Coinbase annuncia l’aggiunta di Ethereum Classic

Coinbase, uno dei più grandi exchange di criptovalute al mondo, ha annunciato oggi l’integrazione di Ethereum Classic (ETC) in tutti i suoi servizi che dovrebbe avvenire nei “prossimi mesi”.

La società ha dichiarato che sta per cominciare il lavoro d’ingenieria per l’integrazione della criptovaluta e una volta raggiunta la fase finale di test, annuncerà una data di lancio concreta.

Coinbase ha probabilmente preferito rivelare il listing già adesso perché il codice durante il lavoro d’integrazione svelerebbe comunque la presenza dell’asset nella piattaforma. “Come parte di questo processo, i clienti possono aspettarsi di vedere le API rivolte al pubblico e altri segni che la risorsa viene aggiunta” scrive la società.

L’exchange americano lista attualmente 4 criptovalute come bitcoin, litecoin, ethereum, bitcoin cash e attua una politica molto stringente riguardo all’aggiunta dei nuovi cripto-asset.

Ripple è stato il più aggressivo nell’inseguire il listing sulla piattaforma offrendo anche alcuni milioni di dollari per il privilegio d’entrata.

Nonostante tanti si aspettassero di vedere proprio XRP come prossima new entry, Coinbase ha scelto ethereum classic e la notizia ha fatto salire il prezzo di ETC del 21%.

Quali sono i servizi che integreranno ETC?

Nel suo blog post, Coinbase scrive che ETC verrà integrato in 6 servizi disponibili sulla piattaforma.

Coinbase Custody che permetterà i versamenti e i prelievi, Coinbase Markets, Coinbase Pro e Coinbase Prime per il supporto di trading di ethereum classic, Coinbase Asset Management che aggiungerà ETC al Coinbase Index.

Coinbase specifica però che ETC verrà listato sulla loro piattaforma principale Coinbase soltanto sotto certe condizioni. Per vedere ethereum classic tra gli asset principali devono essere valutati certi fattori come la liquidità, la stabilità del prezzo e altri “marcatori di salute del mercato”.

La socitetà ha già annunciato che verranno aggiunti nuovi token ERC-20 e adesso ribadisce che “Coinbase Markets, Coinbase Pro e Coinbase Prime avranno probabilmente più asset quotati sulla piattaforma rispetto alla piattaforma Coinbase, cioè la quotazione su Coinbase Markets non garantisce la quotazione su Coinbase.”

eToro e Coinone aggiungono EOS e Bitfinex si candida al BP

A distanza di poche ore tre grandi notizie si spargono nella community di EOSIO. Coinone ed eToro aggiungono EOS alle loro liste di criptovalute mentre Bitfinex annuncia la sua candidatura al Produttore dei Blocchi. Le notizie si riflettono subito nel sentiment del mercato con l’aumento del prezzo di EOS nelle ultime 24 ore del 17,85%. 

La piattaforma di trading eToro aggiunge EOS

eToro, una piattaforma di social trading con oltre 9 milioni di utenti, ha aggiunto EOS alla sua lista di altre 9 criptovalute. Su eToro è possibile comprare i CFDs di Bitcoin, Ethereum, Bitcoin Cash, XRP, Litecoin, Ethereum Classic, Dash, Stellar e NEO e a queste si aggiunge anche EOS. 

eToro è nato come una piattaforma di trading dei titoli tradizionali come azioni, materie prime, valute e indici ed è soltanto da poco che la compagnia ha deciso di introdurre anche le criptovalute che hanno subito riscosso un grande successo trai traders della piattaforma.

Coinone, exchange di criptovalute, lista EOS

Coinone, con i suoi 643,000 utenti registrati e 23,4 miliardi di won di entrata mensile a dicembre del 2017,  è il terzo più grande exchange di criptovalute nella Corea del Sud. Coinone ha annunciato su Twitter l’aggiunta di EOS alla sua lista di altre 10 criptovalute: Bitcoin, Bitcoin Cash, Bitcoin Gold, Ethereum, Ethereum Classic, OmiseGo, Qtum, Ripple, Iota e Litecoin.

 

Bitfinex, candidato al Produttori dei Blocchi di EOSIO

Bitfinex, uno degli exchange di criptovalute con più liquidità e con circa 1,350,693,062$ di volume giornaliero, ha annunciato la sua candidatura al Produttore dei Blocchi (BP). Bitfinex si aggiunge così a una lunga lista dei candidati ai 21 BP trai quali c’è anche l’AntPool di Bitmain. 

 

 

Essendo un candidato al Produttore dei Blocchi, Bitfinex si impegna a “far crescere la natura open source dello spazio digitale decentralizzato dei titoli. Questo viene fatto attraverso intense ricerche, collaborazioni e sviluppo della comunità.” Mirano a “combinare il potenziale di EOSIO con i propri termini di ricerca, sviluppo e adozione a un livello molto più alto.”

La candidatura di un exchange di criptovalute ha però alzato tante questioni che riguardano la provenienza di EOS che verranno utilizzati sia per la votazione sia per il deposito a garanzia o staking. La community di EOSIO si chiede se Bitfinex utilizzerà le riserve dei token presenti sul proprio exchange e se, in tal caso, potrà utilizzarle anche per il deposito a garanzia. Sono questioni che non sono state vietate nella costituzione di EOSIO e che sono però molto controverse in quanto, oltre a far partire Bitfinex in netto vantaggio rispetto ad altri BP, pongono un punto interrogativo sul potere dell’exchange esercitato sui propri utenti. 

Daniel Larimer, il creatore di EOSIO ha già espresso nel passato la sua visione dei Produttori dei Blocchi e ha menzionando gli exchange di criptovalute come principali contender ai candidati. Il suo retweet di EOS New York potrebbe spiegare il motivo di questo pensiero.

 

Bitfinex sta stringende il legame sempre più forte con EOSIO. A febbraio, Bitfinex ha annunciato che creerà EOSfinex, un exchange decentralizzato ad alta prestazione che combinerà tutte le migliori caratteristiche degli exchange centralizzati e decentralizzati come la velocità, l’affidabilità, la capacità di sopportare i volumi alti e la trasparenza.

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Ethereum pubblica il codice di Casper: il nuovo meccanismo di consenso PoW/PoS

Casper, uno dei più importanti aggiornamenti della rete Ethereum che cambia il modo in cui viene raggiunto il consenso, è pronto per essere revisitato. Il 21 aprile sono state pubblicate su Ethereum Improvement Proposal (EIP) 1011 le specifiche per l’attuazione di Casper FFG (l’abbreviazione da Friendly Finality Gadget) che realizzerebbero il primo passo dal mining ad alta intensità energetica verso un metodo più “verde” a volte chiamato minting o “conio”.

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L’attuale meccanismo del raggiungimento del consenso sulla rete Ethereum viene denominato Proof of Work (PoW) e richiede tanta energia elettrica.

Casper come soluzione del problema della scalabilità

Il co-fondatore di Ethereum, Vitalik Buterin, aveva proposto la transizione dal PoW al Proof of Stake (PoS) in cui gli utenti bloccano ETH nei portafogli e rischiano di perdere questi depositi a garanzia o stake se non seguono le regole del consenso. Questa transizione alla Proof of Stake è nota come Casper e, oltre a risolvere il problema del consumo energetico permetterebbe una maggiore scalabilità e migliorerebbe la sicurezza della rete diminuendo il rischio dell’attacco 51% e dei cosidetti mining cartels.

L’implementazione delle specifiche proposte nell’EIP 1011 e quindi di un sistema ibrido PoW/PoS sarà anche il primo passo verso l’attuazione completa di Casper. Discusso nel Yellow Paper l’EIP 1011 non è però un qualcosa che la Fondazione o l’ecosistema prende alla leggera, poiché influenzerà in modo drammatico il modo in cui i dati vengono aggiunti alla blockchain. 

Casper FFG propone una soluzione a più livelli, ponendo FFG al di sopra del meccanismo PoW preesistente per le proposte dei blocchi come un “approccio graduale” alla transizione completa al PoS. Questa stratificazione del codice di Casper contribuirà a fornire garanzia e finalità alla blockchain sottostante.

Nonostante il progetto sia stato accolto con l’entusiasmo da una gran parte della community intorno a Ethereum, non mancano anche le controversie. Dahlia Malkhi, l’esperta di sistemi distribuiti e fondatrice di VMware ha detto in precedenza che Casper è “fondamentalmente vulnerabile” e “non sicuro” perché non abbastanza rigore accademico tradizionale è stato applicato all’idea.

 

Ethereum dovrà essere sottoposto a un hard fork

Danny Ryan, uno degli autori di EIP 1011, insieme a Chih-Cheng Liang, ha detto ai colleghi sviluppatori durante un incontro di venerdì, che il codice proposto è “pronto per la revisione, la discussione in comune, ecc.” 

Ryan ha aggiunto che il lavoro di sviluppo per i clienti di Ethereum potrebbe iniziare presto.

