indagare se un tale servizio in un dato paese è legale, se ha bisogno di una licenza e dai quali paesi può accettare clienti, ma ci sono alcune cose che sono già chiare:

– se in un paese il gioco d’azzardo è strettamente vietato allora anche il gioco con il bitcoin sarà vietato

– le giurisdizioni sul gioco d’azzardo come Curacao o il Regno Unito sono molto reputatili e rilasciano licenze ai casinò che accettano bitcoin, il che significa che accettano la responsabilità di controllare l’operatività dei siti web di criptovaluta. Finché il casinò online segue le regole e i regolamenti della giurisdizione prescelta, opera legalmente

– l’atteggiamento delle diverse autorità nei confronti del bitcoin sta cambiando molto rapidamente, con sempre più paesi che guardano al bitcoin positivamente e discutono sulla regolamentazione delle criptovalute e dei servizi basati su blockchain. Tuttavia, molti governi oggi non si riferiscono ancora al bitcoin come alla valuta reale. Se non è una valuta “reale”, qualsiasi regolamento relativo ai casinò online tradizionali (valuta fiat) non dovrebbe essere applicato ai siti di gioco d’azzardo bitcoin.

 

Perché un bitcoin casinò ha bisogno di una licenza?

È una cosa certa che un casinò o un bookmaker online ha assolutamente bisogno di una licenza per poter operare. La licenza serve per poter integrare i diversi tipi di pagamento sul proprio sito web come anche per poter aprire un conto bancario commerciale. Senza queste premesse, un casinò o un bookmaker che accetta le valute fiat non avrebbe modo per accettare clienti e quindi per operare.

La nascita di bitcoin annulla il bisogno di una licenza perché non è più un prerequisito per poter accettare clienti. Le transazioni che avvengono in bitcoin non passano da una terza parte, ma avvengono internamente. Depositi e prelievi vengono trasmessi istantaneamente da un indirizzo bitcoin all’altro senza che passino per una banca o una società finanziaria.

Anche se una licenza non è necessaria e i giocatori possono giocare al bitcoin casinò senza che nessuna autorità governativa ne sappia qualcosa, l’acquisizione di una licenza di gioco valida da una delle giurisdizioni di licenze di gioco d’azzardo diventa un importante strumento di marketing che contribuisce alla fedeltà dei giocatori e aumenta considerevolmente la reputazione del casinò.

Quando un giocatore sceglie di trasferire i propri fondi sull’account di un casinò o di un bookmaker, vuole avere la certezza che questi fondi siano al sicuro. La presenza di una licenza li dà la sicurezza che questi fondi sono protetti da un’autorità indipendente.

 

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Le normative sui bitcoin casinò in vari paesi del mondo

Così, gli italiani che vogliono scommettere o giocare al casinò con i bitcoin si rivolgono ai bookmakers e casinò stranieri dove possono giocare senza neanche fornire dei documenti per la registrazione e senza che l’AAMS possa intervenire in qualche modo.

Il bitcoin in Italia non è considerato denaro quindi lo si può usare per il gioco.

Gli unici paesi che hanno fatto qualcosa per regolare i bitcoin casinò sono stati la Spagna e l’Inghilterra.

Il gioco sui bitcoin casinò non è vietato di per sé negli USA, ma tanti siti di gambling hanno smesso di accettare i giocatori con l’IP americano perché le leggi cambiano da stato a stato e non sono molto chiare.

Parlando di operatori di gioco d’azzardo bitcoin, il famigerato sito web di bitcoin poker, SealsWithClubs, fu ufficialmente chiuso dai funzionari dello stato del Nevada nel 2015. Bryan Micon, che gestiva questa piattaforma, si dichiarò colpevole per aver gestito una piattaforma di poker online senza licenza.

In Spagna, il gioco d’azzardo online con bitcoin divenne molto popolare poiché fu in grado di usare la criptovaluta per evitare la legge sul gioco d’azzardo che fu in vigore nel paese. Questo è cambiato quando El Ministerio de Hacienda ha dichiarato che tutti i siti di gioco d’azzardo, anche quelli che operano solo in bitcoin, sono obbligati ad ottenere una licenza generale di scommesse e la corrispondente licenza individuale.

Una situazione molto simile si è delineata anche nel Regno Unito. Da pochi anni, tutti i siti di gioco con i bitcoin e altri siti di gioco di criptovalute sono tenuti ad avere una licenza dalla UK Gambling Commission se vogliono continuare a fornire ai clienti del Regno Unito i loro prodotti e servizi altrimenti, potranno essere colpiti da sanzioni o dovranno cessare completamente le operazioni nella regione.