“Dato che questi pezzi del puzzle si stanno avvicinando al completamento, segnalerò che è ora di iniziare a parlare dei numeri dei blocchi di fork” ha detto Ryan.

Come suggerisce Ryan, il cambiamento non sarà compatibile con il software Ethereum esistente, il che significa che la rete dovrà essere sottoposta a un hard fork. 

“In termini di test … non so esattamente quando ciò accadrà”, ha continuato Ryan, aggiungendo che avrebbe “lasciato l’EIP in discussione un po’ più a lungo prima di iniziare a fare test su quel lato”.

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EOS rafforza la sua posizione nella lotta per superare Ethereum

Il progetto EOS si sta facendo strada attraverso il mercato delle criptovalute e comincia a rappresentare una seria minaccia ai suoi concorrenti come Ethereum, Neo o Lisk a nominarne solo alcuni. L’iniziativa di creare una blockchain ad alta prestazione che dia la possibilità di costruirvi sopra delle applicazioni decentralizzate è partita da Daniel Larimer, creatore di un exchange decentralizzato Bitshares e di Steem.

EOS è uno dei token che sta avendo maggior successo da circa un mese con un apprezzamento del 48%, ma è da circa due settimane che fa parlare molto di sé avendo subito un aumento del 79%. Nonostante questo, EOS è ancora al di sotto del 45% rispetto al suo massimo storico del 13 gennaio quando il prezzo del token ha raggiunto 18,79$. 

L’aumento del prezzo potrebbe essere dovuto al recupero generale del mercato delle criptovalute che nelle ultime due settimane ha visto salire il prezzo di Bitcoin del 31%.

Il prezzo di EOS suscetibile alle notizie

L’aumento del 79% del prezzo di EOS potrebbe anche essere collegato con l’uscita di alcune notizie positive. La AntPool operata da Bitmain ha annunciato la sua candidatura al Produttore dei Blocchi mentre eosDAC, un altro candidato, ha fatto l’airdrop dei token a tutti i possessori di token EOS.

 

Il 17 aprile WAX ha riferito che costruirà un suo marketplace virtuale utilizzando la tecnologia blockchain sviluppata da EOS. A questo si aggiunge un’ultima notizia che riguarda non solo EOS, ma anche Ethereum. Venture Capital Working Group ha chiesto alla Securities and Exchange Commission (SEC) di non classificare alcune criptovalute come titoli o securities e, mentre Ethereum potrebbe essere incluso in tale categoria perché è stato creato tramite una ICO, EOS sembra avere tutte le carte in regola per non essere catalogato come titolo.

EOS è il concorrente principale di Ethereum

EOS nasce con lo scopo di essere una minaccia per Ethereum. La blockchain EOS è stata designata per permettere ciò che, allo stato attuale, Ethereum non è capace di fare e cioè la scalabilità verticale e orrizontale delle applicazioni decentralizzate.

La struttura blockchain così fatta sarà capace di raggiungere un milione di transazioni al secondo, eliminare le commissioni lato utente e permetterà un’implementazione facile delle applicazioni decentralizzate (DApp).

“Il software fornisce account, autenticazione, database, comunicazione asincrona e pianificazione di applicazioni su molti core o cluster di CPU. La tecnologia risultante è un’architettura blockchain che può alla fine ridimensionarsi a milioni di transazioni al secondo, elimina le tasse dell’utente e consente un’implementazione rapida e facile e il mantenimento di applicazioni decentralizzate, nel contesto di una blockchain governata ” dice il WhitePaper di EOS.

Il token EOS è essenziale per i candidati ai 21 Produttori dei Blocchi e, mentre alcuni di loro avranno già comprato EOS, molti vorranno rafforzare le loro posizioni per avere la sicurezza di essere eletti. Con poco più di cinque settimane mancanti alla fine della distribuzione dei token e al lancio del mainnet di EOS, si presume che anche il prezzo andrà a salire, ma nonostante il rilascio del testnet Dawn 3.0 non bisogna dimenticare che la blockchain EOS rimane ancora nient’altro che un progetto in fase di sviluppo.

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Ethereum potrebbe essere classificato come security token

Un gruppo composto da venture capitalists, avvocati e imprenditori ha esercitato pressioni sulla Securities and Exchange Commission (SEC) per non permettere che Ethereum e alcune altre valute virtuali vengano categorizzati come titoli o security tokens, una designazione che comporterebbe una supervisione significativamente maggiore.

Andreessen Horowitz è la mente dietro al Venture Capital Working Group che a marzo si era recato all’incontro con gli ufficiali della SEC. Secondo il report di New York Times, il gruppo ha proposto “un porto sicuro” per alcune criptovalute.

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Secondo le persone presenti al meeting, i regolatori americani stavano valutando se le criptovalute dovessero essere categorizzate come titoli o securities. Classificare le criptovalute come securities significherebbe un importante calo del prezzo di Ethereum oltre che delistarlo dagli exchange di criptovalute esistenti. 

Ethereum potrebbe diventare un titolo

Ethereum è la seconda criptovaluta per la capitalizzazione di mercato ed è stato creato tramite una Initial Coin Offering (ICO), ma nei mesi precedenti, Jay Clayton, presidente della SEC, ha affermato di ritenere che quasi tutti i token emessi tramite una ICO debbano essere registrati come securities mentre al giorno d’oggi quasi nessuno di questi token è stato registrato come tale.

Il gruppo guidato da Horowitz si è opposto a classificare Ethereum come un security token soltanto perché i fondi sono stati raccolti tramite una ICO. Sostiene che ci siano altri aspetti di Ethereum che possano pregiudicare la sua non apparteneza alla categoria dei titoli. 

“[Ethereum] È diventato così decentralizzato che non dovrebbe essere considerato una security.”

La proposta designata da Venture Capital Working Group dice che i token non dovrebbero essere considerati delle securities se raggiungono “piena funzionalità” o “pieno decentramento”, che si verifica “quando il creatore di token non ha più il controllo della rete in base alla sua capacità di apportare modifiche unilaterali alla funzionalità dei token”.

Un token è perfettamente funzionante quando può essere utilizzato per lo scopo previsto su una rete di computer e non è solo utile come investimento speculativo, come nel caso di molti token.

Scambio titoli sulle borse valori regolamentate

Al giorno d’oggi, nessuna borsa valori regolamentata offre scambi di valute virtuali. Catalogare le criptovalute come titoli significherebbe l’accesso a queste borse, ma anche una supervisione maggiore. Mentre da una parte ciò significa una vera e propria regolamentazione del mercato, dall’altra limita lo sviluppo veloce delle startup.

Mentre alcune startup hanno cercato di evitare dei problemi nel futuro designando e registrando i loro token come titoli, rimane irrisolta la questione delle criptovalute e dei token che sono stati emmessi nel passato tramite una ICO.

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Le criptovalute sono come i token di Candy Crush Saga

Richard Bernstein, capo di ricerca di Advisors LLC, una delle compagnie di ricerca di Wall Street, ha comparato le criptovalute ai token che si guadagnano giocando l’applicazione Candy Crush Saga.

“La differenza tra guadagnare monete giocando a Candy Crush e guadagnare criptovalute dalla soluzione di sofisticate formule matematiche è che le criptovalute sono negoziabili,” ha detto Bernstein secondo quanto riportato da Bloomberg.

Nonostante bitcoin sia spesso comparato all’oro digitale ed ethereum sia descritto dal suo co-fondatore Joseph Lubin come una materia prima come il petrolio, Bernstein ritiene che l’abilità di negoziare le criptovalute le rende comparabili a una bolla. 

Il mercato delle criptovalute è una bolla

Bernstein nomina tutti gli aspetti che gli fanno pensare al mercato delle criptovalute come una bolla: aumento della liquidità, leva crescente, aumento delle nuove monete, alto turnover, “democratizzazione del mercato”.

Bernstein, che è anche l’ex capo degli investimenti di Merrill Lynch si distanzia però dal biasimare completamente le criptovalute. Aggiunge che nonostante il mercato sia in una bolla, questo non pregiudica che l’economia e il business collegato con le criptovalute non possa funzionare, ma “suggerisce che il ritorno sull’investimento potrebbe essere notevolmente inferiore a quello che gli investitori si aspettano attualmente.”

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Uno dei maggiori ostacoli a una più vasta adozione delle criptovalute è una grande volatilità dei prezzi. A dicembre del 2017 il prezzo del bitcoin ha raggiunto quasi 20.000 $ mentre alcune settimane dopo era già sceso a un minimo di 5.900 $. Nonostante la capitalizzazione del mercato sia attualmente a 365 miliardi di dollari, questo è molto poco rispeto al mercato azionario globale. La capitalizzazione bassa insieme alla giovane età del mercato fa sì che i cambiamenti del prezzo sono bruschi. L’entrata dei grandi capitali e sopratutto di quelli istituzionali aiuterebbe a ridurre la volatilità.

Bernstein crede che gli speculatori dovrebbero volere la regolamentazione e la supervisione dei mercati delle criptovalute per assicurare una protezione adeguata della controparte ed eliminare le frodi poiché la tecnologia blockchain da sola non sarà in grado di eliminare questi rischi.

“Ora ci sono oltre 1.300 criptovalute e sembra ragionevole presumere che tutti e 1.300 non siano di uguale qualità”, si legge nella nota rilasciata da Bernstein.

 

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Stellar Lumens (XLM): l’acquisto immediato con VISA o Mastercard confermato

Un recente tweet del team di Stellar Lumens conferma che la criptovaluta è disponibile sulla piattaforma di scambio di criptovalute denominata CEX.IO. La piattaforma di trading basata a Londra rende possibile agli utenti di scegliere la valuta desiderata (USD, EUR o BTC) per l’acquisto di Stellar Lumens.

Stellar Lumens ha recentemente twittato:

 

 

CEX.IO lista Stellar Lumens

CEX ha reso l’acquisto e la vendita estremamente facile e veloce, le transazioni sono fatte in base agli ordini Fill or Kill [FOK], il che significa che tutti gli ordini vengono eseguiti immediatamente.

I tassi di scambio vengono calcolati sul sito web CEX entro 120 secondi e quindi vengono congelati. Al fine di ridurre il rischio legato alla variazione dei prezzi, i tassi sono adeguati. Inoltre, l’exchange si assicura che gli utenti ricevano l’importo esatto concordato.

Se, mentre un utente sta eseguendo un ordine, c’è un cambiamento inaspettato nel tasso di cambio, l’utente viene informato sulla trasmissione dell’ordine in base alle condizioni concordate.

Il costo del servizio pari al 7% dell’importo della valuta fiat viene addebitato a tutti gli utenti.

Secondo CEX.IO, una volta confermato il trade, l’ordine è abbinato ad altri ordini sull’exchange e ci sono possibilità che un utente riceva una quantità maggiore rispetto all’importo concordato. Il team assicura che l’importo non sarà mai inferiore a quanto specificato.

Stellar Lumens è in ottava posizione su Coinmarketcap con 3,821 miliardi di dollari di capitalizzazione e al momento della scrittura di questa notizia il prezzo di Stellar è pari a 0.206469 $.

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L’hard fork di Bitcoin Cash è pianificato per maggio

Uno dei principali sviluppatori di Bitcoin ABC, Amaury Sachet, ha annunciato l’hard fork di Bitcoin Cash (BCH) che è in programma per il 15 maggio 2018. Il maggiore cambiamento nella blockchain di Bitcoin Cash sarà l’aumento della dimensione massima dei blocchi e verranno introdotti anche altri cambiamenti minori.

Inoltre, le regole del consenso di Bitcoin Cash Network sono state aggiornate e il team ABC ha rilasciato la versione 0.17.0 con il codice aggiornato. La nuova versione è disponibile per il download insieme alle regole del consenso.

L’orario dell’attivazione sarà alle 12:00:00 UTC del 15 maggio 2018. Le regole del consenso verranno modificate in base al metodo Median Time Past [MTP] utilizzato per il fork precedente che si è tenuto nel mese di novembre 2017.

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Si consiglia a tutti gli utenti di eseguire l’aggiornamento alla versione 0.17.0 al più presto se si esegue un nodo ABC. Tutte le nuove regole e la loro attivazione sono in fase dei test. Si prevede che la testnet sarà pronta a breve.

I cambiamenti dell’hard fork di Bitcoin Cash

Il cambiamento più significativo che è stato introdotto è l’aumento della dimensione massima del blocco a 32 MB. Insieme a questo, il team ha aggiunto vari codici operativi dello script bitcoin (codici op).

L’aumento della dimensione del blocco permetterà un volume maggiore e una più veloce esecuzione delle transazioni.

Si prevede che il prossimo hard fork introdurrà alcune delle caratteristiche di Ethereum nella rete di Bitcoin Cash come la tecnologia delle monete colorate che consentirebbe di ottenere risorse rappresentative e contratti intelligenti di base.
 

Al momento, il team è in contatto con tutte le principali piattaforme di scambio di criptovalute che discutono dell’aggiornamento programmato per il 15 maggio. 

Gli sviluppatori di ABC riferiscono che i clienti di Bitcoin Unlimited e Bitcoin X hanno affermato che aggiorneranno il loro software in conformità con l’hard fork.

 

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Scoperti dei difetti in Monero che potrebbero rivelare l’identità degli utenti

Un gruppo di ricercatori provenienti da alcune istituzioni statunitensi ha scoperto una serie di difetti in Monero – una delle criptovalute cosidette “private” – che potrebbero rivelare l’identità non solo di chi utilizza Monero adesso, ma anche di quelli che l’hanno utilizzato nel passato.

I ricercatori dell’Università di Princeton, Carnegie Mellon, l’Università di Boston, MIT e l’Università di Illinois at Urbana-Champaign hanno condotto delle ricerche sul meccanismo che consente agli utenti di Monero di oscurare le loro transazioni.

Monero è progettato per mescolare ogni “moneta” Monero con altri pagamenti, in modo che chiunque, perlustrando la blockchain di Monero non possa collegarlo a una particolare identità o a una transazione precedente dalla stessa fonte. I ricercatori hanno indicato nel loro lavoro pubblicato a marzo del 2018 i difetti di quel mixaggio che consentono di estrarre comunque le singole transazioni.

Anche se nessuna di queste debolezze è del tutto nuova, essendo stata discussa dagli sviluppatori sin dal 2015, i ricercatori ritengono che gli utenti che effetuavano le transazioni prima di febbraio 2017 sono esposti ad un rischio significativo di deanonimizzazione. Potrebbero essere interessate più di 200.000 transazioni tra luglio 2016 e febbraio 2017.

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I ricercatori hanno indicato due distinte incrinature nella non rintracciabilità di Monero, una delle quali è stata fissata in un update all’inizio del 2017, e una che persiste ancora oggi nonostante gli sviluppatori di Monero avessero preso dei provvedimenti per risolverlo.

Un difetto di Monero, risolto nel 2017, erano le mixin deducibili che potevano essere tracciate alle transazioni precedenti tramite l’analisi accurata. L’altro difetto è stato individuato nelle mixin che vengono campionate da una distribuzione che non assomiglia a una spesa reale e quindi gli input reali possono essere identificati.

Attualmente, dopo l’ultimo update di Monero, è possibile individuare la moneta reale il 45% delle volte, ma chi sceglie una “privacy coin” proprio per la sua caratteristica di garantire l’anonimato, avere una possibilitità su pressoché due di avere la transazione rintracciata, non è abbastanza rassicurante.

Bisogna notare che queste incrinature non identificano il destinatario della criptovaluta soltanto il mittente. Questo perché Monero nasconde gli indirizzi dei destinatari con una tecnica chiamata “indirizzi stealth”. Nonostante ciò, se un utente fa un pagamento a un exchange dove la sua identità e nota e poi esegue una transazione che dovrebbe rimanere anonima, rischia di essere identificato.

Una solozione al problema potrebbe essere il miglioramento del campionamento delle mixin. Avere un più grande set di “monete da esca” (decoy coins) in ogni transazione assicurerebbe un maggiore anonimato, ma influenzerebbe negativamente il livello di archiviazione che Monero richiede sui computer degli utenti e il tempo dell’esecuzione delle transazioni. Non vi sembra essere una soluzione ottimale.

Questo è un fatto preoccupante per chi spende Monero oggi contando sull’anonimato della criptovaluta e significa anche che la prova dei pagamenti precedenti non del tutto irrintracciabili rimane memorizzata per sempre nella blockchain di Monero.

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Le partnership finte – un modo per pompare le criptovalute e i token ICO

Quando a novembre del 2017 Reuters ha scritto che IOTA è in partnership con Microsoft, Samsung, Cisco, Volkswagen e Fujitsu e la CNBC ha confermato la notizia, il prezzo di IOTA ha subito una crescita del 90% in soltanto due giorni, partendo da 2.78$ e raggiungendo il massimo di 5.55$. Questo rialzo era sufficiente per soppiazzare XRP di Ripple e posizionarsi al quarto posto nel ranking di Coin Market Cap.

Pochi giorni dopo, è arrivata la smentita di alcune di queste partnership, con la CNBC che ha eliminato Cisco dal suo articolo e Dominik Schiener, il co-fondatore di IOTA, che ha ammesso di non essere partner di Microsoft:

“Non abbiamo mai menzionato che nessuna delle aziende che partecipano al mercato sono i nostri “partner “.  Li chiamiamo partecipanti “.

Il rappresentate di Microsoft ha confermato la notizia:

“IOTA è un cliente di Microsoft Azure e prevede di utilizzare Azure per testare e distribuire il suo Data Marketplace.”

Gli anunci delle partnership finte o esagerate si sono fatte strada nel mondo delle criptovalute e ICO dove l’utilizzo di un dato programma o di una data tecnologia può essere facilmente elevato allo status del partner officiale. La mancanza di regolamentazioni e la corsa ai finanziamenti dei progetti ha fatto del mercato delle criptovalute uno strumento perfetto guidato dai rumours e dalle notizie.