In Italia, l’AAMS non si è ancora espressa sull’argomento e la legge vigente sul gioco d’azzardo è questa:

L’articolo 50 L. 296/2006 descrive i casinò online come “giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro”.

Il bitcoin non è considerato denaro quindi i bitcoin casinò non possono entrare nella categoria dei casinò online ed essere regolati come tali a meno che il governo italiano non si esprima e accetti bitcoin come denaro.

Da questo quadro generale si deduce che la legislazione intorno ai bitcoin casinò è ancora molto immatura e non del tutto chiara. Le leggi vigenti lasciano tanto spazio all’interpretazione e le decisioni delle autorità riguardanti le criptovalute sono spesso ambigue.

Chi vuole offrire il gioco d’azzardo in bitcoin è quindi confuso e spesso deve indagare se un tale servizio in un dato paese è legale, se ha bisogno di una licenza e dai quali paesi può accettare clienti, ma ci sono alcune cose che sono già chiare:

– se in un paese il gioco d’azzardo è strettamente vietato allora anche il gioco con il bitcoin sarà vietato

– le giurisdizioni sul gioco d’azzardo come Curacao o il Regno Unito sono molto reputatili e rilasciano licenze ai casinò che accettano bitcoin, il che significa che accettano la responsabilità di controllare l’operatività dei siti web di criptovaluta. Finché il casinò online segue le regole e i regolamenti della giurisdizione prescelta, opera legalmente

– l’atteggiamento delle diverse autorità nei confronti del bitcoin sta cambiando molto rapidamente, con sempre più paesi che guardano al bitcoin positivamente e discutono sulla regolamentazione delle criptovalute e dei servizi basati su blockchain. Tuttavia, molti governi oggi non si riferiscono ancora al bitcoin come alla valuta reale. Se non è una valuta “reale”, qualsiasi regolamento relativo ai casinò online tradizionali (valuta fiat) non dovrebbe essere applicato ai siti di gioco d’azzardo bitcoin.

 

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Perché un bitcoin casinò ha bisogno di una licenza?

È una cosa certa che un casinò o un bookmaker online ha assolutamente bisogno di una licenza per poter operare. La licenza serve per poter integrare i diversi tipi di pagamento sul proprio sito web come anche per poter aprire un conto bancario commerciale. Senza queste premesse, un casinò o un bookmaker che accetta le valute fiat non avrebbe modo per accettare clienti e quindi per operare.

La nascita di bitcoin annulla il bisogno di una licenza perché non è più un prerequisito per poter accettare clienti. Le transazioni che avvengono in bitcoin non passano da una terza parte, ma avvengono internamente. Depositi e prelievi vengono trasmessi istantaneamente da un indirizzo bitcoin all’altro senza che passino per una banca o una società finanziaria.

Anche se una licenza non è necessaria e i giocatori possono giocare al bitcoin casinò senza che nessuna autorità governativa ne sappia qualcosa, l’acquisizione di una licenza di gioco valida da una delle giurisdizioni di licenze di gioco d’azzardo diventa un importante strumento di marketing che contribuisce alla fedeltà dei giocatori e aumenta considerevolmente la reputazione del casinò.

Quando un giocatore sceglie di trasferire i propri fondi sull’account di un casinò o di un bookmaker, vuole avere la certezza che questi fondi siano al sicuro. La presenza di una licenza li dà la sicurezza che questi fondi sono protetti da un’autorità indipendente.

Investire in bitcoin o è troppo tardi?

A giugno di quest’anno stavo cenando con alcuni amici e il discorso si era presto direzionato verso il bitcoin e il suo prezzo che aveva raggiunto il nuovo massimo storico del 2.800€. Eravamo tutti allibiti da questa crescita esponenziale; qualcuno aveva detto che vorrebbe provare ad investire alcuni milioni ma che il rischio era alto, ma alla fine credo che ognuno di noi sentiva di avere perso il treno che ci avrebbe portati a diventare milionari.

Il prezzo del bitcoin ha ultimamente superato 11.000€. Dall’inserimento di bitcoin negli exchange nel 2010, questo prezzo è cresciuto in modo inverosimile. Un investimento di 100$ nel 2010 avrebbe reso ad oggi più di 140 milioni di dollari. È comprensibile che quando si pensa a queste cifre, viene voglia di comprare qualche frazione di bitcoin e diventare investitori nella speranza di guadagnare qualche migliaio se non addiritura qualche milione di euro.