Il 10 gennaio, Tron ha annunciato una partnership con Baofeng descritto come “Netflix cinese“. La partnership era vera con tanto di un annuncio ufficiale del CEO di Bfc.Baofeng.com, Tianlong Cui. Una notizia così non poteva passare inosservata e lo stesso Justin Sun, il creatore di Tron, l’ha descritta come “spaziale”, ma mentre sul sito web tron.network notiamo altre partnership, non vi è segno della più grossa e importante di tutte e cioé quella con Baofeng.

Il caso di CarVertical e BMW è stato un altro tentativo di spacciare per una collaborazione ciò che non era altro che l’utilizzo dei dati forniti da BMW, che tra l’altro, sono disponibili all’utilizzo da qualsiasi terza parte. In un tweet ufficiale CarVertical ha scritto:

“La grande notizia di cui parlava la comunità è finalmente qui. carVertical annuncia con orgoglio la partnership con BMW Group. Entrambe le aziende collaborano per creare i primi report sempre connessi per le auto.”

 

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La BMW ha poi smentito la notizia su Twitter dicendo che “non è entrata in cooperazione/partnership con carVertical”.

 

Ironicamente, CerVertical, invece di chiedere scusa per avere esagerato il significato della connessione con BMW, ha ringraziato il produttore di macchine tedesco per la conferma della partnership linkando al post dove ha scritto che la start up è stata vittima di un ricatto:

“Prima che questo FUD venisse alla luce, siamo stati ricattati e abbiamo chiesto di pagare 5 milioni di token cV a qualcuno … Quando ci siamo rifiutati, lui ei suoi partner hanno iniziato un attacco coordinato … diffondendo false informazioni”.

 

Lo stesso giorno, BMW ha risposto a un altro tweet di un utente che chiedeva conferme riguardo alla partnership con VeChain annunciata all’evento di rebranding. La compagnia tedesca ha risposto:

“BMW non ha stipulato una cooperazione / partnership con la Fondazione VeChain. La compagnia sta utilizzando la nostra interfaccia BMW CarData disponibile a qualsiasi terza parte.”

Evidentemente, la compagnia stessa ha fatto la confusione in quanto, pochi minuti più tardi, si è corretta scrivendo che VeChain sta partecipando nel programma BMW Startup Garage e che BMW Group è un venture client.

 

Il mondo delle criptovalute e sopratutto quello delle ICO è pieno di casi delle partnership finte o esagerate e, spesso, le compagnie coinvolte lo vengono a sapere per ultime. Le start up vogliono scalare i ranking raccogliendo più capitale possibile; sfruttare i nomi delle grandi marche è la strada più facile per farlo. Purtroppo, ciò che si rivela come un pump veloce ed efficace nutrito dai rumours e dalle dichiarazioni false, viene subito fuori, facendo scendere il prezzo del token o della criptovaluta in questione e portando via gli investimenti degli utenti innocenti.

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La Litecoin Foundation ha annuciato che LitePay ha cessato l’attività

La Litecoin Foundation ha annunciato il 26 marzo che LitePay, l’azienda che doveva processare i pagamenti con litecoin, ha cessato la sua attività. Anche Charlie Lee, il creatore di litecoin, ha scritto un tweet pronunciandosi “dispiaciuto per aver fatto pubblicità a questa società”.

Il piano di LitePay di offrire un portafoglio e una carta di debito LitePay attraverso la quale gli utenti potevano convertire litecoin in dollari americani è stato accolto con grande entusiasmo.  Le operazioni di lancio del processore di pagamenti in 41 paesi del mondo sono state avviate a febbraio, ma quando il lancio non è avvenuto, sia la Litecoin Foundation sia Charlie Lee, sono stati accusati dagli utenti di avere gestito male la situazione e di rovinare la reputazione di litecoin.

 

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La Litecoin Foundation ha scritto sul proprio sito che Kenneth Asare, il CEO di LitePay, ha contattato la fondazione dicendo che “ha cessato tutte le operazioni e si sta preparando a vendere la compagnia”.

La fondazione aveva già contattato Asare qualche settimana prima esprimendo preoccupazioni per la “natura non trasparente” di LitePay.

“Fu in quel momento che Kenneth chiese alla fondazione ulteriori fondi per continuare le operazioni. La fondazione ha rifiutato qualsiasi ulteriore finanziamento in quanto non è stato in grado di fornire un quadro soddisfacente di dove erano stati spesi i soldi e ha rifiutato di entrare nei dettagli esatti della società e di mostrare prove oggettive per sostenere le sue dichiarazioni.”

La fondazione ha espresso le sue scuse e ha promesso di fare più ricerche in futuro riguardo ai progetti.

“Litecoin stava facendo perfettamente bene prima della promessa di LitePay e continuerà a farlo. L’ecosistema è molto più grande di una società ed è in continua crescita con il sostegno di molti altri con prodotti pronti per il mercato che si uniscono allo spazio e rispettano le loro promesse per rendere più facile per il mondo utilizzare Litecoin.”

 

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Gli exchange che listano le ICO sono “potenzialmente illegali”

Il principale ente di regolamentazione dei titoli statunitense,  la Securieties and Exchange Commission (SEC), ha segnalato la sua intenzione di reprimere gli scambi di criptovalute per presunte violazioni delle leggi federali che regolano il commercio dei titoli.

In una dichiarazione pubblica rilasciata il 7 marzo e intitolata “Dichiarazione sulle piattaforme online potenzialmente illegali per la negoziazione dei beni digitali” la SEC scrive che gli exchange di criptovalute sono diventati popolari per comprare e vendere i titoli digitali inclusi i token offerti nelle  Initial Coin Offerings (ICO) e che questi exchange che vendono i titoli considerati “securities” devono registrarsi presso la SEC come exchanage di securities nazionali o essere esentati dalla registrazione:

“Alcune di queste piattaforme forniscono un meccanismo per la negoziazione dei beni che soddisfano la definizione di “sicurities” ai sensi delle leggi federali sui titoli. Se una piattaforma offre la negoziazione delle risorse digitali che sono securities e opera come un “exchange”, come definito dalle leggi federali sui titoli, la piattaforma deve registrarsi presso la SEC come exchange di securities nazionale o essere esentata dalla registrazione.”

Mentre tante emittenti di token hanno cercato di eludere la SEC categorizzando i loro token come utilitari (“utility token”), il presidente della SEC, Jay Clayton, ha detto in precedenza che la maggior parte delle ICO che ha osservato costituiscono le offerte delle securities.

Negli Stati Uniti, il test per determinare se una transazione è un “contratto di investimento” e quindi un titolo come definito nello Securities Act del 1933 e nel Securities Exchange Act del 1934, è stato formulato in Securities and Exchange Commission v. WJ Howey Co. , 328 US 293 (1946).

Come afferma Micha Benoleil, il test di Howey è il seguente:

  • È un investimento di denaro o di beni?
  • È un’investimento di denaro o di beni in un’impresa comune?
  • C’è un’aspettativa dei profitti dall’investimento?
  • Qualche profitto deriva dagli sforzi di un promotore o di una terza parte?

Se la risposta a queste domande sono state affermative, allora il token viene categorizzato come un “securities token” e non può essere scambiato sulle piattaforme non regolamentate.

Nella regolamentazione rientrano non soltanto gli exchange che facilitano il trading di questi token, ma anche i servizi che offrono direttamente o indirettamente servizi di trading o altri servizi relativi alle attività digitali che sono securities. I servizi wallet possono essere classificati come tali nonostante essi non soddisfino la definizione di uno scambio ai sensi delle leggi federali sui titoli.

“Ad esempio, alcune piattaforme offrono dei servizi di portafoglio digitale (per conservare o archiviare delle risorse digitali) o effettuare le transazioni in risorse digitali che sono securities. Questi e altri servizi offerti dalle piattaforme possono innescare altri requisiti di registrazione ai sensi delle leggi federali sui titoli, tra cui broker-dealer, agente di trasferimento o registrazione di un’agenzia di compensazione, tra le altre cose.”

Quest’ultimo sviluppo della repressione delle ICO non conforme alla legge fa seguito alla recente relazione secondo la quale la SEC aveva emesso le subpoena a circa 80 operatori ICO, chiedendo loro di consegnare i documenti relativi alla struttura delle loro vendite di token.

 

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Cos’è e come funziona il Delegated Proof of Stake di EOS

Il Delegated Proof of Stake (DPoS) è un algoritmo di consenso e un metodo per mettere al sicuro la rete. Cerca di risolvere i problemi presenti nel Proof of Work utilizzato da Bitcoin ed Ethereum e nel Proof of Stake utilizzato da Peercoin e NXT.

Il DPoS può essere anche descritto come il più flessibile e il più efficiente algoritmo di consenso disponibile in questo momento.

DPoS è stato inventato nel 2013 dal developer, Dan Larimer, e implementato nel suo primo progetto blockchain – Bitshares – e successivamente in Steem.

I progetti che utilizzano il DPoS sono molto ben noti nel mondo delle criptovalute: Ark, Lisk, Nano, Tezos, Golos, PeerPlays, Steem, Bitshares e EOS. In questo articolo ci concentreremo sul Delegated Proof of Stake implementato in EOS perché è quello più rifinito e più aggiornato.

 

Il Delegated Proof of Stake e la differenza tra il Proof of Work e il Proof of Stake

Larimer ha deciso di creare il proprio meccanismo di consenso perché ha notato che il Proof of Work (PoW) utilizzato da Bitcoin richiede troppa energia e che nel futuro vi sarebbe posto il problema della centralizzazione dei miners e delle mining pools.

Anche il Proof of Stake aveva le sue pecche. Nel Proof of Stake (PoS) i possessori del maggior numero di token possono essere i produttori di blocchi. Questo approccio concentra il potere nelle mani dei pochi prescelti.

Dan Larimer ha voluto migliorare il sistema di consenso creando un algoritmo che potesse lavorare in modo economico sia nei termini economici che energetici, che fosse scalabile più di quanto non lo sia Bitcoin o le blockchain basate sul PoS, ma migliorare questi due espetti comportava l’accettazione di un compromesso che riguardava la decentralizzazione.

Il cosiddetto trilemma della scalabilità, è stato formulato per la prima volta da Vitalik Buterin e Trent McConaghy. I due sviluppatori hanno notato che una blockchain nella quale ciascun nodo valida ogni transazione può avere solo una delle tre caratteristiche:

  • decentralizzazione
  • sicurezza
  • scalabilità

Se lo vediamo sull’esempio di Bitcoin possiamo constatare che, in effetti, la blockchain di Bitcoin è sicura e decentralizzata, ma la scalabilità è molto bassa. Se invece lo vediamo sull’esempio di NXT, la blockchain è scalabile e sicura, ma col passare del tempo, la decentralizzazione tende a scomparire e con essa anche la sicurezza della rete.

Alcuni progetti cercano di mitigare queste mancanze con lo sharding (Ethereum, Polkadot, Dfinity) o con il Lightning Network (Bitcoin, Litecoin, Dash).

Il Delegated Proof of Stake in EOS risolve il problema della scalabilità in un altro modo. Per raggiungere la scalabilità desiderata di 1 milione di transazioni al secondo, il DPoS concentra la produzione dei blocchi nei 21 nodi validatori (produttori di blocchi) che sono più o meno conosciuti e fidati.

 

Come funziona il Delegated Proof of Stake

I possessori di token EOS hanno il diritto di votare i candidati per eleggere i produttori di blocchi. I voti sono tanto più importanti quanto più grande è il loro deposito (stake). Quei candidati che ricevono più voti, diventano i produttori di blocchi. La votazione è continua e ogni possessore di EOS può parteciparvi. La votazione è importante per mantenere la rete in uno stato di salute e decentralizzata il più possibile. Gli utenti possono anche delegare un altro utente per votare al loro posto.

Nel caso in cui i produttori dii blocchi si comportano nel modo sbagliato o non validano i blocchi, gli utenti possono decidere di cambiarli in qualsiasi momento. La minaccia di perdere la posizione del nodo validatore e la reputazione, è l’incentivo per un comportamento giusto e orientato verso il bene della rete e non verso quello individuale. Aggiuntivamente, i possessori di EOS devono sottoscrivere la cosiddetta “costituzione” che poi è incorporata nel hash di ogni transazione. Gli utenti hanno il diritto di votare per fare dei cambi nel protocollo che, per essere effettivi, devono essere approvati da 17 dei 21 nodi validatori e mantenuti per 30 giorni consecutivi dopodiché, tutti devono firmare le transazioni con il hash della nuova costituzione. I produttori di blocchi cambiano quindi il codice sorgente per riflettere la modifica della costituzione. Trascorsi altri 30 giorni, con i produttori che mantengono l’approvazione 17/21, il codice cambia una settimana dopo. Tutti i nodi che non eseguono l’aggiornamento al nuovo codice vengono automaticamente arrestati.

Questo sistema è spesso comparato alla democrazia tecnologica anche se più trasparente di quella tradizionale.

Mentre nel PoS gli utenti producono i blocchi proporzionali al loro deposito, nel DPoS gli utenti votano proporzionalmente al loro deposito per scegliere chi deve produrre i blocchi.

I produttori di blocchi non necessariamente devono avere un grosso deposito, ma devono competere per ricevere i voti dei possessori di token. La competizione, però, finisce una volta che i produttori vengono scelti. Per produrre i blocchi, i nuovi eletti devono cooperare.

Non vi sono gli incentivi per produrre più blocchi perché ciascuno dei nodi validatori può produrre soltanto un blocco in un turno.

In EOS e Steem non vi sono le commissioni per transazione e i validatori dei blocchi vengono ricompensati esclusivamente attraverso l’inflazione. A differenza del Bitcoin, dove i miners cercano di validare prima le transazioni con le commissioni più alte e competono per averle, in EOS o Steem non hanno questo tipo d’incentivo.

Nel DPoS la validazione dei blocchi avviene nei turni. In un turno ogni produttore di blocchi riceve uno spazio temporale per produrre il blocco. Un turno consiste di 21 blocchi. All’inizio di ogni turno ciascun produttore riceve solo uno spazio temporale e soltanto durante il suo spazio può produrre il blocco. Se non lo produce all’interno del proprio spazio temporale, allora quel blocco salta e le transazioni da quel blocco vengono incluse nel blocco successivo. I proprietari di token possono decidere se lasciare il produttore di blocchi che ha mancato il proprio slot o se cambiarlo attraverso la votazione che va in continuazione.

Il DPoS è criticato da alcuni perché, secondo loro, i 21 nodi validatori non forniscono una giusta decentralizzazione. La domanda che si pone spontanea è quindi: “Quanti nodi sono sufficienti per garantire una giusta decentralizzazione e perché Dan Larimer ha deciso di avere proprio 21 nodi?”

Per rispondere a questa domanda bisogna far presente che tanti più nodi partecipano nella validazione dei blocchi e tanto più l’operazione è rallentata. 21 blocchi possono sembrare pochi, ma se si considera, che solo una minima parte dei possessori di token EOS partecipano nelle votazioni per i candidati ai produttori di blocchi, questo numero assume un’altro significato.

Se il DPoS avesse più posti dei nodi validatori da riempire, ci sarebbe il rischio di non arrivare a farlo. Un gruppo relativamente piccolo dei nodi validatori offre un vantaggio di essere facilmente controllato dalla comunità e, nel caso i possessori di token scoprano un comportamento nocivo per la rete, possono facilmente sostituirlo con un altro. Monitorare un grosso gruppo di nodi è difficile e, considerando che non vi sono incentivi per farlo, probabilmente nessuno vorrebbe dedicarsi a questo scopo e tutta la rete ne soffrirebbe.

L’obiettivo del sistema non è il decentramento come fine a se stesso. Il decentramento è una caratteristica dei sistemi che consente loro di raggiungere altri obiettivi: la resistenza alla censura, la partecipazione aperta, l’immunità dagli attacchi diretti e l’eliminazione dei singoli punti di errore.

Nonostante non ci sia un numero di nodi specifico, necessario per mantenere la decentralizzazione e il raggiungimento di questi obiettivi, Larimer nel suo DPoS fissa il numero a 21 e permette agli utenti della rete di cambiare questo numero nel caso ci fosse tale bisogno.

Un gruppo di ricercatori ha scritto nel suo articolo sulla decentralizzazione nelle reti Bitcoin ed ethereum che la produzione dei blocchi in Bitcoin e in Ethereum è più concentrata di quanto si pensasse:

“Questi risultati mostrano che un sistema di quorum bizantino di dimensione 20 potrebbe ottenere un migliore decentramento rispetto al Proof of Work a un costo di risorse molto più basso. Ciò dimostra che sono necessarie ulteriori ricerche per creare un protocollo di consenso permissionless senza un così alto grado di centralizzazione.”

Il Delegated Proof of Stake potrebbe essere una soluzione a questo problema e pone nelle mani dei possessori di token le armi sotto forma di voto.

La centralizzazione geografica dei nodi di Bitcoin è una grande minaccia perché uno stato come la Cina potrebbe decidere di usare la propria forza per esercitare il potere sui miners. Gli utenti della rete EOS possono semplicemente non votare i nodi localizzati in un certo paese in favore della decentralizzazione mondiale.

Nelle blockchain che si basano sul Proof of Work esiste anche la minaccia della collusione delle mining pools.

Nel DPoS esiste lo stesso pericolo. I nodi validatori possono mettersi d’accordo fra di loro, ma i possessori di token che allo stesso tempo sono anche i proprietari della blockchain, hanno un ruolo decisionale e possono votare altri candidati e cambiare quelli esistenti.