Dopo che erano passati alcuni mesi e il prezzo di bitcoin continuava a salire e a raggiungere sempre i nuovi massimi storici, ho deciso di comprare qualche frazione di bitcoin. Il prezzo era ormai di 5.000€ e non volevo rischiare una somma così grossa in un titolo che tutti descrivevano come una bolla destinata a scoppiare quindi ho deciso di investire 1000€ e di andarci piano.

Mi sono precipitato su etoro e in pochi giorni ho guadagnato alcune centinaia di euro. C’è da dire che su etoro non si possono comprare le criptovalute in sé quindi non le puoi trasferire sul tuo portafoglio digitale. Per comprare bitcoin devi rivolgerti a un exchange come cex.io o Livecoin.

Quando ho visto che i guadagni erano possibili, ho deciso di vendere tutto e trasferirmi su Plus500 perché offriva una leva del 1:10 e c’era una maggiore possibilità di guadagno. Sapevo già fare il trading con la leva ed ero cosciente che dovevo avere un margine molto alto considerando che il bitcoin è molto volatile e che il prezzo poteva variare anche del 20% in un giorno.

Ho scelto il trading a breve termine piuttosto che un investimento a lungo termine perché i potenziali guadagni mi sembravano maggiori, anche se il rischio era molto più alto. Anche la somma investita non era alta per cui preferivo riempire il mio portafoglio velocemente per poi spostarmi sull’investimento a lungo termine che era comunque meno stressante e che aveva più senso con una somma più alta.

Dopo alcuni investimenti molto profiqui che mi hanno fatto raddoppiare e triplicare l’investimento iniziale, la mia autodisciplina si è attenuata e l’ingordigia ha preso il sopravvento. Ho comprato bitcoin lasciando il margine troppo basso e alla prima grande correzione del prezzo, la mia posizione si è chiusa.

Non ragionavo più ed ero guidato dalle emozioni. Ho cercato di riguadagnare subito ciò che ho perso e ho aperto una posizione al ribasso visto che il prezzo scendeva, ma dopo poco, il trend era cambiato di nuovo e di nuovo mi mancava il margine necessario per tenere la posizione aperta. Ho aggiunto i fondi la prima volta, poi la seconda e poi la terza e quando ho visto che il prezzo non sarebbe più tornato al punto d’acquisto, l’ho data per vinta e ho aspettato finché la posizione si chiudesse da sola. Con le emozioni che guidavano completamente le mie azioni non era più trading, era come giocare al casinò.

Dopo che ho ingoiato il rospo e ho imparato alcune lezioni riguardo al margine, il trading con la leva e l’autodisciplina, adesso non aspetto altro che un nuovo punto d’entrata.

Il bitcoin per alcuni è il futuro, per altri è una bolla. Non importa cos’è, l’importante è che fa guadagnare. Bisogna cavalcare l’onda per non avere mai rimpianti di non aver rischiato. Con le ultimissime previsioni del prezzo di bitcoin che nel 2018 vedono la criptomoneta salire fino a 50.000$ e con gli esperti del settore che ritengono che il bitcoin sarà il miglior investimento ad alta crescita nel 2018, credo che si possa dire per certo, che non è troppo tardi per chi vuole investire in bitcoin.

Certo, per chi vuole comprare bitcoin vi consiglio di farlo senza leva e di tenere i bitcoin in un portafoglio digitale e non sul conto di un exchange. Vi consiglio anche di comprarlo e non avere paura di un brutto calo del prezzo perché l’esperienza e grafici ci insegnano che tale calo nel bitcoin è una normalità.

Ormai seguo bitcoin da tanto tempo e vi posso dire che per chi un brutto calo del prezzo significa una perdita, per un altro trader è un buon punto per acquistare bitcoin a basso prezzo e guadagnare tanti soldi in poco tempo.

È legale giocare sui bitcoin casinò?

La legge intorno ai casinò che accettano bitcoin

Il bitcoin è un fenomeno talmente nuovo e la sua crescita è talmente veloce che tanti lo descrivono come una bolla finanziaria destinata a scoppiare.

Per quanto giovane il bitcoin sia, sono già otto anni che esiste e che fa parlare di sé con sempre maggiore insistenza. La gente lo compra e lo vende facendo  fortuna con il trading, altri lo comprano e lo lasciano nei propri portafogli digitali come l’investimento, altri ancora lo usano per le transazioni e per pagamenti vari.