In ogni blockchain ci sono due tipi di figure. Ci sono quelli che eseguono le operazioni e poi ci sono quelli che le validano. Il primo gruppo comprende i possessori di token che eseguono le transazioni e il secondo gruppo comprende i validatori che le confermano. In ogni blockchain i validatori svolgono un ruolo importante perché raccolgono le transazioni, le ordinano e prevengono la doppi spesa, ma soltanto nell’algoritmo di consenso DPoS i possessori di token hanno il potere di controllare chi sono questi validatori. Possono anche controllare l’inflazione che inizialmente è impostata al 5%, ma che i proprietari di token possono decidere di cambiare. L’inflazione serve a mantenere tutta l’infrastruttura e può essere anche destinata allo sviluppo della piattaforma, ai hackathons o a un qualsiasi altro scopo. Il lavoro svolto dai produttori di blocchi viene ricompensato grazie all’inflazione e sono sempre i proprietari di token a decidere la percentuale destinata alle ricompense.

 

Le minacce alla sicurezza e all’integrità della blockchain EOS

Creare una blockchain implica anche studiare i possibili attacchi al sistema che possono avvenire sia a causa degli hacker sia a causa dei possessori di token malintenzionati o dei produttori di blocchi.

EOS utilizza la tecnologia Graphene e il DPoS e questo meccanismo non ha la possibilità di generare più catene concorrenti durante un hard fork. Questo perché esiste un numero preciso di nodi validatori e l’ordine è creato ad ogni turno. Una minoranza dei nodi non potrebbe vincere perché gli altri nodi validatori continuerebbero a produrre i blocchi sulla catena originale allungandola sempre di più e nel DPoS, la catena più lunga è quella che vince sempre.

Il Delegated Proof of Stake riesce a difendersi anche dalla collusione della maggior parte dei produttori di blocchi per produrre più fork. In questo caso, pur essendo in minoranza, i validatori onesti determinerebbero la catena più lunga. I possessori di token potrebbero votare a sfavore dei nodi collusi.

Un possibile attacco che potrebbe compromettere l’integrità del sistema sarebbe se una netta maggioranza creasse un hard fork. Per approfondire l’argomento degli hard fork vi consigliamo di leggere questo articolo.

Anche la corruzione può essere considerata un certo tipo di attacco perché altera la governabilità della blockchain e ne minaccia la sicurezza. La corruzione è l’attacco più comune nel DPoS ed è già stata osservata in Link e in Steem.

I produttori di blocchi e i candidati cercano di accaparrarsi più voti possibili per mantenere la loro posizione e corrompono gli utenti per votarli.

Una situazione del genere è presente tuttora in Lisk. Due pool, LiskElite e LiskGDT, offrono in cambio dei voti una porzione delle ricompense guadagnate dalla produzione dei blocchi. Esiste anche un sito web dove si può scegliere i delegati con i pagamenti per voto più alti.

Questo tipo di corruzione, alquanto possibile, non sarà molto conveniente nel caso di EOS perché un validatore, oltre a validare le transazioni, deve fornire lo storage, partecipare alla governance e utilizzare i profitti per migliorare il proprio hardware al fine di aumentare la capacità totale della rete. Questo è ciò che ci si aspetta da un produttore di blocchi valido e Larimer vede i futuri produttori di blocchi come dei centri dati comunicanti fra di loro. Considerando le aspettative, anche i costi di produzione saranno alti. Aggiungere dei costi di corruzione a quelli già esistenti renderebbe il produttore meno competitivo rispetto ad altri validatori, riducendo con questo la sua futura capacità di produrre i blocchi.

I possessori di token EOS informati sui pericoli connessi col votare i produttori corrotti, preferiranno quei produttori che danno il valore reale alla rete e con esso, preservano gli investimenti piuttosto che ottenere le ricompense piccole e nocive per il sistema. È quindi essenziale educare i possessori di token a votare contro ogni tentativo di corruzione e di denunciarla pubblicamente.

DPoS cerca di proteggersi almeno in parte dai possessori di token corrotti introducendo il sistema della scadenza dei voti nel quale i voti più recenti hanno più valore di quelli vecchi e premiando la partecipazione degli utenti attivi piuttosto che quelli che votano una volta sola. I voti degli utenti che votano una volta al mese vengono apprezzati pienamente mentre gli altri voti scadono lentamente finché, dopo due anni, non hanno più nessuna validità.

L’attacco Distributed Denial od Service (DDoS) ha causato parecchi problemi nel passato e il DPoS non è di certo immune, ma è estremamente difficile da eseguire. Questo perché i produttori di blocchi sono delle entità distinte e distribuite in tutto il mondo. Mentre un attacco su un produttore di blocchi è possibile e causerebbe dei ritardi, l’attacco a più produttori simultaneamente è pressoché impossibile. Un nodo validatore o più nodi che soffrono questo tipo d’attacco potrebbero essere votati contro ber il bene della rete.

 

L’applicazione del Delegated Proof of Stake in Bitshares e in Steem ha provato la sua abilità a mantenere il consenso e il processamento di più transazioni di qualsiasi altra blockchain. Il DPoS è quindi la soluzione ideale al problema della scalabilità. Il costo dell’incredibile scalabilità è minore decentralizzazione, ma, alla fine, la decentralizzazione non è altro che un mezzo per un fine più importante. Lo scopo della decentralizzazione è la resistenza alla censura, l’apertura e nessun singolo punto di fallimento e il DPoS con i suoi 21 produttori di blocchi riesce a raggiunge questi fini.

A differenza di tanti altri algoritmi, il DPoS può continuare a funzionare anche quando la maggior parte dei produttori di blocchi fallisce. È la comunità intorno a EOS a decidere chi dovrebbe prendere il loro posto ed è anche la comunità che ha il potere di cambiare la costituzione, il protocollo, l’inflazione e altre cose riguardanti la rete EOS.

Il DPoS dà il potere ai possessori di token e vuole che essi agiscano coscientemente e che siano coinvolti nella blockchain per un bene comune.

 

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Comprendere Ripple e XRP – che cos’è e come funziona

Ripple e più in specifico il suo token XRP è una criptovaluta odiata da molti investitori di criptovalute. Perché? Perché è stata creata per servire le banche e  le istituzioni finanziare. È stata costruita su una blockchain privata che per essere precisi, non può essere chiamata una blockchain, ed è basata sulle commissioni oltre ad essere in parte centralizzata. Nonostante questo, Ripple si è guadagnato lo status della terza più grande criptovalua per la capitalizzazione del mercato ed è anche una delle più scambiate per il volume di trading. Qui sotto verranno descritti tutti gli aspetti di Ripple e faremo chiarezza riguardo a tutti gli aspetti controversi di questa criptovaluta.

Ripple ha una sua blockchain?

Ripple è in netto contrasto con la tecnologia blockchain che nasce come decentralizzata, permissionless e pubblica e tanti dicono che Ripple, non essendo nulla di queste tre, alla fine è semplicemente un database come li conosciamo già da decenni. Ripple non è una blockchain perché le transazioni non vengono incluse nei blocchi interconnessi tra di loro. Ripple non è altro che un libro maestro con una lista di tutti gli account e i suoi bilanci.

Possiamo quindi capire perché gli evangelisti della blockchain sono così critici riguardo a Ripple, ma Ripple ha un posto specifico nel mercato finanziario e c’è bisogno del servizio da lui offerto. In questo spazio preciso, Ripple ha una grande utilità e un grande potenziale.

Come avviene lo scambio dell’informazione tra le banche in diversi paesi

Esiste una grande divergenza nell’interoperabilità tra vari sistemi sia finanziari che governativi o amministrativi. Basta pensare alla patente con i punti che esiste in alcuni paesi europei e in alcuni no. Se non si possiede la patente con i punti, facendo un’infrazione in un paese che applica il sistema a punti non significa che i punti verranno dedotti. Questo sistema non verrà semplicemente adottato e anche se l’infrazione fosse da parte di qualcuno che la patente a punti ce l’ha, non è detto che la comunicazione tra il paese d’origine e il paese dove l’infrazione è stata commessa sarebbe mai avvenuta. Il problema d’interoperabilità tra vari sistemi è quindi importante sopratutto perché più il settore è regolamentato, più è lento e questo non è differente nel sistema bancario.

Le banche utilizzano attualmente lo SWIFT per trasferire i soldi tra diversi paesi e quando si fa una transazione internazionale è proprio lo SWIFT che entra in azione. Il problema con lo SWIFT è che è obsoleto, lento e non va a pari passo con gli sviluppi tecnologici. Una transazione internazionale richiede di solito due giorni lavorativi ed è molto costosa.

Ripple è stato creato per risolvere questi problemi. Grazie alla tecnologia xCurrent utilizzata da Ripple Labs, i soldi vengono trasferiti istantaneamente e con le commissioni trascurabili. Questo è importante nel mondo d’oggi dove il mondo d’affari è globalizzato e dove la gente si sposta sempre di più sia per i motivi di turismo che di lavoro.

Ripple, in un certo modo, è per le banche l’unica alternativa alla blockchain pubblica, permissionless e decentralizzata e al loro sistema SWIFT ormai superato. Ripple è stato creato per essere conforme al sistema bancario, per lavorare con i regolatori e rispondere alle polizze sull’anti-riciclagio del denaro sporco e sopratutto è stato creato per essere interoperabile. Ripple funziona quindi un po’ come una blockchain, ma cerca anche di fare un’altra cosa che è inevitabile nel mondo della finanza – cerca e vuole essere conforme con le leggi nei vari paesi.

Il video presenta il funzionamento di xCurrent, che è una soluzione al regolamento dei pagamenti interno per le banche e che migliora i pagamenti internazionali.

Quando si effettua una transazione utilizzando Ripple, una piccola percentuale della criptovalute viene presa e distrutta. Questa distruzione significa che entra nel gioco il meccanismo della scarsità e quindi anche della domanda crescente.

 

La scalabilità di Ripple

Bitcoin, allo stato attuale, riesce a supportare 7 transazioni al secondo, Ethereum supporta 15 transazioni mentre Ripple ne supporta 1.500 al secondo. Per tradurre la scalabilità delle criptovalute in un qualcosa comunemente conosciuto, possiamo compararla con quella della Visa che riesce a ricevere 2.000 transazioni al secondo. Per essere efficiente, un sistema dei pagamenti mondiale deve essere veloce e Ripple garantisce proprio questo. Il tempo di conferma di una transazione in Bitcoin può durare anche alcune ore e Ripple le conferma entro 5 secondi. Questo perché Ripple si basa su un meccanismo di consenso che non coinvolge il mining. Ripple (XRP) è pre-minato. Esistono 100 miliardi di unità di XRP, dei quali 20 miliardi sono in possesso dei tre fondatori di Ripple Labs. Questa è una delle maggiori differenze tra Bitcoin e Ripple. Bitcoin si basa interamente sul mining fino al raggiungimento di 21 milioni di Bitcoin.

 

Ripple è centralizzato o decentralizzato?

Il 70% della rete dei nodi è nelle mani di diverse istituzioni finanziarie e questo può essere sia positivo che negativo. La funzione che hanno queste istituzioni sarebbe quella di regolare il flusso della criptovalute e anche quello di mantenere il prezzo stabile.

A maggio del 2017 Ripple ha lanciato una strategia di decentralizzazione, probabilmente per ovviare alle critiche del pubblico. La rete di Ripple Labs è stata estesa a 55 nodi validatori e il source code è stato rilasciato su GitHub in modo che chiunque possa diventare un nodo. Al giorno d’oggi non esiste una singola entità che opera la maggior parte dei nodi di Ripple Labs.

I nodi validatori sono quelli che godono di maggiore fiducia di tutti gli altri e il loro ruolo è quello di validare le transazioni e per fare queste funzioni vengono premiati per avere il diritto di voto nel cambio dei protocollo.

Il fatto che Ripple Labs ha il diritto di congelare un account se per esempio c’è un’investigazione da parte di un’istituzione governativa, vuol dire che Ripple ha il controllo sul account Ripple e quindi è centralizzato. C’è un’eccezione però. Soltanto le valute tipo fiat possono essere congelate e non gli XRP in quanto sono una criptovaluta.

Ripple è quindi un mix di centralizzazione e decentralizzazione con Ripple Labs in possesso di 61 miliardi di XRP token dei 100 miliardi totali.

 

A cosa serve XRP?

XRP è un token pre-minato che utilizza il protocollo Ripple. Il suo scopo principale è quello di pagare per le commissioni delle transazioni. Abbiamo già menzionato che gli XRP che sono utilizzati per le commissioni, vengono distrutti immediatamente dopo così che la quantità dei token disponibili va sempre a scalare.

Sono stati creati in totale 100 miliardi di XRP. 20 miliardi di XRP sono nelle mani dei proprietari di Ripple Labs e 80 miliardi sono per utilizzo nel mercato. Su coinmarketcap possiamo vedere che ci sono attualmente circa 39 miliardi di XRP e la domanda che si pone è: “Dove sono i rimanenti 41 miliardi?” Questi 41 miliardi sono nelle mani di Ripple Labs è probabilmente verranno utilizzati nel futuro per controllarne il prezzo.

XRP è vista da molti come una pump-and-dump altcoin, utile soltanto per la speculazione. Il problema con XRP è che alla fine, Ripple non deve per forza utilizzarlo per il suo sistema di pagamenti e potrebbe anche optare per un qualsiasi altro token. È possibile, ma non è detto che sarà mai fatto.

Per chi comincia a dubitare nel futuro di XRP, forse l’ultima partnership con MoneyGram e Western Union gli farà cambiare l’idea. MoneyGram e Wester Union hanno annunciato che utilizzeranno i token XRP. Se Ripple è cresciuta tanto in fretta è per le sue partenrship con oltre cento istituzioni finanziarie e banche.

Quando si parla di Ripple, non bisogna fare l’errore di compararlo con Bitcoin o altre criptovalute perché non ha assolutamente senso. Ripple Labs, come compagnia, è molto utile nel mercato e sopratutto nei pagamenti internazionali e questo le garantirà un futuro brillante. Riguardo a XRP ci sono molte più domande alle quali non troviamo risposte. Cosa succederà con XRP una volta che raggiungerà il prezzo talmente alto che pagare con esso le commissioni per transazione non sarà più sostenibile? Qual’è il prezzo massimo che può raggiungere un XRP?

Se conosci le risposte a queste domande, scrivile nei commenti.

Come comprare Ripple (XRP)?

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Il regolatore di Bitcoin futures da ai dipendenti il permesso di fare il trading di criptovalute

La Commodity Futures Trading Commission (CFTC) degli Stati Uniti ha dato ai suoi dipendenti il ​​via libera per poter negoziare le criptovalute, una decisione che è arrivata in risposta a “numerose” richieste da parte del personale.

La polizza annunciata in un memo il 5 febbraio e stata scritta dal consigliere generale della CFTC, Daniel Davis. Davis ha detto che, poiché già nel 2014 l’agenzia ha stabilito che le criptovalute sono materie prime, i dipendenti possono scambiarle come se avessero dei metalli preziosi, barili di petrolio o altri materie prime.

Bloomberg riporta che Davis ha, però, proibito ai dipendenti della CFTC di scambiare le criptovalute a margine e di astenenersi dall’insider trading traendo dei vantaggi da alcune delle informazioni privilegiate acquisite nel corso del loro lavoro presso l’agenzia di regolamentazione.

“Tenete presente che dovete sforzarvi di evitare le azioni che creino l’apparenza di violazione della legge o del governo e delle norme etiche della commissione”.

È vietato anche l’investimento nei contratti future di Bitcoin perché rientrano nell’ambito di competenza dell’agenzia di regolamentazione.

“Il presidente ha chiarito che i membri dello staff che possiedono Bitcoin non dovrebbero partecipare a questioni relative a Bitcoin, in quanto presenta un conflitto di interessi”, ha detto Erica Richardson, il portavoce del presidente della CFTC J. Christopher Giancarlo.

Mentre l’agenzia non ha l’autorità per sorvegliare gli scambi di criptovalute ha la supervisione diretta dei mercati dei futures su criptovalute statunitensi, la CBOE con la sede a Chicago e la CME. Le autorità di regolamentazione della CFTC possono anche indagare su frodi e manipolazioni nei mercati, e l’agenzia ha già denunciato diverse truffe di investimenti di criptovalute. CFTC ha anche rilasciato un avvertimento riguardante i cosidetti schemi pump-and-dump. Queste truffe, ha spiegato la CFTC, non sono nuove, ma spesso sfruttano l’hype che circonda le tecnologie nascenti.

“Come per molte frodi online, questo tipo di truffa non è una novità: implementa semplicemente una tecnologia emergente per capitalizzare l’interesse pubblico nei confronti delle risorse digitali”, ha affermato Erica Elliott Richardson, il direttore degli affari pubblici della CFTC. “Gli schemi di pump-and-dump precedono di molto l’invenzione delle valute virtuali, e in genere evocano l’immagine delle penny stock boiler rooms [sale di mercato che vendono le azioni che non valgono nulla], ma i clienti dovrebbero sapere che queste frodi si sono evolute e sono prevalenti online”.

L’agenzia è stata criticata per il suo approccio “rilassato” alla regolamentazione delle criptovalute, mentre il presidente Giancarlo ha guadagnato il rispetto di molti investitori di criptovalute, in gran parte a causa dei commenti che ha fatto in una recente audizione del senato americano.

Giancarlo ha detto che la tecnologia DLT (distributed ledger technology) non esisterebbe se Bitcoin non fosse stato inventato e ha anche ammesso che i suoi figli sono dei possessori di Bitcoin.

“…dobbiamo a questa nuova generazione il rispetto per il loro entusiasmo per le valute virtuali con una risposta premurosa ed equilibrata, non una sprezzante“.