Il fatto che il prezzo di bitcoin ha superato la somma di 10.000€ dipende solamente dalla domanda sempre più alta. Oltre alle persone, ci sono anche le banche e varie compagnie che vi investono e tutti cercano di trarne qualche profitto. Gli unici che non sanno cosa farsene sono gli stati.

Alcuni stati hanno bannato il bitcoin, altri lo hanno accolto e regolarizzato, ma la maggioranza dei governi non si esprimono ancora o semplicemente non sanno se renderlo legale oppure illegale.

E intanto che i governi si prendono il tempo per vedere come si sviluppa la situazione, i casinò online accettano bitcoin come metodo di pagamento perché il bitcoin rende il gioco al casinò più facile e più divertente.

In Italia e in tanti altri paesi, i casinò sono regolamentati dallo stato. In Italia questa regolamentazione è fatta da l’AAMS. Fino a pochi anni fa, il gioco online non era soggetto alle leggi, ma poi l’AAMS ha reso la vita dei casinò e dei bookmakers difficile obbligandoli a comprare le licenze per operare in Italia. Da allora, ci sono dei limiti sulle puntate, sui depositi e prelievi e su tante altre cose e in più, il giocatore, attraverso il codice fiscale, è tracciato dall’Agenzia delle Entrate.

Ecco perché il successo dei bitcoin casinò è così grande. I casinò che accettano bitcoin non hanno tutti questi limiti e tutto il resto è più semplice e veloce.

 

Qual’è il vantaggio di usare bitcoin nei casinò online?

  • Depositi e prelievi istantanei – utilizzando la valuta tradizionale bisogna aspettare giorni per spostare i fondi, ma a differenza delle transazioni bancarie, bitcoin è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e non è affetto dalle festività governative, bancarie o dai weekend; una volta inviato il pagamento, appare subito sull’altro conto
  • Privacy – tutti gli account bitcoin sono anonimi e l’identità di tutti i titolari di account non è nota a nessuno. Tanti bitcoin casinò richiedono solamente un indirizzo e-mail per creare un account e quindi non devi fornire nessun documento né durante la registrazione né durante il prelievo; è proprio l’anonimato il motivo per cui i giocatori americani scelgono casinò di bitcoin
  • Le commissioni sulle transazioni sono inesistenti o bassissime che al confronto con i pagamenti tradizionali tramite carte di credito, bonifico bancario, Skrill o PayPal possono essere alte
  • La sicurezza – dovendo fornire solo l’indirizzo di portafoglio bitcoin per ricevere i fondi, il livello di sicurezza è alto. Oltre a questo, non sono richieste ulteriori informazioni. La password del account rimane segreta e conosciuta solo al proprietario.

Alcuni bitcoin casinò scelgono comunque di utilizzare ancora la valuta tipo fiat (euro, dollari, sterline…) e per questo richiedono i documenti per verificare l’identità del utente, ma altri, tipo CloudbetBetcoin o BitcoinPenguin chiedono soltanto l’email per registrare un account.

 

Ma la domanda che interessa di più agli Italiani è se i bitcoin casinò sono legali in Italia e se sono autorizzati da AAMS.

Per rispondere alla domanda bisogna prima vedere cosa dice la legge riguardo al gioco d’azzardo a distanza e cioè online.

L’articolo 50 L. 296/2006 descrive i casinò online come “giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro”.

Il bitcoin non è denaro, ma è una criptovaluta che non ha un emittente quindi non é soggetta né ad autorizzazione né alle leggi. I bitcoin casinò non vengono oscurati da AAMS  come succede con i casinò che utilizzano le valute fiat e che non hanno acquistato licenza per operare in Italia.

Per rispondere alla domanda posta in precedenza possiamo dire con certezza che finché le normative non cambiano, è legale giocare sui bitcoin casinò. I casinò che accettano i bitcoin non sono autorizzati da AAMS, ma chi gioca su questi casinò non rischia nulla.

In Spagna i bitcoin casinò sono soggetti alla normativa sul gioco online (Ley 13/2011 del 28.05.2011) e quindi vengono trattati come i casinò che utilizzano le valute tipo fiat. Finché l’Italia non si esprime sull’argomento, è lecito giocare sui bitcoin casinò. Visita il nostro comparatore di bitcoin casinò e scegli quello che fa per te.

 

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