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Litecoin pronto a lanciare il LitePay in 41 paesi del mondo

La Litecoin Foundation ha pubblicamente annunciato il progetto del suo processore delle transazioni LitePay a dicembre del 2017. Palwasha Saaim, il ricercatore analista di Lombardi Financial ha detto di LitePay: “Permetterebbe alle aziende di accettare Litecoin senza preoccuparsi della volatilità dei prezzi.” Ma che cos’è il LitePay, come funziona e quando verrà lanciato di preciso?

 

Che cos’è e come funziona il LitePay?

Il LitePay è il processore delle transazioni in Litecoin. Grazie a questo processore le aziende possono accettare dei pagamenti fatti con Litecoin istantaneamente e da qualsiasi parte del mondo. I pagamenti con Litecoin verranno elaborati subito e verranno regolati in valute fiat (euro, dollari, sterline…) direttamente con le rispettive banche di quelle aziende. Verrà lanciato un portafoglio Litecoin dove gli utenti potranno caricare dei Litecoin su una carta LitePay compatibile con la Visa, che sarà supportata in tutto il mondo. Una volta fatto il pagamento, verrano presi dei soldi direttamente dal portafoglio Litecoin del cliente. Le aziende saranno in grado di accettare anche la criptovaluta stessa per i pagamenti.

È un lancio entusiasmante che dovrebbe mandare il prezzo alle stelle quando sarà pronto.

L’azienda che accetta il pagamento con la LitePay è protetta dalla volatilità del mercato delle criptovalute perché è il processore stesso che si assume questo rischio. Il vantaggio principale per gli utlizzatori di LitePay sono le commissioni basse. In confronto, Bitpay – un processore delle transazioni in Bitcoin e in Bitcoin Cash – addebita al consumatore 5 dollari per transazione per effettuare pagamenti in Bitcoin che richiedono molto tempo per essere confermate. Le commissioni standard per le transazioni con una carta di credito sono di 3% circa, mentre fare un pagamento con la LitePay richiederà soltanto 1% di commissione.

Quando verrà lanciato il LitePay?

Il creatore di Litecoin, Charlie Lee, ha detto su Twiter che il LitePay verrà lanciato il 26 febbraio 2018 e il processore verrà distribuito in 41 paesi diversi. Il CEO di LitePay, Kenneth Asare, ha detto in un’intervista per Cheddar Tuesday che “i destinatari del servizio sono gli individui che sono senza un conto bancario, ma che hanno accesso a un dispositivo cellulare.” Asare conta che il servizio LitePay potrebbe essere utilizzato da 300 milioni di persone fino a 5 miliardi.

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Il hard fork di monero è un attacco alla privacy o un’evoluzione positiva

Monero è una criptovaluta anonima per eccellenza e questa caratteristica le viene data dalla crittografia che rende tutte le transazioni sicure, private e non-tracciabil.

CryptoNote è un protocollo internet di livello applicativo che alimenta varie valute decentralizzate, inclusa monero. Bytecoin era la prima vera implementazione di CryptoNote, ma la comunità ha deciso di migliorare la criptovaluta ed è stato fatto il hard fork il cui resultato è stato monero.

 

Il problema dell’attacco alla decentralizzazione di monero

Similmente al bitcoin, il mining di monero avviene attraverso il Proof of Work, ma per evitare la natura centralizzante del PoW, i developers di CryptoNote hanno creato l’algoritmo Cryptonight Proof of Work per “colmare il divario tra i minatori CPU (maggioranza) e GPU / FPGA / ASIC (minoritari)“.

Cryptonight PoW intende di favorire il mining egualitario, che offre i seguenti vantaggi:

  1. se il mining è decentralizzato (poiché CPU e GPU sono ancora utilizzabili per il mining), sarà molto difficile esercitare pressioni sui minatori per non confermare una determinata transazione, o altrimenti agire come un censore per la blockchain monero.
  2. riduce la pressione verso la centralizzazione del mining nei grandi data center (come si può vedere in bitcoin)
  3. è abbastanza difficile per i governi regolamentare le società che vendono hardware per uso generale (al contrario delle società che vendono hardware specializzato tipo ASIC)

Per approfondire questo argomento è meglio comparare il mining di monero con quello di bitcoin.

I miners di bitcoin hanno cominciato a minare la criptovaluta cominciando con CPU poi GPU, poi FPGA e finalmento con ASIC e ogni volta, al passaggio successivo, si ha ottenuto un miglioramento di efficienza enorme, tant’è vero che adesso, solo chi posside l’hardware ASIC riesce a minare ancora in modo redditizio.

Questo hardware specializzato viene prodotto da poche compagnie specifiche e questo fatto crea un possibile punto di rottura. Il mining di bitcoin è molto a rischio perché compromettibile a causa della sua dipendenza da pochi produttori di hardware e dal numero sempre minore di miners stessi che si possono permettere l’attrezzatura tanto sofisticata e costosa.

Il fallimento del sistema potrebbe arrivare nel momento in cui il governo forza il produttore di ASIC di aggiungere un “interruttore” in grado di compromettere il mining o di controllarlo a distanza. L’altro scenario sarebbe in cui il governo richiedesse una licenza per comprare e utilizzare ASIC. Attraverso la licenza, il governo sarebbe in grado di controllare ulteriormente le azioni dei miners, costringendoli per esempio a non minare certe transazioni.

Risulta ovvio che il confinamento dell’attività di mining a un dato tipo di hardware è un attacco alla decentralizzazione del sistema. Soltanto la distribuzione equa del hashrate permette al mining di evitare la cenralizzazione e l’algoritmo Cryptonight è stato creato proprio per questo scopo.

Il mining che utilizza il Cryptonight può essere svolto in vari modi:

  • botnet – il mining a quasi zero costo
  • utilizzo di CPU, GPU – il mining fatto da gente con il hardware semplice come un pc qualsiasi
  • web miners che utilizzano i metodi più o meno legittimi

Il team dei developers intorno a monero ha detto che la resistenza all’ASIC è cruciale per preservare l’anonimato della criptovaluta e la decentralizzazione del sistema e per questo ha deciso che due volte all’anno ci sarà un fork. Il prossimo fork di monero avverrà a marzo.

 

Cos’è MoneroV e Wownero fork di Monero?

La notizia di un hard fork di monero imminente, denominato MoneroV (XMV) e pianificato per il 14 marzo ha fatto alzare il prezzo di XMR fino a riacquistare brevemente il livello dei 300$. MoneroV promette di fare l’airdrop di 10 XMV per ogno XMR posseduto, di mettere un cap al numero di coin minate, di porre fine ai problemi di scalabilità, di eliminare lo spam, e di risolvere tanti difetti della blockchain monero originale, ma senza specificare quali.

La stessa comunità di monero ha risposto molta critica al nuovo hard fork. MoneroV promette di combattere la “centralizzazione da ASIC” anche se il mining principale di monero non avviene tramite questo canale. XMV viene visto da alcuni utenti come uno scam in cerca di soldi. MoneroV è stato accusato di avere pianificato il fork in prossimità del fork pianificato dal team dei devolepers di monero per confondere gli utenti. Il fork MoneroV averrà dal blocco 1529810.

Riccardo Spagni, uno dei principali sviluppatori di monero, ha scritto su Twitter: “Reclamare le coin dal fork potrebbe seriamente compromettere la tua privacy quindi questo potrebbe essere un attacco alla rete di monero”.

Questo perché la sicurezza della rete di monero e dei suoi utenti è garantita dalla chiave privata. Fornire la chiave privata di monero potrebbe svelare l’identità del possessore perché se lo stesso indirizzo si trova sulla blockchain monero e MoneroV, nel momento in cui l’utente fa una transazione su una di queste blockchain, verrà prodotta la stessa immagine della chiave, ma anelli (ring) diversi, con solo l’output speso in comune. La sicurezza di monero dipende dal fatto che le immagini chiave sono utilizzate solo una volta.

In un’intervista, Justin Ehrenhofer è stato chiesto se sapeva chi fosse dietro al fork MoneroV e il developer di monero ha risposto: “… le persone dietro MoneroV sono probabilmente dei truffatori o degli aggressori. In ogni caso, questo è un attacco alla rete Monero. “

 

Poco dopo che la notizia sulla nascita di XMV si è sparsa su internet, è stata creata la controrisposta sotto forma del presunto hard fork di monero – il cosidetto Wownero.

Wownero è stato lanciato su Twitter da Riccardo Spagni e sarebbe la risposta sarcastica a MoneroV. Il sito web è stato costruito appositamente per ridicolizzare il hard fork.

 

Spagni ha annunciato che è possibile comprare Wownero su Local.Wownero e ha aggiunto un link che conduce a un sito web. Tutti i link di questo sito conducono a un video su YouTube: Rick Astley – Never Gonna Give You Up

 

Bisogna ammettere che la comunità di monero è molto solida e pronta a difendere monero e l’integrità della blockchain e che a Riccardo Spagni non manca né creatività né umorismo.

 

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